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Storie | 20 giugno 2025 | 06:00

Percorre a piedi oltre 7000 chilometri e 350 mila metri di dislivello tra i rilievi italiani: Sara Bonfanti, la prima donna a completare il Sentiero Italia in solitaria e tutto in una volta

Si tratta del percorso a piedi interamente segnalato più lungo al mondo. "È stata soprattutto un'esperienza umana. L'Italia è incredibile dal punto di vista di paesaggi, di biodiversità, in ogni sua parte, ma per me il punto di vista umano è stato veramente la cosa più bella. L'incontro con l'altro ripagava tutte le fatiche che facevo durante il giorno".

Da questa storia è nato lo spettacolo "Sul sentiero"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Si tratta del percorso a piedi interamente segnalato più lungo al mondo: oltre 7000 chilometri, “il doppio dell’Appalachian Trail, cinque volte il Great Himalaya Trail”, sottolinea Marco Albino Ferrari nel suo ultimo libro La montagna che vogliamo. I metri di dislivello sono circa 350 mila.

Stiamo parlando del Sentiero Italia Cai. Ne abbiamo parlato con Sara Bonfanti, la prima donna a percorrerlo interamente in solitaria e tutto in una volta, senza interruzioni: dalla primavera all’autunno. In collaborazione con Alberto Munarin e Laura Corradi, Bonfanti ha inoltre contribuito attivamente alla nascita di uno spettacolo - che unisce danza e teatro - dedicato alla sua esperienza, intitolato Sul Sentiero, e sostenuto da Ersilia (Centro Veneto Promozione Danza e Spettacolo) e dal Cai.

 

 

Sara, ci racconti in forma sintetica, anche se so che non è una cosa semplice, la tua esperienza sul Sentiero Italia: quando sei partita, quando sei rientrata, cosa ti ha spinta a partire, con che materiale sei partita, …

 

Va bene. Il Sentiero Italia l'ho scoperto nel 2019, per caso perché stavo cercando un cammino da fare in Italia dopo aver percorso la Via Francigena. Vedendo la mappa del sentiero me ne sono innamorata. Non ho altra spiegazione e da subito mi son detta: “Sara, tu lo farai tutto in solitaria e tutto in una volta”.

 

Da lì ho iniziato a studiare il percorso recuperando informazioni. Piano piano ho quindi scoperto la storia del Sentiero Italia. E in quegli anni il Cai stava ricominciando a prendere in mano il progetto, dopo anni di abbandono. Quindi mi sono data tempo per partire per far sì che il Cai risistemasse bene il tracciato e mettesse anche nel sito tutte le tracce GPS, e mi son data tempo anche per organizzarmi col lavoro, per capire in che modalità farlo, per prepararmi al meglio, insomma.

Ma tu sei stata la prima donna a percorrerlo interamente in solitaria?

 

Pare di sì, nessun'altra. Non ho sentito parlare di nessun’altra. Sono anche l'unica che l'ha percorso in una volta, dalla primavera all'autunno.

 

Sono partita a maggio da Muggia, l'ho fatto al contrario, e ho finito a dicembre a Santa Teresa di Gallura. Inizialmente viaggiavo molto in autonomia, quindi con la mia tenda, il mio fornelletto e il mio saccopelo. Poi, son sincera, negli ultimi mesi chiedevo spudoratamente ospitalità perché era più comodo.

 

 

Come trovavi persone disposte a ospitarti?

 

Sono partita senza dire niente a nessuno, senza proclami. Poi a mano a mano che procedevo è iniziato a girare la voce, quindi magari le sezioni Cai informavano quelle del paese successivo del mio passaggio e mi facevano dormire nella loro sede.
Ma a ospitarmi c’erano anche privati che mi aprivano la loro casa per darmi la possibilità di farmi una doccia o di condividere un posto caldo.

Immagino sia quindi stata un'esperienza anche molto umana?

 

Tantissimo, soprattutto umana. L'Italia è incredibile dal punto di vista di paesaggi, di biodiversità, in ogni sua parte, ma per me il punto di vista umano è stato veramente la cosa più bella. L'incontro con l'altro ripagava tutte le fatiche che facevo durante il giorno.

 

 

Il Sentiero Italia spesso attraversa proprio quelle aree dove la natura si intreccia con le comunità giusto?

 

Sì, passa proprio nelle cosiddette “terre alte”, dove anche tra valli apparentemente sperdute si incontrano paesini piccolissimi dove la gente che c'è. Ho notato che la gente che vive lì nonostante le difficoltà, ha un legame profondo con la propria terra e ho trovato un’ospitalità e un’umanità che difficilmente dimenticherò.

 

 

Ho letto che ti avevano sconsigliato di affrontare il tratto finale, la Sardegna, in tardo autunno. Te però tu hai voluto provare lo stesso…

 

… eh sì sì, mi avevano detto di tornare in primavera e invece ho detto vabbè ci provo.

 

 

Ma perché avevano cercato di dissuaderti? Per il tempo? A causa delle giornate troppo corte?

 

Non lo so, forse perché avevano paura che mi perdessi a causa della luce che in quei mesi tende a scarseggiare, o forse perché in inverno non c’è molto turismo e quindi è difficile trovare strutture aperte o persone in caso di necessità.  Io ho pensato: “Almeno ci provo, se poi vedo che è così difficile, me ne torno a casa e me la metto via”. Ed è andata meglio del previsto: ad esempio a novembre e dicembre la vegetazione non è rigogliosa e quindi trovavo facilmente i sentieri godendo di un’ottima visibilità. In ogni caso in Sardegna potevo sempre contare su Forestas e sulle sue basi: mi ha dato un grande supporto perché mi ha sempre fatto dormire nelle foresterie che gestisce.
Quindi in realtà questo ultimo tratto si è rivelato facile.

 

 

Lungo il Sentiero ti sei anche imbattuta in situazioni un po' più critiche?

 

A macchia di leopardo perché un po' in tutta Italia ci sono zone che magari sono un poco segnate o poco battute. Puoi trovare nel centro-sud cani randagi o cani pastore con cui bisogna prestare grandissima attenzione. Ma diciamo che situazioni di pericolo vero io non ne ho mai avute. Sono sempre stata attenta. Se ad esempio vedevo un temporale, mi fermavo e cercavo un riparo.

 

 

Camminavi tutti i giorni? O ci sono stati i momenti di pausa?

 

Tendenzialmente camminavo tutti i giorni. Ci sono stati sì, dei momenti di pausa come, ad esempio, quado sono passata in Lombardia mi son fermata da mia mamma per quattro o cinque giorni.
Poi mi sono fermata cinque giorni in Campania perché pioveva tantissimo. Sennò tendenzialmente io partivo e andavo tutti i giorni.

Ti è mai capitato di dover prendere dei mezzi? Se sì, quando e perché?

 

Sì, mi è capitato quando ad esempio ho dovuto scendere a valle per evitare tratti innevato sul Canin, quando ho fatto tappa da mia mamma, quando il mio amico Adriano, che ha camminato con me per un pezzo, è stato molto male e per forza di cose dovevamo scendere a valle per cercare cure.

 

 

Da un punto di vista psicologico, ti sentivi sempre nel posto giusto? La motivazione è stata sempre forte? Oppure, certe volte, magari pensavi: “Basta, non ne posso più”?

 

La Campania è stata la regione che mi ha messa in crisi. Prima mi ero sempre sentita al posto giusto al momento giusto. C'è stato, come ti dicevo adesso, un momento in Campania in cui mi son fermata in quei giorni perché continuava a piovere. In quei giorni sentivo che c'era qualcosa che non andava. Mi ero come stufata, ma invece di tornare indietro, di interrompere l’esperienza, ho solo pensato di fermarmi. Ho atteso a Cava dei Tirreni, ospite da amici di vecchia data.
Quando il brutto tempo è cessato, ha portato via il brutto tempo che era dentro di me. Da lì in poi è andato tutto liscio: ho ritrovato l'entusiasmo di camminare, di vedere, di esplorare e di continuare. Ho fatto pace con la Campania e ho proseguito serena e tranquilla.
Il momento di crisi prima o poi doveva arrivare è fisiologico. Per avere una spinta devi avere una crisi.

 

 

Non vorrei essere indiscreto quindi vedi tu se rispondere. Hai sentito l'esigenza di lanciarti lungo il Sentiero Italia proprio a partire da un momento crisi?

 

Ho sentito l'esigenza di partire perché da qualche anno avevo accantonato la montagna, il cammino. Ero dedita all'altra mia passione, ballare, che è anche il mio lavoro. Ballare e insegnare. Avevo quindi abbandonato la montagna, che in verità è una passione che io coltivo fin da piccola.

 

Questa mia seconda passione continuava a chiamarmi, a dirmi “Sara molla qualcosa e parti”. Il sentiero Italia è stato quasi un pretesto per cambiare pagina e decidere di mollare temporaneamente un lavoro, una quotidianità che per me era diventata una zona di comfort, di mollare il certo per tornare nell'incerto, per lanciarmi in questa cosa che il mio istinto mi diceva di fare.

 

 

Ma poi, quando sei tornata, hai ripreso il lavoro di prima?

 

Quando sono tornata con calma, sono rientrata nel lavoro di prima scoprendo che mi piace tanto. Ho scoperto che che mi piace insegnare danza. Prima di partire io avevo abbandonato eh la danza, ero stufa di ballare, e invece poi ho scoperto che ho ancora qualcosa da dire come ballerina, ed ecco che è nato questo spettacolo di teatro danza.

Prima di arrivare allo spettacolo ti volevo fare un’ultima domanda. Come sei meglio di me, Alpi e Appennini sono realtà caleidoscopiche: ogni valle vanta determinate singolarità, sia da un punto di vista naturalistico che antropologico. Di conseguenza anche diverse forme di adattamento. Quanto è stata evidente questa caratteristica di Alpi e Appennini durante viaggio? E quanto è importante raccontare questa diversità per non inciampare in un’omologazione narrativa?

 

È importante sì parlarne. Per me attraversare a piedi questa diversità, che non è solo naturalistica ma anche culturale, è stata la cosa più bella del Sentiero Italia: ti fa scoprire un'Italia fuori dai luoghi comuni, fuori dagli schemi, fuori dai classici dei preconcetti.

 

 

Eccoci allo spettacolo: immagino che tutti questi elementi emergano dalla vostra recente iniziativa.

 

Sì, anche se forse non proprio tutti. Diciamo che con lo spettacolo abbiamo provato a scavare nelle emozioni che ho provato durante il sentiero. È di carattere introspettivo al fine di spiegare perché ho deciso di partire, cosa sentivo mentre camminavo, come, in qualche modo, ciò che vedevo influenzava nel bene e nel male le mie sensazioni. Perché io credo che “il fuori” alla fine sia uno specchio di quello che tu sei dentro.

 

 

Il prossimo appuntamento dello spettacolo Sul sentiero sarà a Clusone l’11 luglio

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