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Insetticida Trebon sulle viti, la Federazione apicoltori: ''Alcune cantine più sensibili dei tecnici all'ambiente. Dalla Pat tutto tace e intanto le api muoiono''

Romano Nesler, presidente della Federazione associazioni apicoltori del Trentino: "La lotta alla Flavescenza dorata sulle vite ha tristi precedenti per il nostro settore: alcuni anni fa con il prodotto Actara abbiamo avuto una moria a Novaledo. Ci sarebbero alcune soluzioni ma nessuno affronta i problemi"

Di Luca Andreazza - 21 giugno 2021 - 09:32

TRENTO. "Apicoltori e associazioni sono rimasti soli a gestire una situazione che ormai non è più sostenibile". A parlare è Romano Nesler, presidente della Federazione associazioni apicoltori del Trentino. "La lotta alla Flavescenza dorata sulle vite ha tristi precedenti per il nostro settore: alcuni anni fa con il prodotto Actara abbiamo avuto una moria a Novaledo. Siamo stati minacciati di querela da parte di una cantina, ma poi la sostenza è stata ritirata dal mercato per la tossicità sugli insetti pronubi".

 

Il caso nasce dal bollettino della Fondazione Mach-Centro trasferimento tecnologico del 16 giugno che affronta il tema della "Flavescenza dorata". Lì vengono indicati due interventi sulla vite da portare avanti in fasi successive. La Fem inserisce tra gli insetticidi da usare il Trebon, sostanza molto forte e con effetti sulle api (Qui articolo).

 

C'è stata una forte presa di posizione degli apicoltori negli scorsi giorni, una lamentela in particolare riguarda le tempistiche sulla comunicazione. Alcune cantine si sono tirate indietro sulla possibilità di utilizzare il Trebon, mentre i vignaioli a Il Dolomiti hanno evidenziato sull'importanza di puntare soprattutto sulla ricerca (Qui articolo). L'ex assessore Michele Dallapiccola invece ha sollevato qualche criticità legata alla necessità di coinvolgere maggiormente gli attori chiamati in causa sulle decisioni (Qui articolo).

 

"Fa certamente riflettere che da parte di alcune cantine ci sia più sensibilità verso le problematiche ambientali rispetto a quella dimostrata dall’organismo tecnico che ufficialmente consiglia i prodotti da utilizzare per i trattamenti. Personalmente - dice Nesler - invece sono convinto del fatto che informare gli apicoltori, pur utile e doveroso, non sia un aspetto veramente risolutivo per questi problemi".

 

Si cercano soluzioni alternative. "E' necessario affrontare seriamente queste problematiche: maggiore cautela e sensibilità da parte di chi consiglia i trattamenti; buona propensione a ritirare subito dal mercato per non usare i prodotti 'a rischio' come quello in questione, così come sfalcio del prato erboso sotto i frutteti e i vigneti: attualmente consigliato ma non obbligatorio. E poi uso dei diserbanti solo in autunno; trattamenti effettuati negli orari più opportuni; eliminazione del diserbo selettivo e della concimazione dei prati con liquami".

 

La Federazione associazioni apicoltori chiedono di poter affrontare i problemi. "Queste sono solo alcune soluzioni che oggi restano nel cassetto delle buone intenzioni, ma in quello degli apicoltori, perché da parte delle altre categorie non si parla di questi temi. Servirebbero anche interventi normativi della Provincia di Trento per obbligare chi usa questi prodotti a comportamenti più consoni alla salvaguardia delle api e della salubrità dell’ambiente in cui viviamo. Ma anche su questo tema tutto tace e intanto le api muoiono. A causa dei problemi ambientali e climatici, l’apicoltura diventa un'attività non più remunerativa: questo significa che arrivano ulteriori problemi e difficoltà per l’impollinazione delle specie selvatiche e coltivate. le api sopravvivono ormai solo se allevate".

 

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