Un'etichetta per qualcuno infamante, ma che molti hanno vissuto senza imbarazzi. Sovversivi e sovversive dell'Appennino in un libro, per fare memoria della repressione fascista

Il libro ricostruisce la storia di uomini e donne "accomunati da un’etichetta che qualcuno vorrebbe infamante, e che possiamo immaginare molte e molti di quelle migliaia di persone abbiano invece vissuto senza imbarazzi" come scrive nell'introduzione Toni Rovatti, storica contemporaneista. Una sezione ad hoc è dedicata ai sovversivi di Grizzana Morandi, Monzuno e Marzabotto, sull'Appennino bolognese: è una terra tristemente famosa per l’eccidio avvenuto tra la fine di settembre e i primi di ottobre del 1944. Sono in tutto centonovantadue i fascicoli di persone provenienti da quella zona, poi “adottati” dal Comitato per le onoranze ai caduti di Marzabotto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Musolesi Mario di Emilio e di Giunchiglia Adolfa, nato a Monzuno il 13/1/1914, già qui domiciliato in via Lame n. 67, risulta deceduto a Marzabotto il 29/9/1944, per ferite riportare in combattimento contro le Ss tedesche". Una guardia scelta di pubblica sicurezza informa così il dirigente dell'ufficio politico circa la morte del partigiano Lupo, che guidava la brigata Stella Rossa. Musolesi è uno tra gli uomini e le donne nati in Appennino e schedati a Bologna, la cui storia è raccontata nel libro Sovversivi e Sovversive. Storia, memoria e cura, a cura di Francesca Delneri, Valentina Gabusi e Michele Lapini. Il libro ricostruisce infatti la storia di uomini e donne "accomunati da un’etichetta che qualcuno vorrebbe infamante, e che possiamo immaginare molte e molti di quelle migliaia di persone abbiano invece vissuto senza imbarazzi" come scrive nell'introduzione Toni Rovatti, storica contemporaneista.
Il volume fotografico, edito da Pendragon, attraverso gli scatti del fotogiornalista Michele Lapini e i testi curati dalle storiche e funzionarie dell’Archivio di Stato di Bologna Francesca Delneri e Valentina Gabusi, racconta la storia della sorveglianza in Italia partendo dalle storie di chi ne è stato vittima. Il volume prende vita a partire dalla mostra fotografica curata da Michele Lapini, allestita nel chiostro dei Celestini dell’Archivio di Stato di Bologna tra il maggio e il luglio 2024. Le fotografie mostrano i volti dei sovversivi e delle sovversive, i documenti che ne testimoniano la sorveglianza, ma anche gli spazi dove oggi questi fascicoli sono conservati e il prezioso lavoro di chi si impegna a preservarli.

Il progetto affonda le sue radici nel 2004, quando la Questura di Bologna chiede di poter versare all’Archivio di Stato di Bologna i fascicoli del casellario politico locale, categoria A8, relativi alle “persone pericolose per la sicurezza dello stato”. Sono quasi 9mila persone coloro che dal 1872 al 1983 sono stati sorvegliate e schedate dal Gabinetto della questura perché giudicati potenzialmente “sovversivi” per l’ordine costituito. Le loro storie oggi riemergono grazie a verbali di pedinamento, perquisizioni, fotografie segnaletiche, fogli di via, ritagli di giornale, descrizioni fisiche di carattere lombrosiano, carte d’identità e tessere di partito sequestrate. Ma anche attraverso lettere ad amici e familiari, in cui a volte traspare il timore di essere controllati.
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Raccontano i curatori del catalogo Francesca Delneri, Valentina Gabusi e Michele Lapini: “La macchina fotografica ha catturato i documenti colti in tutta la loro bellezza e fragilità. Ma il suo sguardo è andato oltre, per mostrare al pubblico cosa accade dietro le quinte di un istituto culturale come l’Archivio di Stato di Bologna, il cui mandato istituzionale è quello di conservare e di valorizzare le fonti della storia, per renderle fruibili e sottrarle all’oblio, divenendo il presidio della memoria di una comunità”.
Memoria che, nel caso di Musolesi Mario, "Lupo", accompagnano le motivazioni con cui ha ricevuto, postuma, una Medaglia d'Oro al Valor Militare: "Comandante di brigata partigiana, paralizzava con ogni mezzo il transito nemico nella zona da lui occupata. Animatore instancabile, con la sua formazione rintuzzava vittoriosamente innumerevoli attacchi condotti dal nemico, per oltre un anno, in forze prevalenti. Attaccato infine da schiaccianti forze di SS. tedesche si difendeva disperatamente e cadeva da eroe alla testa dei suoi uomini". Il fascicolo su di lui come sovversivo venne aperto solo negli anni Settanta, a quasi trent'anni dalla morte.
La prima presentazione al pubblico è avvenuta al Salone del libro di Torino, il 15 maggio. Le foto sono di Michele Lapini













