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Storie | 16 agosto 2025 | 18:00

Una delle montagne più insidiose dell'Appennino: dieci anni fa, una bambina salvò il papà e il fratello, ma la giovane mamma perse la vita

Il Monte Prena e specialmente le sue vie Laghetti e Brancadoro sono considerate molto pericolose, soprattutto in caso di maltempo. Nel 2008 e nel 2015 si verificarono due terribili incidenti, che ancora oggi sono ricordati con profondo rammarico

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Il Monte Prena è una vetta che fa parte del massiccio del Gran Sasso d’Italia ed è considerata una tra le più pericolose dell’intera dorsale. Specialmente in caso di maltempo, con temporali e piogge intense. 

 

In questa località, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico è chiamato a compiere diversi interventi durante l’anno, in particolare su due vie: la Brancadoro e la via dei Laghetti. Si tratta di tracciati molto impervi tanto che entrambe sono classificate come delle vie alpinistiche e presentano anche dei passaggi piuttosto impegnativi.

 

Tuttavia, la pericolosità della montagna non deriva soltanto dalla sua difficoltà, ma anche dal fatto che il Prena in occasione di piogge e temporali ha la capacità di trasformare le sue vie in dei veri e propri canali di scolo. L’acqua scorre veloce verso valle, trascinando con sè detriti e fango.

 

Da Campo Imperatore è possibile vedere quanto stiamo brevemente descrivendo, osservando in prossimità della piana la presenza di detriti e di solchi scavati dall’acqua proveniente proprio dalla montagna soprastante.

IL TRAGICO INCIDENTE DEL 2008

Era il 2008 quando diciotto escursionisti provenienti da Perugia si recarono a Campo Imperatore, soggiornando all’Ostello per poi partire la mattinata successiva alla volta del Monte Prena. Quattordici membri del gruppo, quando videro avvicinarsi il maltempo, decisero di tornare indietro, mentre gli altri quattro proseguirono.

 

Quando iniziò a piovere intensamente, due di essi persero l’orientamento ma riuscirono a mettersi in sicurezza in attesa dell’arrivo dei soccorritori.

 

Gli altri due invece si ritrovarono in una situazione molto pericolosa, trovando in un primo momento riparo vicino ad una roccia, fin quando uno di essi è stato travolto dall’acqua e dal fango.

 

Il suo compagno di scalata provò in tutti modi ad impedire la sua caduta, ma gli uomini furono entrambi spazzati via dall’impeto dell’acqua.

 

I soccorritori ritrovarono i corpi dei due alpinisti soltanto al mattino successivo e, dai 2300 metri dove era avvenuto l’incidente, furono recuperati a quota 1800.

NEL 2015 UNA BAMBINA SALVÒ PADRE E FRATELLO, MA LA MADRE PERSE LA VITA

Una situazione simile a quella del 2008 si verificò anche nel 2015, quando una pioggia molto intensa causò una vera e propria tragedia.

 

Una piena improvvisa in discesa dalla montagna travolse in pieno una famiglia ancora impegnata nella salita del canalone: mamma, papà e due bambini.

 

La donna perse la vita, mentre il marito e il figlio riuscirono ad aggrapparsi ad una roccia. La bambina, all’epoca dodicenne, si fermò più a valle riuscendo a raggiungere a piedi Campo Imperatore e a lanciare l’allarme.

 

Affrontare la montagna in situazioni di possibile maltempo, talvolta anche causato dai temporali pomeridiani può risultare molto pericoloso.

 

Non soltanto per la frequente attività elettrica che accompagna spesso e volentieri i temporali in alta quota, ma anche per le improvvise piene che alcune montagne come il Monte Prena possono generare.

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