Cadde da circa 20 metri mentre scattava una foto e rimase a -35 °C per ore: "Pensavo di morire di freddo, poi l’elicottero arrivò"

Dal racconto delle prime vie a Fontainebleau alle grandi pareti solitarie, dagli sforzi verso nuovi traguardi all’urgenza di restituire ciò che ha ricevuto attraverso l’editoria, Catherine Destivelle ha vissuto una montagna che va oltre la mera conquista: è dialogo, resistenza, libertà. Ha aperto una strada che tutt’oggi percorrono in tanti, magari senza nemmeno conoscere il suo nome. Oggi compie sessantacinque anni: un'occasione per ripercorrere alcuni frammenti della sua biografia

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
A metà degli anni Ottanta, l’arrampicata sportiva esplodeva attirando l’attenzione dei media con gradi sempre più ambiziosi. Fu in quel periodo di vertiginoso fermento che Catherine Destivelle comparve agli occhi del grande pubblico, diventando presto protagonista di gare internazionali. A venticinque anni, però, era già considerata vecchia per le competizioni agonistiche. Fu così che, dopo aver dimostrato a tutti il suo valore scalando il primo 8a al femminile, diventò una delle più grandi figure dell’alpinismo mondiale. Trentacinque anni dopo, un Piolet d’Or alla carriera lo ricorderà al mondo.
Sessantacinque anni fa, il 24 luglio 1960, Catherine Destivelle nasceva a Orano, nell’allora Algeria francese. Trasferitasi presto a Parigi, dove cresce in un ambiente che ha poco a che fare con la montagna, ma dove fin da giovane mostra una curiosità per tutto ciò che richiede equilibrio, coordinazione e autonomia. A dodici anni, grazie al Club Alpino Francese, entra per la prima volta in contatto con l’arrampicata: è a Fontainebleau che scopre la roccia, e con essa la sua vocazione.
Da Fontainebleau, a quattordici anni, passò alle Alpi. Si ricorda un famoso aneddoto, secondo il quale il padre, esaudendo il suo desiderio di compiere il giro dell’Oisan, l’avrebbe portata a La Grave e lasciata sola, andando a recuperarla solo dieci giorni dopo.
Nel 1985, vince Sportroccia, la prima competizione di arrampicata sportiva in Italia, tra Bardonecchia e Arco. Nella giuria c’erano nomi importanti come Riccardo Cassin, Manolo e Heinz Mariacher. Dopo il successo nel circuito competitivo, il mondo la riconobbe come ‘regina della roccia’. Ma i suoi orizzonti alpinistici sentivano l'esigenza di salire a quote più elevate.
Nel 1990 in sole quattro ore salì in solitaria il Pilastro Bonatti sul Petit Dru, dimostrando di essere molto più che una forte arrampicatrice sportiva. Poco tempo dopo tornò sulla stessa parete per aprire la ‘Via Destivelle’, realizzata in undici giorni di arrampicata solitaria.
Seguirono salite che la consacrarono nella storia dell'alpinismo. La prima femminile delle ‘tre pareti nord’ invernali, scalate sempre in solitaria: Eiger, nel 1992; Grandes Jorasses, nel 1993; e Cervino, nel 1994. Itinerari ritenuti proibitivi per chiunque: Destivelle non avrebbe mai accettato che i suoi traguardi fossero considerati eccezionali perché femminili.
Oltre le Alpi, affrontò spedizioni forse ancora più estreme. In Pakistan, salì la Via Slovena alla Nameless Tower; aprì vie ad altissimo livello su Shishapangma e realizzò un’ascesa tecnica in Antartide. Qui, nel gennaio 1996, rischiò la vita: cadde da circa 20 metri mentre scattava una foto, si fratturò tibia e perone, e rimase al gelo a -35 °C per ore, in un accampamento in tempesta, prima che i soccorsi la raggiungessero. “Pensavo di morire di freddo… poi l’elicottero arrivò”.
Nel 2007 fu protagonista del documentario Au-delà des cimes di Rémy Tézier, dove sale vie come ‘Voyage selon Gulliver’ sul Grand Capucin, bivaccando con la sorella sul Grépon e affrontando l’Aiguille Verte con amici. Il film vinse la Genziana d’Oro al Trento Film Festival, sottolineando che l’alpinismo è anche un’esperienza umana, estetica e intima. In seguito pubblicò la sua autobiografia Ascensions, un racconto di vita vissuta su roccia, ghiaccio e cambiamenti personali, che divenne subito un testo di riferimento per gli appassionati.
Nel 2011 è stata fondatrice della casa editrice Les Éditions du Mont Blanc, con l’obiettivo di valorizzare voci legate alla montagna. Come nella scalata, anche nell’editoria mise rigore, cura e passione, sostenendo opere altrimenti destinate all’oblio.
Nel 2020 è stata insignita del Piolet d’Or alla carriera, diventando la prima donna a ricevere questo riconoscimento, grazie a un percorso che alle imprese eroiche ha sempre unito una profonda sensibilità.
Dal racconto delle prime vie a Fontainebleau alle grandi pareti solitarie, dagli sforzi verso nuovi traguardi all’urgenza di restituire ciò che ha ricevuto attraverso l’editoria, Catherine Destivelle ha vissuto una montagna che va oltre la mera conquista: è dialogo, resistenza, libertà. Ha aperto una strada che tutt’oggi percorrono in tanti, magari senza nemmeno conoscere il suo nome.













