Contenuto sponsorizzato
Cultura

Irridere i "negazionisti climatici" è inutile, oltre che controproducente, se si vuole portare un contributo concreto alla causa

Negare la connessione causale tra le attività umane e i cambiamenti climatici è più semplice che accoglierla, e le motivazioni che spingono alcune frange sociali a rifugiarsi nel rifiuto e nella negazione dell'evidenza scientifica sono le più disparate. Cercare di comprendere quali siano i motivi che spingono al rifiuto della scienza è il primo passo per divulgare informazioni corrette e vere

Di Pietro Lacasella | 10 giugno | 06:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Negare la stretta relazione tra cambiamenti climatici e attività antropiche è più semplice che accoglierla: per questo motivo, nell'arena sociale, una percentuale non irrilevante di persone chiude gli occhi e scrolla il capo di fronte a una connessione ormai evidente.

 

"Eppure sono stati formulati migliaia di studi scientifici - penseranno comprensibilmente molti di voi - che dimostrano in modo chiaro e uniforme l'influenza umana sull'aumento delle temperature".

 

Ma c'è un problema considerevole, che tuttavia viene spesso trascurato e che nasce dalla diffusa tendenza a intendere le società come una tavolozza monocroma. Al contrario, le sfumature umane che la compongono sono incalcolabili: ogni persona abita un suo "micro mondo", fatto di passioni, di necessità, di frequentazioni, di riferimenti etico-culturali/controculturali e, soprattutto, di possibilità economiche.

 

Nessuna traiettoria umana è identica alle altre, ed è questo sostanzialmente il motivo che spinge alcune frange sociali a rifugiarsi nel rifiuto, nella negazione, e le motivazioni di questa (spesso) inconsapevole scelta sono le più disparate: c'è chi è sinceramente convinto dell'innocenza antropica, perché influenzato da canali d'informazione imperniati sul complotto; c'è chi rifiuta la voce della scienza in modo furbesco, perché sulla negazione ha trovato una via per speculare; c'è chi nega per pigrizia, perché ogni trasformazione implica un cambiamento, anche soggettivo; c'è chi si tappa le orecchie per ragioni economiche (sul piano alimentare, per fare un esempio, "mangiare sostenibile" ha un prezzo maggiore; così come sul fronte dell'abbigliamento "vestire sostenibile" costa di più); c'è chi imbavaglia le bocche della scienza perché nel fossile trova ancora una considerevole forma di guadagno; e così via, l'elenco potrebbe protrarsi ancora a lungo.

 

L'oggettività scientifica; ciò che all'interno delle mura delle accademie ha un volto chiaro, dettagliato e inequivocabile, sfuma quindi non appena si affaccia nella società.

 

È proprio nell'esile spazio che separa accademie e società, che si dovrebbe dunque inserire la figura del divulgatore; e ha un compito delicato quanto importantissimo: semplificare approdi scientifico-culturali senza ridurne la complessità. E nel farlo è necessario adottare un linguaggio empatico, capace di intercettare i desideri e i timori delle persone per accompagnarle verso le oggettività scientifiche seguendo percorsi narrativi più idonei alle diverse sensibilità.

 

Invece - lo si nota periodicamente con rammarico - importanti portali di informazioni e politici dotati di grande visibilità, per qualche manciata di click/voti in più, preferiscono alimentare l'incertezza, prendendosi così gioco di chi, per un motivo o per l'altro, continua a negare; prendendosi gioco delle generazioni più giovani e di quelle chi verranno; prendendosi gioco di loro stessi, che dell'ambiente sono parte integrante.

 

Di conseguenza, la prossima volta che vedrete qualcuno battersi per difendere tesi negazioniste, non irridetelo, ma cercate di comprendere i motivi che lo stanno spingendo al rifiuto della scienza: solo allora avrete in mano gli strumenti necessari per provare a fargli cambiare idea.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Ambiente
| 23 giugno | 18:00
A metà giugno le condizioni delle riserve idriche in Sicilia è già drammatica, con un allarme rosso per la siccità su oltre il 50% del territorio regionale. Una condizione che si ripercuote inetivabilmente anche sul settore turistico e su quello montano
Ambiente
| 23 giugno | 17:00
Le polveri sahariane che hanno investito la penisola sono arrivate anche sulle Alpi, regalando degli scenari inaspettati e interessanti, come quello del Lago Grande di Viso, in Valle Po, dove la repentina fusione della neve degli ultimi giorni le ha rese ancora più evidenti, come commenta il meteorologo Andrea Vuolo
Attualità
| 23 giugno | 16:34
Ecco come si presenta in questi giorno Capanna Margherita sulla Punta Gnifetti del massiccio del Monte Rosa
Contenuto sponsorizzato