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Storie | 20 maggio 2025 | 18:00

La sopravvivenza di un intero paese dipende dalla tenacia di una donna, Andreina Quartieri: gestisce l'unico negozio rimasto, una piccola bottega di alimentari

Da quarantaquattro anni la bottega offre tutto ciò che serve al paese di Vinca e ai suoi avventori. La sua attività instancabile garantisce la sussistenza di un’intera comunità e di una tradizione, quella del famoso pane di Vinca. Per questi motivi sezione Cai di Fivizzano ha proposto con successo di insignire Andreina e la sua bottega del premio nazionale Custodi delle Terre Alte. Il premio vuole render merito alla proprietaria per il suo impegno nei confronti del paese, per la sua resistenza alla pressione della marginalizzazione e dello spopolamento

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Nel paese di Vinca, tra le Alpi Apuane, la sopravvivenza di un intero paese dipende dalla tenacia di una donna, Andreina Quartieri. La signora gestisce una piccola bottega di alimentari, il solo negozio rimasto nel paese, ma il servizio che fornisce alla settantina di abitanti rimasti e agli avventori appassionati di montagna va ben oltre. La bottega serve tabacchi e alimentari, tra cui il tradizionale pane di Vinca, e all’occorrenza distribuisce farmaci che arrivano dai comuni limitrofi; lo fa 365 giorni l’anno, da 44 anni. L’Andreina, oltre a servire la comunità, serve alla comunità. Serve perché, oggi che basta un clic dal telefono per aver la spesa sotto casa, se a qualcuno questo non bastasse, se volesse un po' di compagnia, magari fare due chiacchiere, può andare alla bottega; sapendo che la mattina ci sono i paesani a far la spesa, e al pomeriggio spunta qualche turista, persino stranieri a volte.

 

La sezione Cai di Fivizzano ha proposto con successo di insignire Quartieri e la sua bottega del premio nazionale Custodi delle Terre Alte. L’iniziativa, nata “con l’obiettivo di valorizzare chi, all’interno della comunità del Cai, si impegna attivamente per mantenere vive le attività tradizionali, sociali e culturali delle aree marginali e delle Terre Alte”, ha valorizzato la proposta di premiare la bottega Quartieri “per la qualità dell’impegno e l’impatto sul territorio”. Stando alla relazione portata per la candidatura, quella di Andreina è un’attività di resistenza, intesa nel senso di “opporsi a un azione contrastandone l’attuazione”.

 

Andreina Quartieri ha aperto bottega nel 1981, l’attività l’ha ereditata dalla nonna del marito che, dopo la guerra, aveva un forno nel paese. Lei l’ha ricostruito e, dal suo forno a legna, ogni mattina escono focaccia e pane, “di Vinca” naturalmente, secondo il metodo tradizionale. Si alza alle cinque per fare il pane, poi dalle sette - sette e mezza apre il negozio. Vende generi vari, come ne restano pochi. Poi sta là. Andare in ferie non le interessa, chiude solo a Natale. Se non fosse per lei, i settanta abitanti di Vinca, per lo più anziani, sarebbero costretti a spostarsi altrove.


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Il borgo di Vinca, nel Comune di Fivizzano, in provincia di Massa e Carrara, si staglia a 800 metri di altitudine sullo sfondo delle Alpi Apuane. Il paese è tristemente legato al ricordo della strage nazifascista del ’44, che mietè 170 vittime; ma non è il caso di parlarne qui. Vinca è un paese vivo, e ora questa vitalità è in pericolo. “Fino a 20-25 anni fa, c’erano otto botteghe e cantine, adesso sono rimasta l’unica: è inevitabile, passano gli anni. Se 30-40 anni fa c’erano 500-600 abitanti, adesso siamo poco più di 70, forse. E l’età media è molto alta”, racconta Andreina ai microfoni de Il Tirreno.

 

Eppure da Vinca passano moltissimi escursionisti diretti sui vari sentieri delle Apuane; al rientro, la tappa da Andreina Quartieri è immancabile per gli affezionati; e chi è nuovo, e ci capita magari per caso, fa presto ad affezionarsi. Per gli abitanti poi, per cui quel borghetto è fatto con il sudore dei genitori e conserva nelle pietre i loro ricordi, non è neanche da pensare l’idea di scomparire. Eppure lo conoscono il rischio che corrono, sanno di essere sempre più marginalizzati, tagliati fuori, e forse non se la sentono nemmeno di sperare che i figli vogliano restare. Allora l’ultima bottega diventa un baluardo, reale e simbolico. Nel primo caso come argine alla perdita di saperi e memorie, come il pane di Vinca; nel secondo, come un’ultima occasione per continuare ad essere comunità.

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