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Il generale del Cites: “L’orsa Dj3 sarà trasferita in Germania in un’area adeguata nella Foresta Nera”

Il generale carabinieri del Cites, ospite di un incontro online organizzato dalla Lav ha fatto sapere che l’orsa Dj3 sarà trasferita dal Casteller alla Germania: “Gli orsi, i lupi e la fauna selvatica del territorio rappresentano quello che per Roma sono le grandi opere dell’antichità o del Rinascimento”

Di Tiziano Grottolo - 17 aprile 2021 - 16:02

TRENTO. “Dj3 è in fase di trasferimento, l’ufficio competente dei carabinieri del Cites di Verona ha rilasciato un certificato di trasferimento in Germania in un’area adeguata”, così Massimiliano Conti, generale dei carabinieri del Cites, ospite di un incontro online organizzato dalla Lav insieme a Massimo Vitturi e Carla Campanaro, rispettivamente referente animali selvatici e avvocata dell’associazione. Una notizia che arriva dopo la pronuncia del Tar di Trento che nei giorni scorsi ha accolto il ricorso di varie associazioni ambientaliste contro l’ordinanza di cattura di Jj4, mentre ha respinto quello presentato per la liberazione di M57 già recluso al Casteller.

 

Stando a quanto riferito dal generale dei carabinieri del Cites Dj3 (l’orsa che da più tempo si trova reclusa al Casteller) sarà trasferita a Bad Rippoldsau-Schapbach, cittadina tedesca che sorge ai margini della Foresta Nera, dove esiste il “Parco alternativo della Foresta Nera per orsi e lupi”. Lo stesso dove a suo tempo venne trasferita Jurka. “Per il trasferimento di Dj3 – ha aggiunto Conti – è arrivato anche anche il nulla osta dalla commissione scientifica tedesca. In un primo momento la Provincia di Trento aveva pensato di proporre un trasferimento al parco faunistico di Spormaggiore ma poi si è orientata si questa struttura molto ampia nella Foresta Nera”.

 

Di conseguenza al Casteller dovrebbe liberarsi un posto e il timore degli ambientalisti è che presto possa finirci un altro plantigrado. Resta alta l’attenzione su Jj4, infatti anche se la pronuncia del Tar ha dato ragione agli ambientalisti non esclude in via assoluta che in futuro la stessa esemplare possa essere catturata.

 

“Il nodo centrale è il rapporto tra fauna selvatica e comunità rurali, è assolutamente fondamentale lavorare in maniera concreta, pragmatica, ma anche estremamente attenta per superare i conflitti fra esigenze delle popolazioni selvatiche e comunità rurali. Mi sembra che tutte le dinamiche che si stanno manifestando – mi riferisco agli orsi del Trentino, ha specificato il generale carabinieri del Cites – non possano trovare una soluzione adeguata se non si è consapevoli della necessità di affrontare questa tematica partendo dalla considerazione prioritaria della pubblica sicurezza delle comunità ma anche del fatto che queste specie sono patrimonio indisponibile dello Stato. Gli orsi, i lupi e la fauna selvatica rappresentano quello che per Roma sono le grandi opere dell’antichità o del Rinascimento. Lo sforzo deve puntare a superare possibili situazioni di confidenza o di pericolosità, che però deve essere una pericolosità concreta, reale, grave perché questo l’ordinamento giuridico comunitario e nazionale prevede per limitare la libertà o anche procedere agli abbattimenti. Casi estremamente residuali, comunque delle sconfitte inevitabili anche per l’indole di singoli esemplari. Su questo c’è molto lavoro da fare anche a livello culturale”.

 

Al di là della ricostruzione dell’attacco di Jj4 ai danni di due cacciatori, secondo il generale dei carabinieri del Cites “tutto dovrebbe partire da un rispetto delle esigenze di tutte e due i contendenti diciamo. Un primo punto sarebbe pianificare tutta l’attività della comunità in modo tale da assicurare un habitat a queste popolazioni, è difficile pretendere che non ci sia un atteggiamento confidente se l’habitat in certe situazione viene ristretto in maniera incompatibile con l’etologia e la numerosità della popolazione degli animali”. Conti è intervenuto anche sulla cattivazione degli esemplari “che deve avvenire solo di fronte a una pericolosità che la collettività non può tollerare. È chiaro – ha concluso – che qualunque struttura chiusa è accettabile solo nel caso in cui l’esemplare non possa più vivere in natura perché mette a rischio in maniera non accettabile la sicurezza dei cittadini. Per l’esemplare selvatico qualunque spazio chiuso non può essere considerato conforme all’etologia dell’esemplare. La sicurezza pubblica è la priorità ma va valutata con molta attenzione”.

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