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| 21 mag 2023 | 20:00

Dall'aereo con le ''scie chimiche'' all'inseminazione delle nuvole, anche sull'alluvione in Emilia Romagna è la fiera delle fake. Zardi: “Serie di assurdità”

Sono diverse le ipotesi rilanciate negli scorsi giorni sui social e nelle quali si vorrebbe trovare una 'ragione' dietro le devastanti piogge che hanno messo in ginocchio l'Emilia Romagna, tra chi chiama un causa un misterioso aereo volato sopra Forlì-Cesena a chi parla di crisi climatica “creata” ad hoc. Per fare chiarezza, il Dolomiti ha contattato Dino Zardi, presidente dell'Associazione italiana di scienze dell'atmosfera e meteorologia e professore all'Università di Trento

TRENTO. Quanto avvenuto nei due eventi estremi che, da inizio maggio, hanno colpito l'Emilia Romagna (portando in alcune zone in soli 5 giorni, dall'1 al 3 e tra il 16 ed il 17 maggio, la quantità d'acqua prevista normalmente in 6 mesi) è senza precedenti. In poche parole, sintetizzando un approfondimento pubblicato sul nostro giornale negli scorsi giorni (Qui Articolo), si è trattato di un ciclone extra-tropicale, in termini tecnici un minimo di pressione chiuso (o cut-off) 'bloccato' sull'area degli Appennini da due zone di alta pressione a est e a ovest. Una situazione che ha fatto sì che le piogge continuassero a concentrarsi a lungo nella stessa zona, portando ad accumuli devastanti che hanno raggiunto un terreno già saturato dal precedente evento estremo (quello di inizio maggio). Un insieme di fattori che, purtroppo, ha portato alle drammatiche conseguenze che l'Emilia Romagna sta vivendo ancora oggi.

 

Al di là però delle spiegazioni di meteorologi ed esperti, come già avvenuto in occasione del drammatico nubifragio che nel settembre dello scorso anno ha colpito le Marche (Qui Articolo), per qualcuno la causa dell'alluvione sarebbe da ricercare in una non meglio specificata operazione di “controllo climatico” portata avanti, in una delle varie declinazioni del complotto, da un aereo volato sopra Forlì-Cesena qualche giorno prima dell'evento estremo (e impegnato in realtà nelle riprese per il Giro d'Italia). In sostanza, c'è chi attribuisce la responsabilità dell'evento estremo alle sempreverdi scie chimiche (in grado, secondo quanto riportato, di manipolare il clima), mentre su WhatsApp è diventato virale un audio nel quale si parla addirittura di una presunta apertura” della diga di Ridracoli come causa del disastro.

 

Tralasciando quest'ultima “teoria”, smentita negli scorsi giorni dalle autorità locali, è interessante notare come, ancora una volta, la fiera del complotto sui social non tardi a fornire prontamente un responsabile 'altro' per un disastro che, al contrario, si inserisce in un contesto di crisi climatica nel quale, come osservato anche dall'Ipcc (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite), si osserva chiaramente un trend di intensificazione per quanto riguarda gli eventi estremi. Il tutto, tra l'altro, confondendo le cosiddette 'scie chimiche' con le tecniche (ampiamente conosciute e utilizzate, letteralmente, alla luce del sole dagli anni '50) dell'inseminazione delle nuvole, o cloud seeding. Un tema, quest'ultimo, del quale il Dolomiti si è già occupato in passato insieme al presidente dell'Associazione italiana di scienze dell'atmosfera e meteorologia e professore all'Università di Trento Dino Zardi (Qui Articolo), al quale abbiamo chiesto oggi di fare chiarezza sulla questione.

 

“Quando si parla di scie chimiche – dice l'esperto – ci si riferisce semplicemente alle scie di condensazione degli aerei. Si tratta di un fenomeno visibile derivante dal congelamento istantaneo del vapore acqueo rilasciato dai motori dei velivoli. L'effetto di queste scie, che sono un sottoprodotto del traffico aereo, è stato valutato anche dall'Ipcc ed il loro impatto è trascurabile”. Chi parla invece di manipolazione climatica per spiegare l'alluvione, fa riferimento alla presunta “formazionedi nuvole e, di conseguenza, delle precipitazioni. Come anticipato però, in questo caso si entrerebbe (il condizionale, ovviamente, è d'obbligo) nell'ambito dell'ingegneria climatica e dell'inseminazione delle nuvole, una tecnica che prevede l'utilizzo di un sale, lo ioduro d'argento, da liberare nelle nuvole direttamente da aerei in volo in quota. L'obiettivo è favorire la condensazione del vapore acqueo presente, favorendo di conseguenza anche la formazione di gocce che, raggiunta la grandezza sufficiente, precipitano al suolo come pioggia.

 

“Si tratta però di una tecnica – precisa Zardi – che viene utilizzata al di sopra di nubi già formate e che in ogni caso non sarebbe visibile al suolo. Le scie di condensazione che vediamo in un cielo privo di nubi non c'entrano quindi nulla, è una teoria che non sta in piedi. Quanto avvenuto in Emilia Romagna non è per nulla misterioso ed è assolutamente comprensibile a livello meteorologico. L'aspetto anomalo è che il ciclone extra-tropicale formatosi al di sopra delle zone colpite presentava una minima molto bassa, che ha portato, come abbiamo visto, effetti molto evidenti e molto intensi. In ogni caso è impossibile indurre precipitazioni di questa entità e con un'estensione così ampia. Si tratta di una 'teoria' insostenibile”.

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