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Grandi carnivori, il novembre mite spinge gli orsi a prolungare l'attività e a gustarsi la faggiola. Quattro gli investimenti di lupi, di cui 3 fatali

Questo novembre appena trascorso è stato per gli orsi trentini un caso inedito. L'abbondanza di faggiola e le temperature miti hanno infatti permesso a molte mamme coi cuccioli di godersi il caldo e il cibo, prolungando l'attività e procrastinando la fase della letargia. Per i lupi, invece, è stato un mese difficile: in 20 giorni sono stati ben 4 gli investimenti lungo le strade trentine, di cui 3 fatali

Foto d'archivio di Grandi carnivori (Pat)
Di Davide Leveghi - 03 dicembre 2020 - 13:17

TRENTO. Temperature miti e abbondanza di faggiola hanno caratterizzato un novembre un po' anomalo per gli orsi trentini. La loro presenza sul territorio, normalmente poco percepibile, è stata infatti prolungata, procrastinando di qualche settimana la fase di letargia, il cui termine si pone mediamente a marzo.

 

Secondo le analisi svolte dalla Provincia di Trento, il mese di novembre del 2020 si è caratterizzato per le temperature decisamente più calde (8,5º contro i 6,4º di media) e per le precipitazioni al di sotto della media (secondo Meteotrentino, “negli ultimi decenni solo il 2015 e il 1991 hanno registrato un mese di novembre più asciutto”). La scarsità di neve anche a quote medio/alte, il clima più mite e la stabilità meteorologica, unitamente alla grande disponibilità di faggiola (il seme del faggio), hanno così permesso agli orsi di concedersi qualche settimana in più di attività.

 

A dimostrarlo sono le segnalazioni arrivate alla Pat di nuclei formati da femmine e piccole, impegnati a gustarsi la faggiola. A differenza delle femmine gravide, che normalmente raggiungono prima i siti dello svernamento, non è raro che le orse con prole, se favorite dal clima e dalla presenza di cibo, prolunghino la propria attività ben oltre novembre.

 

Un altro segno dell'attività prolungata sono gli episodici e lievi danni a una conigliera, alcuni composter, a una baita di montagna e a due arnie non protette. Ad ogni modo, anche gli ultimi esemplari attivi in questa fase dovrebbero a breve recarsi in letargo.

 

Riguardo ai lupi, invece, diversi sono stati gli avvistamenti registrati nel mese di novembre, a cui si aggiunge una triste scia di investimenti che ha portato al ritrovamento di ben 3 esemplari morti. Tra gli avvistamenti più significativi c'è sicuramente quello di Vermiglio, dove ad essere “catturato” dalla fototrappola è stato un nucleo di 10 esemplari, comprendente la cucciolata dell'anno corrente.

 

A segnalare la presenza del lupo, oltre alle immagini immortalate dalle fototrappole, vi sono anche le carcasse rinvenute di ungulati selvatici. Per quanto riguarda i danni ad animali domestici o d'allevamento, invece, sono stati 7 i casi di predazione registrati, fra asini e ovini non protetti o protetti da opere risultate non idonee.

 

Come accennato, nel mese di novembre si sono verificati anche 4 tristi fatti riguardanti la presenza dei lupi in Trentino. Altrettanti, infatti, sono stati gli investimenti lungo la rete stradale provinciale, di cui 3 sono risultati mortali per gli animali coinvolti. Il 5 novembre una lupa di 2-3 anni è stata investita e uccisa da ignoti in tangenziale a Trento.

 

Il 17 novembre, invece, un giovane maschio di 6-7 mesi è stato investito e ucciso, sempre da ignoti, in località Speccheri, in Vallarsa. Sempre nella valle che da Rovereto si spinge fino alla provincia di Vicenza, questa volta a Trambileno, il 24 novembre un lupo sarebbe stato urtato da un veicolo, per poi allontanarsi dalla strada.

 

L'ultimo investimento mortale, infine, ha riguardato un esemplare maschio di 3 anni, colpito e ucciso da un'ambulanza a nord di Serravalle all'Adige. Tutte le collisioni, nondimeno, sarebbero avvenute di notte o alla prime luci dell'alba, essendo il lupo un animale molto schivo e che evita di avvicinarsi all'uomo.

 

I tre investimenti fatali – quattro se contiamo l'episodio di Trambileno – in un periodo così breve possono essere spiegati in parte, scrive la sezione Grandi carnivori della Pat, con l'abbassamento a fondovalle degli ungulati selvatici, tipico di questa stagione. Verosimilmente, pertanto, anche i lupi scendono verso valle, trovandosi lì la maggiore disponibilità di prede. Indirettamente, questo alto tasso di mortalità può essere considerato un segno dell'aumento di numero di questi grandi carnivori sul territorio provinciale, fenomeno riscontrabile in tutto l'arco alpino.

 

Rispetto all'esemplare di lince B132, unico segnalato in provincia, non si registrano altri avvistamenti. 

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