"Senza le foreste le nostre montagne sarebbero di certo già sparite". Ma attenzione: oggi si sta assistendo a una forma inedita di sacralizzazione degli alberi: "È una nuova corrente ideologica"

Podcast "Le montagne" - Puntata 3 / Nel mondo, come ben noto, le superfici forestali stanno diminuendo drammaticamente. Ma non in Italia. Secondo i dati della Carta forestale nazionale, appena pubblicata, i boschi sono arrivati ad occupare il 37,5 per cento del nostro territorio: il doppio di un secolo fa. Eppure, importiamo legname per l’80% del nostro fabbisogno. Cosa fare, quindi, con i nostri boschi?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Da settembre a novembre 2025 su Radio Popolare è andata in onda Le montagne, una trasmissione radio dedicata alle terre alte italiane realizzata in collaborazione con L’Altramontagna. Otto puntate, a cura di Marco Albino Ferrari e con la regia di Claudio Agostoni, ognuna dedicata a un tema di grande attualità: il ritorno del selvatico, la gestione delle foreste, i nuovi montanari, i rifugi alpini, gli immaginari e gli stereotipi legati al paesaggio alpino, i ghiacciai e tanto altro ancora.
Grazie alle voci di esperti e profondi conoscitori dei luoghi, la trasmissione ha delineato le basi per una forma accettabile di integrazione tra uomo e ambienti naturali, sottolineando che ciò che riguarda le montagne, in fondo, riguarda tutti noi, anche chi vive in città.
Le montagne è oggi ascoltabile online in versione podcast: un’occasione per invitarvi all’ascolto proponendovi alcune delle suggestioni emerse, puntata dopo puntata.
Puntata 3 - Alberi infiniti: viaggio sorprendente nelle selve d’Italia
Nel mondo, come ben noto, le superfici forestali stanno diminuendo drammaticamente. Ma non in Italia. Secondo i dati della Carta forestale nazionale, appena pubblicata, i boschi sono arrivati ad occupare il 37,5 per cento del nostro territorio: il doppio di un secolo fa. Eppure, importiamo legname per l’80 per cento del nostro fabbisogno. Cosa fare, quindi, con i nostri boschi?
Marco Albino Ferrari apre la terza puntata di Le montagne con un vero e proprio elogio delle foreste: "Le foreste. Senza di loro le nostre montagne sarebbero di certo già sparite. Le infinite radici di questo popolo vegetale che penetrano nella terra, che si aggrappano come tentacoli a ogni interstizio tra le rocce, che si ancorano nella profondità del terreno scosceso, sono il grande adesivo naturale delle montagne. Artigli bramosi di terra fissano i pendii, bloccano la materia instabile che altrimenti con l’acqua e con il dilavamento sarebbe presto trascinata verso il basso, giù giù fino a riempire le valli, fino a colmare i vuoti levigando con crolli in successione gli angoli acuti delle cime. E se le montagne tendono a sgretolarsi e a franare, le grandi foreste agiscono da cemento, trattengono la valanga, la frana, e conservano a lungo la neve ai primi caldi sotto l’ombra delle loro fronde, per poi rilasciare acqua piano piano come spugne rigonfie. Prima delle alti pareti cui si tende a pensare appena si parla di Alpi, prima dei ghiacciai e degli slanci luminosi delle cime, bisognerebbe pensare dunque alle foreste, alle grandi e benefiche distese boschive che tengono viva la montagna".
La puntata accoglie le riflessioni di Luigi Torreggiani, dottore forestale, giornalista e attivo divulgatore su questi temi, e della naturalista del MUSE Chiara Bettega, entrambi membri del Comitato scientifico de L’Altramontagna.
Nella puntata viene sottolineato criticamente come oggi si stia assistendo a una forma inedita, mai vista, di sacralizzazione degli alberi.
"È una nuova corrente ideologica, che trova ampio spazio sui grandi mezzi di informazione", spiega Ferrari. "Agli alberi si attribuiscono sentimenti, saggezza, intelligenza. E al loro confronto, l’uomo, visto che sta distruggendo il pianeta, è dipinto come intrinsecamente stupido. Sono posizioni intransigenti, a volte persino violente. Ma a chi dice: "Gli alberi si abbracciano non si tagliano", dobbiamo chiedere: "Ogni sera, a casa, preferiamo cenare su un tavolo in legno o in plastica? Preferiamo camminare sul pavimento di legno o su una superficie derivata dal petrolio?" Perché queste sono le alternative".
Torreggiani spiega che grazie alla pianificazione forestale nei vasti boschi italiani può esserci spazio per tutte le variegate esigenze umane che ruotano attorno alle foreste: conservazione della biodiversità, protezione del suolo e del paesaggio, luoghi adatti a benessere, sport e relax, ma anche alla produzione legnosa.
"Oggi l’architettura più all’avanguardia si basa sul legno, ma non solo per villette o baite, anche per edifici multipiano in città", evidenzia Ferrari. "Sono architetture che rispondono alle politiche di decarbonizzazione e di risparmio energetico. E la cosa interessante è che il luogo di incubazione di questa nuova edilizia sta proprio nelle Alpi. La montagna diventa laboratorio di sperimentazione di una nuova edilizia tecnologica ed ecocompatibile che sta rivoluzionato in meglio il paesaggio montano".
Senza contare la necessità di mantenere quel paesaggio culturale tipico di Alpi e Appennini che, grazie all’alternanza di bosco e aree aperte, ha dato spazio nel tempo a una biodiversità peculiare, che oggi è minacciata propri dall’avanzare del bosco, come descrive Chiara Bettega.
"Estirpare arbusti e tagliare alberi per ripristinare le praterie secondarie non significa distruggere la natura", sottolinea Ferrari, "significa creare più vita animale e vegetale, un paesaggio più ricco e variegato. Non sempre la mano dell’uomo quando interviene negli ambienti naturali è distruttrice, anzi può essa stessa aiutare la natura a espandersi e lievitare".
QUI è possibile ascoltare l’intera puntata:












