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Per la Pat 4 orsi possono stare in uno spazio molto più piccolo di un campo da calcio. Zanotelli: “A Spormaggiore rafforzata la parte elettrica della recinzione”

La Provincia ha effettuato dei lavori “di manutenzione straordinaria” sul recinto per orsi a Spormaggiore. Secondo Zanetelli in un’area che è circa la metà del Casteller (che può contenere al massimo 3 plantigradi), potranno essere ospitati fino a 4 esemplari

Libearty Bear Sanctuary Zarnesti in Romania
Di Tiziano Grottolo - 06 febbraio 2021 - 19:26

TRENTO. Accanto alla ben più nota area faunistica del Casteller, che attualmente custodisce tre esemplari di orso bruno, ce ne è un’altra che si trova a Spormaggiore dove vivono da tempo due orse, meno famose dei cugini del Progetto Life Ursus. Queste due esemplari, sono le stesse che fino alla metà degli anni ‘90 si trovavano all’interno della “busa degli orsi” a Sardagna, sopra Trento. Vennero trasferite sull’Altopiano della Paganella una volta che la struttura fu abbandonata.

 

Da quanto trapela però, le due orse potrebbero ricevere una nuova coinquilina: la candidata pare essere Dj3, l’orsa che da più tempo vive reclusa al Casteller. Infatti, l’assessora Giulia Zanotelli, rispondendo a un’interrogazione del consigliere autonomista Michele Dallapiccola, fa sapere che “a Spormaggiore non è stato realizzato un nuovo recinto ma è stata effettuata una manutenzione straordinaria – circa 30.000 euro di spesa – su quello esistente”. In particolare è stata rafforzata la parte elettrica della recinzione con l’aggiunta di qualche minimo intervento strutturale. “Tale rafforzamento – conclude Zanotelli – ha reso la struttura idonea a poter eventualmente ospitare anche altri animali”.

 

Allo stesso tempo, nonostante la politica delle catture sia stata bocciata dagli esperti di Ispra, anche il Casteller sarà allargato. “Al fine di consentire la custodia di ulteriori esemplari problematici – si legge nella risposta all’interrogazione – è stata progettata un’ulteriore area recintata, nei pressi di quella esistente. Infine verrà realizzata un’area di dimensioni ridotte per la custodia temporanea di grandi carnivori”. Replicando a una precedente interrogazione della leader dei Verdi Lucia Coppola, Zanotelli spiegava che “l’eventuale ampliamento della recinzione atta a contenere grandi carnivori è progettata ed il costo stimato è di 1,2 milioni di euro”. Una cifra che supererebbe ampiamente tutti i danni causati dall’intera popolazione di orsi trentini dal 1990 fino ai giorni nostri.

 

Tornando all’area recintata di Spormaggiore, appena 4.500 metri quadrati (circa la metà del Casteller), secondo l’assessora è adatta ad ospitare fino a 4 esemplari, d’altra parte, sottolinea, dispone di 4 tane. A quanto sembrerebbe ciò è sufficiente per stabilire che 4 orsi possono vivere in una spazio molto più piccolo di un campo da calcio (più o meno 7mila metri quadrati). Qui però sorge un dubbio, com’è possibile che l’area faunistica del Casteller (8.000 metri quadrati) possa ospitare al massimo 3 esemplari (come dichiarato dalla stessa Zanotelli) mentre quella di Spormaggiore che è molto più piccola, e forse anche meno sicura visto che si è resa necessaria una “manutenzione straordinaria”, ne possa contenere uno in più? Certo, se per stabilire il numero massimo di orsi che possono essere contenuti in un recinto basta contare il numero delle tane presenti, allora la Provincia ha trovato come risolvere il problema del sovraffollamento. Per ogni nuovo esemplare catturato basterà costruire una tana, magari pensando a una soluzione condominiale a più piani così da risparmiare anche un po’ di spazio.

 

Scherzi a parte, già una volta i carabinieri del Cites hanno certificato come le attuali condizioni di detenzione non garantiscano il benessere degli orsi del Casteller, e per questo le associazioni ambientaliste hanno denunciato il presidente della Pat Maurizio Fugatti. Più di tutti però fa fede ciò che riportano gli esperti di Ispra nel loro rapporto: “Per quanto riguarda la cattura e l’inserimento in cattività degli individui particolarmente problematici, si sottolinea che tale pratica, oltre ad implicare costi molto alti di mantenimento degli orsi e delle strutture stesse, comporta una considerevole abituazione all’uomo, la quale può esacerbare comportamenti a rischio ed esclude ogni possibilità di rilascio in natura. Inoltre, la permanenza in cattività rappresenta un problema importante di benessere animale soprattutto per individui nati e cresciuti in natura e che richiedono spazi ampi in cui potersi muovere”.

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