Un cumulo di pietre a circa 1.270 metri di quota che nasconde una storia poco conosciuta, ma importante. Una piccolo grande esercizio di memoria tra i sentieri della Val Grande

L'ultimo libro di Stefano Catone, editore e autore di People, racconta di un'avventura in montagna sulle tracce del giovanissimo partigiano Luigi Giudici, nome di battaglia Zambo, sopravvissuto alla terribile "battaglia della Marona" e poi brutalmente ucciso a battaglia conclusa, nel giugno del 1944

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Ciascuno di noi attribuisce un significato diverso alle montagne", scrive Stefano Catone, editore ma anche scrittore della casa editrice People, "da queste attribuzioni di senso possiamo provare a immaginare nuove dimensioni dell’esplorazione".
"Per quanto mi riguarda", prosegue, "l’immaginario che più occupa i miei pensieri e che più mi spinge all’avventura tra creste e valli è quello che ha a che fare con la memoria".
Il suo ultimo libro - Zambo. Storia di un partigiano attraverso i luoghi della sua memoria - racconta di una di queste esplorazioni, svolta assieme all'amico Alessandro Ronzi (che nel volume porta un'interessante testimonianza fotografica). Il territorio indagato è quello della Val Grande, oggi Parco Nazionale e "area wilderness più ampia delle Alpi", ma un tempo luogo vissuto da contadini, pastori e boscaioli. Il contesto storico è quello della lotta di liberazione, in particolare in uno dei momenti più difficili della Resistenza sulle Alpi: il grande rastrellamento del giugno 1944 che ha riguardato proprio i tanti gruppi partigiani operanti in quel territorio. I passi seguiti da Stefano e Alessandro sono, invece, quelli di Luigi Giudici, un ragazzo "biondo, alto e robusto" di appena diciotto anni, amante dei fumetti, unitosi alle file partigiane. Il suo nome di battaglia, Zambo, è un tributo a uno dei personaggi di fantasia che tanto lo appassionavano. Il suo paese di origine, Solbiate Olona, lo stesso dell'Autore.
Cosa cercano Stefano e Alessandro, camminando lungo i sentieri? Il luogo esatto in cui, il 19 giugno del 1944, dopo essere sopravvissuto alla terribile battaglia della Marona, il giovane Giudici, insieme a due compagni, affamato, sconfitto e disarmato, venne trucidato senza pietà. Un cumulo di pietre crollate su sé stesse a circa 1.270 metri di quota che si affaccia su una vastità di boschi. Un luogo senza cartelli né fiori, se non quelli selvatici. Un punto preciso prima immaginato e poi trovato, passo dopo passo, attraverso uno di quegli esercizi di memoria che, a oltre ottant’anni di distanza dai fatti narrati, sono oggi ancora più che necessari. In particolare per quelle "storie minori" che, come sottolinea Stefano Catone, "hanno un peso specifico pari a quello del piombo, capaci come sono di precipitare sul territorio, di sedimentarsi, di trovare e incrociare gli sguardi dei ragazzi di oggi".
"Zambo. Storia di un partigiano attraverso i luoghi della sua memoria" è un "libricino", come lo definisce lo stesso Autore, e racconta una "piccola storia di Resistenza", come è scritto nel titolo di uno dei capitoli. Ma tutti questi diminutivi non devono trarre in inganno. La storia narrata, che ha il tempo e il ritmo di un racconto orale, di quelli narrati in famiglia o tra amici senza il ronzio della televisione, è in realtà una grande testimonianza. La testimonianza del tributo di sangue dei tanti che, come Zambo, morirono per la libertà; l'ennesima dimostrazione della cieca furia nazi-fascista, capace di uccidere anche quando non era necessario; ma anche la dimostrazione di come sia appagante camminare in montagna non solo inseguendo panorami mozzafiato o tempi da record, ma anche ricercando quelle tracce, nascoste tra alberi e pietre, che hanno a che fare con la nostra memoria, personale e collettiva.
Questo è il primo di una serie di brevi volumi che la casa editrice People dedicherà al tema della memoria in montagna. È possibile acquistarlo qui.












