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Gli escavatori in azione sul pascolo, la Pat: “Solo una bonifica” ma “sono in corso delle verifiche sulle caratteristiche qualitative del terreno riportato”

Dopo i dubbi sollevati da Degasperi interviene la Provincia che difende la bontà dell’operazione di bonifica: “L’area si presentava come pascolo accidentato, con massi affioranti che rendevano difficoltosa la manutenzione meccanizzata”, poi la precisazione: “Tuttavia, dal momento che solo i settori a monte risultano rinverditi, i lavori non possono ritenersi del tutto conclusi”

Di Tiziano Grottolo - 24 ottobre 2021 - 11:13

PANCHIÀ. La scorsa primavera, nella zona di Panchià, nel cuore della Val di Fiemme, e più recisamente nella località che i residenti chiamano “baita 7 nani”, erano entrati in azione i potenti escavatori di un’importante ditta di costruzioni.

 

Ufficialmente i lavori sono serviti per trasformare una vecchia pista da sci in pascolo. Eppure il consigliere Filippo Degasperi, aveva sollevato diversi dubbi sulla necessità di tale operazione. “Trattandosi di un’ex pista da sci – osservava il leader di onda Civica – risulta incomprensibile quali siano gli interventi necessari per trasformare in pascolo un terreno già normalmente utilizzato come tale”. Non solo, perché come dimostrato in alcuni video, quando arriva il maltempo, il “prato bonificato” si trasforma in un corso d’acqua che, scendendo a valle, ha pure rovinato la strada sterrata. “Il risultato è sotto gli occhi di tutti – sottolineava sempre Degasperi – il terreno, privato dei grossi massi, avrebbe perso le sue capacità drenanti e alla fine per ripristinare la situazione è dovuto intervenire il Comune”.

 

Dal canto suo la Provincia, tramite il presidente Maurizio Fugatti, difende la bontà dell’operazione: “Lo scopo della bonifica agraria era quello di migliorare la gestione del pascolo, con possibilità di sfalcio. Prima dell’intervento, l’area si presentava come pascolo accidentato, con massi affioranti che rendevano difficoltosa la manutenzione meccanizzata”.

L’intervento, prosegue la Pat, riguarda una bonifica agraria ricadente prevalentemente in area pascoliva e in minor parte in area a bosco. In ragione dell’interessamento di un’area boscata è stata rilasciata l’autorizzazione al cambio di coltura dall’Ufficio distrettuale forestale di Cavalese. Al 15 giugno 2021, la movimentazione del materiale risulta conclusa e l’area presenta una morfologia dolce e regolare, adatta sia al pascolamento che allo sfalcio. Tuttavia, dal momento che solo i settori a monte risultano rinverditi, i lavori non possono ritenersi del tutto conclusi.

 

Lo scorso 21 aprile 2020, i forestali di Predazzo hanno effettuato un controllo specifico per la parte di bonifica che comportava la trasformazione da bosco a pratopascolo appurando il corretto taglio delle piante. La movimentazione del terreno riscontrata visivamente risultava compatibile con quella quantificata nel progetto, pari a circa 22.500 metri cubi di scavo e 19.500 metri cubi di riporto. Ciò risulterebbe anche da un precedente sopralluogo di verifica eseguito il 29 agosto 2019.

 

Per quanto riguarda il rischio idrogeologico derivante dalla realizzazione dell’intervento la bassa pendenza e la distanza dal rio Cavelonte hanno fatto escludere alla Provincia problemi di stabilità idrogeologica. Eppure riguardo alla provenienza del limo utilizzato per la copertura del terreno e le verifiche effettuate sulla conformità dello stesso, la Pat fa presente che “ad oggi sono in corso delle verifiche sulle caratteristiche qualitative del terreno riportato”.

 

Le risposte della Pat però non hanno convinto Degasperi: “Strano che su un’ex pista da sci ci fossero dei sassi affioranti, non si capisce poi come mai le verifiche sul terreno non siano state effettuate in via preventiva. Infine per quanto riguarda i rischi idrogeologici evidentemente non hanno visto cosa succede quando piove, uscire quando c’è il sole non serve”.

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