Contenuto sponsorizzato
Storie | 30 maggio 2025 | 18:00

È stato tra i primi ad aprire la strada del turismo lento che ha reso la Valle Maira un modello: "Il mio approccio all’escursionismo è molto culturale"

Maurizio Barbagallo, guida ambientale escursionistica, da vent’anni accompagna gruppi in percorsi di trekking in Valle Maira. Oggi propone escursioni in tutta Italia, ma non ha mai smesso di accompagnare escursionisti nella "sua" valle

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

“Non aspettatevi una succursale del Trentino. Dovete vedere Il vento fa il suo giro, dovete leggere Nuto Revelli”

 

Maurizio Barbagallo, guida ambientale escursionistica, vive in Toscana ma è originario di Torino. Ogni anno organizza escursioni in tutta Italia, spesso di più giorni, dall’Elba alle Dolomiti, dal Chianti alle valli occitane del Piemonte. Quest’anno festeggia il ventesimo anniversario della prima esperienza da guida in Val Maira, un itinerario che, sempre aggiornato, ha continuato a riproporre per tutti questi anni. Se “per iniziare a capirci di un mestiere ci vogliono almeno cinque anni”, lui il mestiere lo conosce molto bene, e così la “sua” valle. Oggi lo racconta a L’AltraMontagna.


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

Cosa ti lega alla Val Maira?

 

Io ci andavo quando ero ragazzo. Ormai l’accento è toscano, ma io in realtà son di Torino. Lì ho vissuto fino ai 22 anni e andavo ad arrampicare in Val Maira. Quando avevo 17 anni con i miei amici andavamo sempre in alta valle, nel gruppo Provenzale/Castello, due massicci di quarzite. Nel ‘99 feci la GTA, la Grande Traversata delle Alpi, un percorso inventato in Piemonte quarant’anni fa ma mai decollato realmente. Oggi è diventato parte del Sentiero Italia, e qualcuno sta provando a rilanciarlo. Quando l’ho fatta io mi sono accorto che la Valle Maira era diversa dalle altre che ho attraversato, come la Valle Po o le Valli di Lanzo. Mi sonno reso conto che era frequentata da molti più escursionisti - soprattutto stranieri - che le strutture alberghiere erano molto più accoglienti, erano gentili, offrivano molto più da mangiare, i posti tappa erano più curati. Insomma, la GTA funzionava in Val Maira, e non nelle altre valli. Poi ho scoperto che i tedeschi avevano pubblicato un libro sulla GTA, in cui la Valle Maira era considerata un po’ il gioiello della traversata. Vidi gli Sherpabus, quei pulmini che fanno trasporto bagagli, e trovai cataloghi di agenzie estere che offrivano pacchetti di camminate in Valle Maira. Così mi è venuta l’idea: il primo viaggio che ho proposto quando sono diventato guida ambientale escursionistica è stato proprio la Val Maira. Ed è stato il primo ad essere espressamente rivolto ad un pubblico italiano.

Com’è cambiata la Valle in questi anni?

 

In 20 anni ho potuto vedere il cambiamento della Valle. Peraltro ho letto il vostro articolo in cui ragionavate sul rapporto tra il fatto non ci sono quasi più bambini in valle e l’efficacia del modello turistico. Sinceramente non sono molto d’accordo, guarderei altri aspetti per capire se il modello funziona oppure no. La Val Maira era seduta su un tesoro, e negli ultimi vent’anni di questo tesoro non ne ha approfittato. Esistono i percorsi occitani, che sarebbero un bellissimo cammino, e credo funzionerebbe davvero, specie ora che c’è la moda dei cammini. La valle però negli anni ha preferito investire in soggiorni più lunghi, in cui uno non si ferma una notte in una struttura e la notte dopo in un’altra, ma magari si ferma per una settimana nella stessa. Nel fare questo hanno ridotto le strutture per escursionisti e potenziato servizi più comodi, come camere doppie con bagno ecc. Io riesco a difendere il mio viaggio itinerante in agosto perché mi conoscono da tanti anni: prenoto un anno prima e, aggiustando un po', riesco a muovermi giorno per giorno. Ma la valle ha privilegiato un altro tipo di ricettività, che va senz’altro bene se uno fa mountain bike o camminate, ma, secondo me, com’erano strutturati i percorsi occitani era perfetto. Del tipo che una struttura chiamava l’altra per dirgli che avevano già mangiato lì e non serviva che facessero da mangiare, o che la prenotazione tra una notte e l’altra veniva effettuata direttamente dalla struttura a quella successiva.

 

 

Che tipo di approccio al territorio proponi con le tue escursioni?

 

Il mio approccio all’escursionismo è molto culturale. Non è più tanto sportivo - certo è naturalistico - la valle offre molto da questo punto di vista - ma io spingo molto sull’aspetto culturale: la lingua, la cultura, la musica occitana. Durante il mio viaggio vengono sempre dei musicisti a suonare per noi. L’itinerario del prossimo agosto ad esempio si chiude con un concerto dei Lou Dalfin, a Castelmagno, che già hanno incontrato i miei ospiti in occasioni speciali. Utilizzo guide turistiche della Valle, figure storiche, cha fanno da anni quel lavoro; spesso si unisce a noi anche Enrico Collo, il geografo ufficiale della Valle. Tieni presente che, anche se quest’anno faccio solo due viaggi in Val Maira, ci sono state annate in cui organizzavo anche quattro turni per l’itinerario.

C’è una cosa, poi, a cui tengo particolarmente e che ho segnato anche in programma: non aspettatevi una succursale del Trentino. Molti che vengano in valle si aspettano una serie di servizi come ce ne sono in quelle zone; ma questa cosa non è possibile, le strutture non hanno l’affluenza necessaria a star dietro ai costi per servizi simili. Di contro però la Val Maira può offrire molta più autenticità. Qualcuno si lamentava che i ragazzi che suonano non sono in costume come i ladini quando vanno in Trentino: ma loro rielaborano i testi, compongono nuove canzoni, è un’esperienza molto più viva. Tutto questo però ho dovuto scriverlo a programma; e, ripeto, io lo faccio da vent’anni; se una guida iniziasse ora non sarebbe affatto semplice andare incontro ai gusti del pubblico.


Che genere di pubblico prende parte alla tua offerta escursionistica?

 

Devo dire che le persone che si uniscono al mio gruppo sono spesso persone culturalmente dotte, molti laureati e professori universitari; del resto è una zona che non è mai arrivata ad essere davvero di moda, dunque rimane in un certo senso elitaria. Diciamo però che mi è capitato che ad Elva, dove organizzo sempre una visita degli affreschi, c’è chi ha chiesto invece di andare al centro benessere lì vicino. Però è raro, generalmente sono persone molto interessate a tutte queste esperienze, nonostante la stanchezza del cammino. Devi sapere che prima della partenza ho invitato i miei ospiti a vedere il film Il vento fa il suo giro, che per primo ha fatto conoscere la valle, e a leggere Nuto Revelli. Questo mi ha regalato conversazioni estremamente interessanti con molti di loro. Dovrebbero fare queste cose prima di arrivare in Valle, così da acquistare consapevolezza dell’ambiente in cui si inseriranno, con un’idea più chiara de luogo che li ospita.


Credi che ci sia speranza per un ritorno ad abitare la valle tutto l’anno?

 

Quasi tutte le famiglie stanno giù in pianura, non rimangono fisse in valle. Se non sei alla fine di un posto tappa dei percorsi occitani o in una zona particolarmente di moda, come borgata sei destinata a morire. Negozi di alimentari non sono mai nati nelle borgate, o, se hanno aperto, hanno anche chiuso poco dopo, e lo stesso vale per strutture alberghiere fuori da zone tappa del cammino o particolarmente di moda.

La possibilità di un ritorno credo possa passare attraverso lo sviluppo di attività artigiane, che permettano ai proprietari di restare in valle anche oltre la stagione turistica. Ormai non nevica neanche a capodanno, sicché tanti alberghi restano chiusi anche allora. L’unica possibilità è permettere il lavoro a una borgata anche al di là del turismo con la sua stagionalità. Persino gli ospiti si sono accorti di questo problema.

Poi, tra le buche della strada e i quad francesi che scendono a tutta forza, non oso immaginare una famiglia che deve andare a comprare il pane o portare i figli alla fermata dell’autobus. Ormai è chiaro che il turismo non è sufficiente a garantire l’abitabilità della valle per tutto l’anno. Anche perché gli investimenti sulle strutture turistiche non li fanno i valligiani, ma gli avvocati e gli impresari di Cuneo e pianura.

Con il mio lavoro incontro molte persone che mi raccontano tutte le contraddizioni di una valle come questa, non voglio dire che è tutto bello e speciale, eppure la Val Maira rimane l’itinerario a cui sono più affezionato.

Contenuto sponsorizzato