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Tempi difficili per il settore vitivinicolo. Il presidente del Consorzio Vignaioli si rivolge alla Pat: "Abbassare le rese per tutelare le denominazioni"

Mentre all'orizzonte si intravede l'inizio della vendemmia, gli effetti dell'emergenza Coronavirus potrebbe ripercuotersi pesantemente sul settore vitivinicolo. Per questo dal Consorzio Vignaioli giunge una richiesta all'assessora Zanotelli e al preseidente del Consorzio Vini Trentini Patton: "Non forziamo la produzione 2020, troviamo una soluzione condivisa per piccole e grandi aziende"

Di Nereo Pederzolli - 01 aprile 2020 - 16:47

TRENTO. Produrre meno, ma meglio, per non intasare i magazzini, essere più competitivi sul mercato, dare maggior identità a quanti coltivano la vite solo per vinificare “in proprio” le uve che vendemmiano. Tra 150 giorni appena sarà tempo di vendemmia. E non saranno giorni di facile entusiasmo.

 

Sperando che il Covid 19 sia stato messo alle spalle, le ripercussioni saranno tangibili. Anche in cantina e ancor prima tra i vigneti. L’allarme – corale – lo lanciano i Vignaioli del Trentino: una settantina di “vignerons” decisi a far sentire il loro valore. Chiamando in causa l’establishment di settore gestito dalla Provincia Autonoma di Trento.

 

Lo chiede il presidente del Consorzio Vignaioli, Lorenzo Cesconi, rivolgendosi sia a Giulia Zanotelli, assessore provinciale, che a Pietro Patton, presidente del Consorzio Vini Trentini: “Abbassare le rese, per tutelare le denominazioni”. Questo per dare risposte immediate a quanti lavorano in vigna – manca pure manodopera idonea – e per gestire giacenze, strategie di mercato – che sarà tutto da “reinventare” – ma anche giungere alla vendemmia con obiettivi condivisi tra piccoli e grandi cantine.

 

Non forzare la produzione 2020, puntare sulle peculiarità dei singoli micro-territori viticoli, per difendere il prezzo dei vini. Che sono a rischio di drastiche riduzioni, per recuperare la stagnazione causata da questo virulenta pandemia.

 

La stagione viticola è appena partita. Le viti piangono, cadenza naturale, omaggio al risveglio. Ma bisogna operare affinché non scendano lacrime autunnali tra gli operatori. Così la proposta di ridurre le rese per ettaro, per dare una risposta corale all’emergenza di questo periodo. Difendere le DOC, appello che i vignaioli estendono, sinceramente, anche ai vertici delle grosse cooperative vitivinicole. Lo fanno in controtendenza alle loro collaudate strategie.

 

Le aziende dei vignaioli infatti hanno sempre privilegiato l’IGT Dolomiti, evitando – anche se avrebbero tutti i carismi per farlo – il rispetto dei disciplinari della DOC, solitamente ostentate con enfasi proprio dalle cooperative vinicole. Dolomiti, indicazione geografica per non “mescolarsi” con le DOC, ritenute da tanti “troppo permissive e massificanti”.

 

E’ la prima volta che si giunge ad una proposta unanime. Atto importante, decisamente innovativo. Lavorare assieme – scrive Lorenzo Cesconi – per un coraggioso rilancio, per un nuovo dialogo e confronto tra categorie e autorità provinciale. Pure coinvolgendo i consumatori più accorti. Proposta da 1 aprile, ma assolutamente seria e di giusta strategia.

 

Del resto da più parti, nel settore vitivinicolo, si studiano nuove opzioni per rispondere al virus. Anche per esaltare le peculiarità del piccolo e bello, in forme di economia circolare. Recuperare risorse, per ripartire in sicurezza. Intanto i “colossi enologicistanno studiando l’eventualità di destinare alla distillazione le mega giacenze di vino. Per svuotare i magazzini, per dare alcol da usare contro la pandemia.

 

Ecco perché la proposta lanciata da Cesconi – vignaiolo tra l’altro ai vertici della FIVI, la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti – ha un valore che supera la presa di posizione: mette le basi per un dialogo costruttivo sul futuro stesso del vino trentino. Armistizio tra piccoli e grandi imbottigliatori? Chissà, ma il Covid 19 potrebbe generare – almeno in questo – sana quanto vera positività. Condivisa.

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