"Ho inseguito per quarant'anni la slitta di uno scultore del Settecento. Se l'avessi avuta la mia collezione sarebbe stata completa". Ivo Baldisseri e la passione per un mondo ormai finito

"Ma ci saranno ancora degli innamorati che in una notte d'inverno si faranno trasportare su una slitta trainata da un generoso cavallo per la piana di Marcesina imbevuta di luce lunare? Se non ci fossero come sarebbe triste il mondo?". Baldisseri ha dedicato la vita a far sì che questo non accada: la sua è una delle collezioni più importanti d'Europa, cinquanta carrozze e più di trenta slitte, con libri di settore ed oggettistica dedicata. Oggi è giudice internazionale di attacchi di tradizione, e vanta esposizioni dalla Basilica Palladiana di Vicenza all'attuale mostra la Castello del Buonconsiglio di Trento

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
In occasione dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina, il Castello del Buonconsiglio di Trento ha inaugurato lo scorso ottobre la mostra L’inverno nell’arte. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana, un’esposizione dedicata alla stagione invernale, tra realtà e immaginario, in un percorso storico-artistico tra diverse tipologie di opere d’arte, come dipinti, sculture, incisioni, manufatti in legno e in pietra, tessuti e oggetti in ceramica.
Tra quadri antichi che raffigurano antiche battaglie a palle di neve e le difficili condizioni delle classi più umili nella stagione fredda, può capitare di far caso ad alcune slitte settecentesche, da parata, accompagnate da litografie, uno scaldino e una sonagliera da slitta. Si tratta di veri e propri mezzi di trasporto, realmente utilizzati secoli fa, e conservati alla perfezione nella loro originalità (con tanto di optional di serie) grazie all’attento restauro di Ivo Baldisseri, collezionista e giudice internazionale di attacchi di tradizione, nonché proprietario di questi pezzi d’epoca.
La vera collezione, però, si trova a Carmignano di Brenta, nella sua casa di campagna al confine tra le province di Padova e Vicenza. Qui, dove vive, il collezionista ha raccolto in un edificio a due piani la sua collezione privata: "Non è straordinaria, ma è una discreta raccolta: circa una cinquantina di carrozze e tra le trenta e quaranta slitte". Quanto basta a renderla una delle più importanti collezioni d’Europa.

Questa passione, ci spiega Ivo, è nata nell’Altopiano dei Sette Comuni, quando era bambino. "Passavo sempre le estati a Enego, il paese di mia madre, e ogni mattina vedevo venti, trenta, anche cinquanta cavalli. Qualche anno dopo, mio nonno mi regalò un pony, e da allora ho sempre avuto cavalli".
È sempre stato appassionato di montagna, racconta, e avrebbe voluto fare la guida alpina. "Per sei anni ho fatto il portatore dal Lago Fedaia a Punta Penia. Avevo iniziato il corso con Walter Bonatti per diventare guida e ho partecipato a diverse lezioni". Poi, come spesso accade, la passione continuando a bruciare prende forme diverse: "Non vengo da una famiglia benestante, e fin da ragazzo ho dovuto lavorare dodici ore al giorno, spesso anche il sabato e la domenica. I soldi che ho messo da parte ho deciso di investirli in questa collezione, una passione che fortunatamente ora condivido con mia moglie".
Anche l’amore per la montagna, non è mai venuto meno. "Avevo comprato anche un piccolo albergo sulla Piana di Marcesina. Lì abbiamo organizzato per cinque o sei anni attività con slitte trainate da cani, ma il Comune non si è mai interessato davvero e l’iniziativa si è conclusa. Le slitte le avevo acquistate anche con l’idea di fare un museo, ma purtroppo non è andata così".
Lì a Marcesina, dal 2001, una targa conserva alcune parole di Mario Rigoni Stern, grande amico di Ivo. "Ma ci saranno ancora degli innamorati che in una notte d'inverno si faranno trasportare su una slitta trainata da un generoso cavallo per la piana di Marcesina imbevuta di luce lunare? Se non ci fossero come sarebbe triste il mondo?".

Oggi, dopo una vita tra un lavoro comune ed una passione piuttosto inusuale, Ivo Baldisseri è giudice internazionale di attacchi di tradizione. "Per molti anni ho partecipato a manifestazioni con cavalli e carrozze, anche all’estero. Ho scritto articoli per il Gruppo Italiano Attacchi e fatto il giudice a Villa Manin, al Concorso Internazionale Carrozze, ma anche in Francia e Germania. Seguo come consulente anche alcuni musei: quello di Napoli, al cui allestimento ho contribuito, e quello di Piacenza. Tra le collezioni private di carrozze e slitte, la mia è tra le più importanti in Italia".
Le sue slitte partono dal 1730-1740, ci spiega l’esperto. "Ne possiedo una veneziana del 1760 circa, probabilmente proveniente dalla Riviera del Brenta: presenta la Fenice e la testa del Bucintoro. Al castello del Buonconsiglio sono ora esposte due mie slitte. Ne ho poi altre provenienti da Austria, Germania, Olanda e Tirolo. Possiedo anche una slitta vicentina del 1770". Oltre ai mezzi - continua - ha molti oggetti legati a slitte e carrozze: finimenti, attacchi per cavalli, mantelli dell’Ottocento e una vasta oggettistica.
Il nodo cruciale per ogni collezionista che si rispetti è il restauro, e Ivo è particolarmente intransigente a riguardo. "Molti hanno distrutto un patrimonio con restauri invasivi: è come comprare la Gioconda e ridipingerla perché i colori sembrano sbiaditi. Ricordo una carrozza bellissima, originale, con lo stemma di una famiglia piemontese. Il proprietario tolse lo stemma e mise le sue iniziali, poi la fece ridipingere cambiando i filetti decorativi. Un danno irreparabile".
La vita del collezionista, in generale, non è affatto facile come si potrebbe pensare, e passa anche attraverso cocenti delusioni. "Io stesso ho inseguito per quarant’anni una slitta attribuita ad Andrea Brustolon, grande scultore bellunese del Settecento. Era appartenuta a una famiglia vicentina, poi passata a Roma e venduta in Francia. Ho cercato di ottenerla in prestito per una mostra del 1993 in Basilica Palladiana a Vicenza, che ebbe 150mila visitatori, ma il proprietario rifiutò". Alla fine l’ho persa all’asta. Se l’avessi avuta, la mia collezione sarebbe stata completa".

La delusione più amara però, ci racconta Baldisseri con sconforto, è che quello degli attacchi è un mondo che si sta eclissando. "I collezionisti stanno scomparendo e il mercato è crollato, oggi queste collezioni sono praticamente invendibili. Vent’anni fa eravamo centocinquanta collezionisti con cavalli e carrozze; oggi saremo una decina. Mi chiamano spesso vedove di collezionisti che sperano di vendere carrozze pagate diecimila o quindicimila euro, ma oggi non se ne ricavano più di mille o duemila. È un settore ormai chiuso".
Lui stesso, del resto, è preoccupato per ciò che ne sarà della sua vastissima collezione. "La donazione a un museo è complicata: ho visto spesso collezioni abbandonate nel degrado poco dopo l’inaugurazione. Se si dona a un ente pubblico, spesso manca continuità. L’unico luogo dove ho visto vera professionalità è stato il Castello del Buonconsiglio: per ritirare le mie slitte avevano preparato casse imbottite perfette".
"Ho due figli, un architetto e una storica dell’arte, ma non credo siano interessati a continuare".
Ogni oggetto della collezione, racconta l’uomo, ha una storia fatta di sacrifici e rinunce e lasciarlo andare sarebbe un enorme dolore. "Non avevo i soldi pronti: andavo a vedere un pezzo, ci pensavo notti intere, poi tornavo. Sono nato in una famiglia contadina: non mancava il cibo, ma il resto sì. Ho lavorato e risparmiato per tutta la vita per costruire questa raccolta. Per me ogni slitta, ogni carrozza ha un valore affettivo. Ognuna avrebbe una storia da raccontare".
Per ora, a sorvegliare questo patrimonio rimane ancora Ivo insieme alla moglie; fino a che sarà così - ne siamo certi - non un filo di polvere coprirà tutte quelle slitte e carrozze. Ivo infatti ci invita ad andarlo a trovare, a toccare quell’antico legno con le nostre mani, e farci raccontare di persona ogni pezzo. Per raccogliere la storia di ciascuna carrozza ci vorrebbero degli anni, ma ne varrebbe senz’altro la pena: c’è chi vi ha dedicato una vita.













