"La madre di tutte le strade moderne": dopo secoli di oblio, l'itinerario settecentesco torna a vivere come cammino escursionistico

La Via Vandelli ottiene il riconoscimento di Cammino a valenza interregionale dalla Regione Emilia-Romagna. Voluta dal duca d’Este Francesco III per collegare Modena a Massa, fu progettata dall’ingegnere Domenico Vandelli come una delle prime strade moderne europee, con criteri geometrici e ingegneristici all’avanguardia per l’epoca, e ha fatto da apripista alla costruzione di numerose arterie stradali transappenniniche

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Per i camminatori e gli amanti dell’Appennino tosco-emiliano la notizia è ghiotta e inorgoglisce. Ci sono voluti solo pochissimi mesi perché la Via Vandelli potesse fregiarsi del riconoscimento “istituzionale” della Regione Emilia-Romagna come cammino a valenza interregionale.
Questo straordinario itinerario settecentesco, che ha fatto da apripista alla costruzione di numerose arterie stradali transappenniniche nei decenni successivi, entra ufficialmente nel Circuito regionale dei Cammini e delle Vie di pellegrinaggio, portando a 22 il numero complessivo dei percorsi riconosciuti dalla Regione.

Voluta nel XVIII secolo dal Duca d’Este Francesco III per collegare Modena a Massa, la Via Vandelli fu progettata dall’ingegnere Domenico Vandelli come una delle prime strade moderne europee, con criteri geometrici e ingegneristici davvero all’avanguardia per l’epoca. Oggi, dopo secoli di oblio, torna a vivere come cammino escursionistico grazie a un lungo lavoro di riscoperta e valorizzazione.
Dal 2017 Giulio Ferrari e l’associazione Via Vandelli Aps si sono dati da fare per riportare alla luce l’antico tracciato, un’opera meritoria culminata nel 2021 con la pubblicazione della “Guida alla via Vandelli” per la casa editrice Terre di Mezzo Editore.

Un lavoro che ha acceso i riflettori su un percorso unico nel panorama italiano: un’infrastruttura storica, ancora in gran parte integra, che attraversa paesaggi favolosi tra Modena, Sassuolo, il Frignano, la Garfagnana e Massa, fino al mar Tirreno.
In alcuni punti, specie nelle zone più impervie, si possono osservare le antiche mulattiere in pietra, un vero e proprio monumento alla forza di volontà degli operai che le costruirono. Molti dei luoghi intersecati dai circa 170 chilometri della via Vandelli (150 se si parte da Sassuolo anziché da Modena) sono stati recuperati e sono in grado di offrire accoglienza agli escursionisti, permettendo loro di vivere un’esperienza che unisce avventura e tradizione.
Il riconoscimento regionale non è solo simbolico, ma rappresenta, tout court, un passo concreto verso la valorizzazione del turismo lento e sostenibile nelle aree montane. Il progetto, guidato dalla Provincia di Modena, punta tra le altre cose a candidare la Vandelli all’Atlante nazionale dei Cammini e a creare le condizioni minime per riqualificare l’offerta turistica di un’area interna dalle grandi potenzialità.

Un ruolo fondamentale per il rilancio della “madre di tutte le strade moderne”, lo ha avuto senza dubbio il Fondo ambiente italiano (Fai) nel 2022 con il censimento “I Luoghi del Cuore”: la via Vandelli ha raccolto in quella occasione oltre 26 mila voti, classificandosi quarta a livello nazionale. Questo risultato le ha permesso di ottenere un finanziamento per il miglioramento della segnaletica escursionistica e della pannellistica culturale.
Il Club Alpino Italiano, con le sue sezioni di Carpi, Modena, Pavullo, Sassuolo, Castelnuovo Garfagnana e Massa, è stato il protagonista della raccolta firme e ora ha un ruolo attivo nella realizzazione degli interventi di sistemazione e manutenzione del percorso. Come dichiarato dal Cai Emilia-Romagna, “le nostre sezioni metteranno a disposizione esperienza e passione per rendere il cammino sempre più fruibile e sicuro”.
La via Vandelli è a tutti gli effetti un emblema di rinascita e resilienza per le terre alte, un cammino che unisce storia, natura e comunità, nell’ottica virtuosa di generare nuove opportunità per chi vive e lavora in montagna. La scommessa, tutt'altro che bizzarra, è di approfittare di questo importante riconoscimento per ottenere, sui territori attraversati, un effetto moltiplicatore degli stimoli economici e culturali. I buoni frutti di questo grande lavoro di squadra, ne siamo certi, non tarderanno a manifestarsi.













