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Troppo caldo ed è boom di processionaria, l'esperto: ''Con i cambiamenti climatici ora la ritroviamo anche sopra i mille metri''

Uno dei fattori limitanti di questa specie sono sostanzialmente le basse temperature invernali. Quest'anno però il clima è stato mite. Zanghellini: ''Negli ultimi anni l'aumento delle temperature ha anticipato il ciclo vitale di questo animale" 

Sullo sfondo l'immagine di Ennio Lappi (Tratta da Fb)
Di Giuseppe Fin - 18 febbraio 2020 - 19:06

TRENTO. Un inverno con le temperature miti è una delle principali cause che porteranno quest'anno ad un vero e proprio boom di processionaria sul nostro territorio. Sono moltissimi i grossi nidi bianchi sugli alberi che nelle ultime settimane in tanti fotografano.

 

Il nome scientifico è Thaumetopaea pityocampa è una farfalla diffusa in tutta l’Europa meridionale che attacca soprattutto il pino silvestre e il pino nero. In Trentino, fino a qualche anno fa, era presente nel fondovalle fino a circa un quota di mille metri ma ora i cambiamenti climatici stanno stravolgendo anche questo. “La processionaria sta conquistando il nostro territorio ben al di sopra dei mille metri e questo perché le temperature si sono alzate” ci spiega Sandro Zanghellini, naturalista, accompagnatore di media montagna e componente della società Albatros.

 

Uno dei fattori limitanti di questa specie, infatti, è rappresentato sostanzialmente dalle basse temperature invernali. Ogni anno ci sono quindi delle fluttuazioni numeriche sulla presenza che per il 2020 è prevista consistente.

 

Il ciclo vitale della processionaria fa si che l'inverno venga superato in forma di bruco e non sono molte le specie che effettuano questa trasformazione. I bruchi durante la stagione fredda rimangono protetti in un grosso nido di seta che si costruiscono dopo essere nati sulla pianta dove la femmina della falena ha deposto le uova. Da qui scenderanno solo quando avverrà la metamorfosi nella primavera successiva.

 

“Sulle piante – spiega Zanghellini – adesso ci sono i nidi che contengono i bruchi nati durante l'estate 2019 dalle uova depositate dagli adulti. Sono rimasti in quel posto in agosto, settembre, ottobre e poi tutti assieme hanno fanno il nido dove passare l'inverno”. Nelle zone più meridionali del Trentino, in queste settimane i bruchi sono già usciti e pur mantenendosi ben ancorati alla pianta, escono di notte per mangiare le foglie. Tra un po', quando avranno terminato la loro crescita, lasceranno definitivamente il nido per poi scendere sul terreno dove sprofondare e fare il bozzolo, trasformarsi in crisalide e nella prossima estate usciranno le falene.

 

“L'inverno quest'anno è stato molto mite – ha spiegato il naturalista - e la mortalità di questa specie è stata quindi molto bassa anche se ovviamente ci sono stati dei parassiti. Una situazione che si è verificata sia in bassa che in media quota”.

Proprio questi parassiti vengono tenuti sotto controllo anche attraverso alcuni studi dalla fondazione Edmund Mach. “Ora la processionaria è già in movimento - continua Zanghellini – e partendo dalle zone più calde del Trentino inizierà a spostarsi. Analizzando gli ultimi 20 anni ci si accorge che questo ciclo vitale ha subito un anticipo”.

 

Questo insetto può causare problemi di ordine sanitario all’uomo e agli animali che entrano in contatto con i peli urticanti di cui sono provviste le larve. I peli urticanti possono provocare reazioni allergiche con sintomi a carico della pelle, degli occhi o del sistema respiratorio. Quali consigli per i cittadini? “Di certo – spiega Sandro Zanghellini – se si va in giro bisogna guardarsi attorno. Non è necessario venire a contatto diretto con i bruchi per ricevere irritazioni. I bruchi cambiano la loro pelle e questa cade a terra. I peli urticanti sono piccolissimi e possono ancora creare problemi. Occorre fare attenzione al pino nero e al pino silvestre”.

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