Sull'Appennino nasce la "Londa School of Economics" per ripensare l’economia dei territori

"Vediamo nelle aree interne un simbolo di tutte quelle realtà marginalizzate che oggi offrono spunti per ripensare l'economia e i modelli di sviluppo" dice Alessandra Zagli di LAMA Impresa Sociale. "Le aree considerate marginali dalle logiche del capitale possono diventare laboratori di innovazione, dove sperimentare pratiche nuove, dov'è possibile accogliere la sfida di trovare nuove soluzioni, anche di fronte a problemi come la rarefazione di servizi, sfruttando la libertà"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Vediamo nelle aree interne un simbolo di tutte quelle realtà marginalizzate che oggi offrono spunti per ripensare l'economia e i modelli di sviluppo, abbandonando l'ideologia fondata sulla crescita illimitata, consapevoli che la promessa di una crescita economica sostenibile appare illusoria, specie di fronte alle crisi che oggi affrontiamo, quella climatica, quella sociale, quella politica. Per questo, per cambiare paradigma, nasce la Londa School of Economics" racconta Alessandra Zagli all'Altramontagna.
Londa, sì, un piccolo comune alle porte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Un territorio montano, ma al tempo stesso in forte relazione con lo sviluppo della città vicina, Firenze. Zagli, che è vicepresidente di LAMA Impresa Sociale, coordina il progetto della Londa School of Economics, che venerdì 9 maggio alle ore 17:00 si presenta al pubblico presso il Centro Polifunzionale di Rincine.
Nata da un’idea di LAMA, la scuola ha preso forma grazie a una rete di partner e sostenitori, e diventa realtà con il contributo del Bando STAI – Sviluppo Territoriale Aree Interne dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese. Puntiamo a far sì che "le aree considerate marginali dalle logiche del capitale possano diventare laboratori di innovazione, dove sperimentare pratiche nuove, dov'è possibile accogliere la sfida di trovare nuove soluzioni, anche di fronte a problemi come la rarefazione di servizi, sfruttando la libertà. La nostra scuola fa della marginalità una risorsa attiva, rimette i margini al centro per valorizzare i valori e le risorse princiali delle aree interne, riconoscendone il potenziale trasformativo, per contrastare gli sterotipi e le dinamiche di subordinazione imposte dal Capitalocene" sottolinea Zagli.
Di fronte a un modello che perpetua ed accresce le disuguaglianze, quindi, la Londa School of Economics promuove invece un’economia rigenerativa, basata su equità e trasparenza e tesa alla creazione di legami di solidarietà, cooperazione e fiducia.
Il Comitato Scientifico
La definizione dei principi e delle attività della Londa School of Economics ha visto la collaborazione di un Comitato Scientifico, composto da accademici, attivisti e professionisti che esplorano nuovi paradigmi di sviluppo, traducendo i principi fondamentali della Scuola in pratiche potenzialmente replicabili nei contesti delle aree interne e oltre. Tra i componenti, Ugo Biggeri, Direttore Scientifico della Scuola ed esperto di finanza etica e stili di vita sostenibili; Filippo Barbera, professore di Sociologia economica e del lavoro all’Università di Torino; Federico Benassi, ricercatore senior in Demografia all’Università di Napoli Federico II; Chiara Bodini, medica e attivista per il diritto alla salute, co-fondatrice del Centro di Salute Internazionale e Interculturale (CSI) dell’Università di Bologna; Nicoletta Dentico, responsabile del programma di Global Health Justice presso Society for International Development (SID) e docente di salute globale alla Sapienza di Roma; Dario Leoni, ricercatore associato presso la University of Surrey (UK), sotto la supervisione di Tim Jackson; Paola Imperatore, scrittrice e ricercatrice all’Università di Pisa su giustizia ambientale ed ecologia politica; Alessia Zabatino, economista dell’arte, esperta di politiche e processi di sviluppo umano e territoriale in aree a bassa densità demografica.
I corsi in programma
Dopo una lecture inaugurale, il 30 aprile, anche il primo corso in programma è dedicata a Don Lorenzo Milani, il sacerdote che dalle contrade del Mugello ha contribuito negli anni Sessanta a costruire l'idea di un'economia guidata dall'idea di sobrietà. Parte il 12 maggio ed è intitolato “Don Milani e l’economia alternativa. Dalla critica del profitto alla grammatica dei diritti”, ispirato alla visione dell’educazione come strumento di emancipazione collettiva, di critica alle disuguaglianze e di impegno per il bene comune. “La rigenerazione territoriale delle aree interne e montane” sarà invece un corso focalizzato sulla teoria, modellizzazione e progettazione dei processi di rigenerazione territoriale, con un approccio interdisciplinare che spazia dall’architettura alla pianificazione, dalle scienze sociali alle discipline tecnico-scientifiche. Tra i temi: energie rinnovabili, settore primario, PMI, servizi essenziali, trasformazioni del territorio e cambiamento climatico. Si parlerà anche di ripopolamento, filiere economiche, innovazione sociale e produzione culturale.
“Meta Summer School – People” e “Meta Summer School – Planet” sono due percorsi dedicati rispettivamente alla valorizzazione del patrimonio culturale e all’innovazione rurale, biodiversità e agricoltura sostenibile. Entrambi rivolti a giovani (under 30) del territorio, delle aree limitrofe e di tutta Italia. Tra le proposte anche “Sole comune. Il fotovoltaico per cittadini, piccole aziende e comunità energetiche”, corso rivolto a chi è interessato all’autoproduzione energetica (anche senza competenze tecniche), piccole imprese, associazioni, gruppi promotori di comunità energetiche, enti del terzo settore. Infine, “Energie, comunità e territori: transizione e welfare energetico locale nelle aree interne”, pensato per “agenti di cambiamento” (specialmente giovani) nel pubblico, nel privato o nel sociale, intenzionati a guidare processi verso la giustizia sociale e ambientale.
"Tutte le attività della scuola - conclude Zagli - sono rivolte a chi, nei propri contesti professionali, di volontariato o di vita, desidera ideare, sperimentare e diffondere modelli più equi, giusti e sostenibili. Ogni modulo valorizzare un sapere transdisciplinare, recuperando anche quelli tradizionali che staranno accanto ai saperi accademici. Gli 'agenti del cambiamento' che vogliamo formare potranno senz'altro operare nelle aree interne, ma anche in altri ambiti rurali ed urbani".
© Foto di Luisa Costa ed Eleonora Saviozzi, LAMA Impresa Sociale













