Uno dei cammini più longevi dell'Appennino, a cavallo tra Emilia e Toscana: tradizione plurisecolare iniziata nel 1673. La prossima sarà la 290esima edizione

Da quell’anno a oggi, non si contano le generazioni di pellegrini che hanno percorso questi sentieri tra natura e spiritualità, attraversando borghi, boschi e passi montani. È un cammino che parla di fratellanza, memoria e legami forti, come quelli che si creano e che uniscono chi parte con uno semplice zaino sulle spalle e un’intenzione grande nel cuore

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Non è tra i cammini appenninici che godono di una fama a tal punto smisurata da travalicare i confini nazionali – come capita quando si evocano la Via degli Dei o la Via Vandelli – ma il mix di emozioni, sentimenti e fascino, esaltato in un percorso che si snoda su un tragitto sola andata di circa 30 chilometri con un dislivello positivo di 1.431 metri, lo eleva tra i cammini minori più celebri e longevi a cavallo tra Emilia e Toscana.
È il pellegrinaggio Toano-San Pellegrino in Alpe. Grazie alla passione e alla caparbietà della piccola comunità dell’Appennino reggiano che funge da “campo base”, anche quest’anno, per la 290esima volta, si riparte.
L’appuntamento è per sabato 24 maggio. Il ritrovo è fissato alle 6.45 nel piazzale della chiesa parrocchiale di Toano e l’arrivo a San Pellegrino (già protagonista questa settimana di un eroico passaggio di tappa al Giro d’Italia) è previsto per le ore 17. Tutto in un giorno.
Si tratta di una tradizione plurisecolare che comincia nel 1673. Da quell’anno a oggi, non si contano le generazioni di pellegrini che hanno percorso questi sentieri tra natura e spiritualità, attraversando borghi, boschi e passi montani. È un cammino che parla di fratellanza, memoria e legami forti, come quelli che si creano e che uniscono chi parte con uno semplice zaino sulle spalle e un’intenzione grande nel cuore.

Dai quasi 900 metri di Toano si scende ai 600 metri del ponte romanico di Gova per poi risalire gradatamente ai 1500 metri di San Pellegrino. Nel mezzo, luoghi misteriosi e impenetrabili per la maggior parte dell’anno, ripuliti da erbacce e sterpaglie proprio in virtù di questa speciale occasione: Ca’ Pericolo, La Sette, Lagadello, Castellaccio, Pian di Venano, Rovinato, I Prati, Osteria al Monte, Madonna di Pietravolta, Roncadello, Ca’ del Morto, San Geminiano, Passo Radici.
Secondo le cronache più antiche, gli abitanti di Toano si impegnarono “in solidum” a raggiungere a piedi il santuario di San Pellegrino portando un’offerta di cera, come ringraziamento e richiesta di protezione. Nonostante i secoli, le guerre e le epidemie, la devozione non è mai venuta meno: ogni generazione ha trovato sempre nuovi motivi per incamminarsi lungo il sentiero santo.
Tanti gli aneddoti legati al pellegrinaggio. Il più curioso è collocato all’inizio del secolo scorso e racconta di come le donne più giovani, per farsi perdonare dai loro peccati, dovessero mettere nel proprio zaino un sasso tanto più grosso quanto più gravi fossero le colpe commesse. Le più anziane, ancora oggi con il sorriso stampato sulla bocca, ricordano i pettegolezzi che si facevano sul peso dei macigni che le amiche, loro malgrado, dovevano portare nel sacco-espia peccati.

La traccia del sentiero è scaricabile qui.













