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Storie | 01 agosto 2025 | 06:00

"Il legno, nella prima età industriale, è stato più importante del petrolio per il Novecento": il caso di Perarolo di Cadore raccontato dallo storico Giacomo Bonan

Nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, sulla confluenza tra il Piave e il Boite, l’abitato cadorino ha rappresentato per secoli un nodo strategico del commercio del legname verso Venezia. È stato il centro vitale di una complessa economia forestale che ha modellato non solo il paesaggio, ma anche le strutture sociali, culturali e infrastrutturali della comunità. Oggi è il soggetto della mostra "Alla ricerca di una vecchia risorsa nell’età industriale. Il legno e le radici storiche delle foreste italiane (1870-1960)" e di una raccolta di saggi dedicata

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“Oggi Perarolo è un posto peculiare perché è un paese molto piccolo, però arrivando si vede una serie di case e di ville molto imponenti. Ora è difficile comprendere questa anomala urbanistica, ma la ragione è che fino all’Ottocento inoltrato, era davvero un luogo decisivo sul piano economico”.

 

Il 2 agosto 2025, a Perarolo di Cadore, prende il via un doppio appuntamento dedicato alla memoria storica e ambientale del territorio: l’inaugurazione della mostra Alla ricerca di una vecchia risorsa nell’età industriale. Il legno e le radici storiche delle foreste italiane (1870-1960) e la presentazione del volume Perarolo. Una comunità fra l’acqua e il legno, curato da Giacomo Bonan e Claudio Lorenzini.

 

Ospitata negli spazi del Museo del Cidolo e del Legname, l’esposizione Alla ricerca di una vecchia risorsa nell’età industriale (1870-1960) indaga la trasformazione delle foreste italiane e il ruolo del legname nel passaggio all’economia moderna. Una riflessione che prende forma a partire dal caso di Perarolo, crocevia fluviale strategico nei traffici di legname verso Venezia, oggi trasformato in luogo simbolico di ricerca e divulgazione.

 

Poche ore dopo, nella vicina frazione di Caralte, la Sala Polifunzionale ospiterà la presentazione del volume Perarolo. Una comunità fra l’acqua e il legno, che raccoglie contributi di storici, architetti, studiosi del paesaggio e della vita sociale: tredici contributi predisposti da sedici autori, molti dei quali originari della zona, sulla piccola comunità cadorina. Il libro restituisce voce a un territorio dove la lavorazione del legno non è mai stata solo economia, ma anche linguaggio culturale e forma di vita collettiva.

 

A raccontarci l’epopea di un’industria che è stata capace dare forma a un’intera comunità, è Giacomo Bonan, professore ordinario di storia contemporanea presso l'Università di Torino e curatore del volume a essa dedicato.

 

 

Che importanza ha avuto il legname come risorsa nell’età industriale?

 

C’è questo luogo comune per cui il legname è la principale risorsa preindustriale, anche secondo le famose le definizioni dell'Europa moderna come la civiltà del legno. E poi, con l'inizio dell'industrializzazione, nel corso dell'Ottocento, il ruolo del legname andrebbe progressivamente calando di pari passo con l’affermazione di nuove fonti energetiche, ovviamente il carbone, poi il petrolio e il gas naturale. In realtà, quello che si vede (cosa nota da vari studi) è che in questa fase i consumi del legname aumentano, quindi in realtà non è assolutamente vero che la centralità del legname è crollata, i consumi sono aumentati e l'importanza di questa risorsa in tutti i principali settori strategici dell'industrializzazione è molto forte. Penso alle miniere di carbone: dalle immagini ottocentesche si vede che tutte le architravi, tutte le strutture che permettevano di scavare sono in legno; penso alla ferrovia, che è un po' il simbolo dell'industrializzazione, e già per la costruzione delle traversine comportava consumi di legname enormi; o ancora, meno nota, con l’ascesa dell'industria chimica, uno dei settori più importanti in termini di lavoratori occupati e indotti, vi è l’industria della carta, che si faceva con la pasta di legno principalmente. Cambiano ovviamente molte cose, cambiano le specie più richieste, cambiano i flussi commerciali, ma la centralità della risorsa rimane ancora a lungo.

 

 

Qual è stato il ruolo del paese di Perarolo in questa fase?

 

Fino all'Ottocento era uno snodo nevralgico del commercio di legname, e più in generale dei rapporti montagna-pianura, perché era dove il Piave diventava navigabile dopo la confluenza del Boite. Lì arrivavano i tronchi dai comprensori forestali cadorini, e non solo, per poi scendere verso Venezia. All'inizio trasportati per fluitazione, questi tronchi venivano legati in zattere. A Perarolo erano concentrate anche moltissime segherie, venivano effettuate le prime lavorazioni ed era infatti un porto commerciale di enorme importanza, in cui passava merce di enorme valore: non solo legname ma anche tutto quello che ovviamente si poteva caricare nelle zattere; persone, animali, altri prodotti. Perarolo fu centrale per tutta l'età moderna. Quello che cambia, nell’Ottocento, con lo sviluppo del trasporto ferroviario, è il passaggio del commercio di legnami da via d’acqua (che erano di fatto è l'unico modo per trasportare il legname sulle lunghe distanze nell'Europa continentale), al trasporto ferroviario che apre prospettive di commercio su scale molto maggiori. Così iniziano gli arrivi del legname dall'est Europa, prima dai Balcani, poi dalla Russia. In precedenza, il vantaggio del legname alpino era di avere la possibilità di tenere bassi i costi di trasporto verso i centri urbani di pianura grazie alle vie d'acqua. Il nucleo centrale di questa storia è proprio il commercio del legname: non solo dal punto di vista economico e sociale, basti pensare che gran parte della popolazione fino a fine Ottocento lavorava nel commercio del legname o nell'indotto, quindi nelle segherie, nel trasporto, nelle varie fucine che servivano poi per rifornire i vari attrezzi e così via; ma anche dal punto di vista culturale: la chiesa principale di Perarolo, San Nicolò, è stata finanziata dai mercanti del legname, così anche moltissimi degli arredi sacri sono stati donati dai principali mercanti del legname che vivevano nell'area.

 

 

La mostra è ospitata dal Museo del Cidolo. Ma cos’è il cidolo?

 

Il cidolo è una struttura peculiare dell'area cadorina, una specie di sbarramento a rastrello sul fiume che faceva passare l'acqua, ma bloccava i tronchi appena prima della confluenza del Boite. Il segno con cui erano marchiati i tronchi, da lì, permetteva poi di indirizzarli alle varie segherie. Infatti i tronchi, quando venivano tagliati, venivano marchiati con il segno delle varie ditte di mercanti di legname, da lì appunto venivano indirizzati alle segherie, e poi, assemblati in zattere, scendevano verso la pianura, in grossa parte verso Venezia tramite trasporto fluviale. La stima è che, nella fase di apogeo del commercio fluviale, diciamo nell'Ottocento, scendessero lungo il Piave tra le 3.000 e 4.000 zattere all'anno, molto spesso composite, più zattere assemblate tra loro. Era un giro di affari assolutamente enorme. I giornali dell’epoca, ancora nel 1871, dicono che quello del legno è il principale settore economico dell'intera provincia di Belluno; non solo dell'area con più boschi, cioè il Cadore, ma dell'intera provincia.

 

 

Come viene rimpiazzata l’industria del legname dopo il suo crollo?

 

Poco dopo la crisi del commercio del legname a fine dell'Ottocento, in provincia di Belluno, come in molte altre vallate alpine, c'è l'ascesa dell'idroelettrico. Il bacino del Piave è uno dei più artificializzati in termini di dighe, bacini artificiali, centrali e condutture che spostano l'acqua. Chiaramente le trasformazioni del regime idraulico del fiume diventano nel giro di pochi anni incompatibili con il commercio fluviale. L'idroelettrico è un settore diffuso e importante, ma molto diverso rispetto al commercio del legname: il commercio del legname adoperava ad esempio moltissima manodopera, c'era una richiesta di lavoro che garantiva importanti sbocchi occupazionali alla popolazione dell'area, per lo più in attività che si svolgevano tra l'autunno e la primavera, quindi non si sovrapponevano alla stagione agricola. L'idroelettrico è un settore che richiede pochissima forza lavoro, a parte quando vengono costruite le centrali, quindi nella fase della costruzione sì, ma poi il funzionamento concreto non crea grandi sbocchi occupazionali a livello locale. Diciamo che, con la crisi del commercio del legname, l'alternativa per molti è stata l'emigrazione. Sembra che ci siano tracce di flussi migratori (ancora da esplorare) verso la Transilvania, verso le aree dell'attuale Moldavia o dell'attuale Romania. Qui si spostavano i lavoratori dell'area alpina italiana nord orientale che tradizionalmente avevano competenze in questi settori, poiché in queste nuove aree dove c'è un boom dell'attività legata al commercio del legname che viene spostato via ferrovia per Milano, per Venezia e per i centri della pianura padana.

 

 

“Oggi - conclude lo storico – Perarolo è un posto peculiare perché è un paese molto piccolo, però arrivando si vede questa serie di case e di ville molto imponenti. Adesso è difficile comprendere questa anomala urbanistica, ma la ragione è che questo, fino all’Ottocento inoltrato, era davvero un luogo decisivo sul piano economico. Il legname allora, sicuramente in Italia ma anche altrove, era più di quello che il petrolio è stato per il Novecento dal punto di vista dell'importanza della materia prima; perché era la fonte energetica (praticamente l'unica) utile a scaldare le abitazioni, a cucinare cibi e così via, era una materia prima veramente utilizzata in tutti i più diversi settori economici e nella vita di ogni giorno”.

 

 

Immagine di apertura: L’abitato di Perarolo di Cadore, particolare della tela del pittore bellunese Alessandro Seffer, 1890 (collezione privata, Belluno)

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