Le Faq del Muse per smentire le fake news sull’orso: “Sulla gestione è fondamentale affidarsi alla comunità tecnico-scientifica”
L’appello del Muse: “In una fase storica segnata dall’acutizzarsi di tensioni sociali, non di rado legate a dinamiche ambientali, climatiche, ecologiche e sanitarie fortemente stressate dall’azione umana, rinnoviamo l’invito a tutte e tutti a continuare a dare valore alla conoscenza e al dialogo costruttivo, nella convinzione costituiscano le uniche possibili leve per affrontare le sfide del presente”

TRENTO. In riferimento all’aggressione dell’orsa Jj4, avvenuta a Caldes lo scorso 5 aprile, il Muse di Trento ha deciso di unirsi alle voci di enti, professionisti e dei cittadini che in questi giorni hanno ribadito “la fondamentale importanza di fare affidamento alla conoscenza accumulata in anni di competente e dedito lavoro da parte della comunità tecnico-scientifica quale criterio guida nella gestione di questo, come di altri casi di conflitto con specie non umane”.
Il Muse è impegnato da quasi vent’anni nello studio, nella formazione e nella comunicazione sull’orso bruno nella Provincia di Trento, così come nella promozione di una “cultura della coesistenza con la fauna”. Gli esperti sottolineano come sia il Pacobace che Rapporto tecnico Ispra-Muse 2021 problematici in provincia di Trento includano chiare indicazioni sulle misure di intervento che la comunità tecnico-scientifica ritiene più opportune per garantire la coesistenza tra orsi e attività umane.
Queste includono: monitoraggio, prevenzione danni, indennizzi, un protocollo di gestione degli orsi problematici oltre a specifiche attività di formazione e una strategia di comunicazione da attuare in modo continuativo a favore di residenti e turisti. “Queste indicazioni – dicono dal Muse – costituiscono un riferimento imprescindibile per operare in modo consapevole”.
Dal canto suo l’ente museale si impegna a potenziare le attività di comunicazione ed educazione sulla coesistenza con i grandi carnivori, “attività svolte in passato anche su diretto incarico della Provincia di Trento. In una fase storica segnata dall’acutizzarsi di tensioni sociali, non di rado legate a dinamiche ambientali, climatiche, ecologiche e sanitarie fortemente stressate dall’azione umana, rinnoviamo l’invito a tutte e tutti a continuare a dare valore alla conoscenza e al dialogo costruttivo, nella convinzione costituiscano le uniche possibili leve per affrontare le sfide del presente”.
Di seguito alcune delle Faq del Muse che sul suo sito ha pubblicato l’elenco completo.
Quali sono le circostanze più comuni in cui si può verificare un attacco da parte di un orso bruno?
La maggior parte delle interazioni aggressive registrate in Europa (ma anche nel resto del mondo) avviene laddove un orso si trova in una situazione di percepita minaccia, spesso si tratta di casi in cui sia la persona che l’animale si ritrovano a sorprendersi involontariamente a distanza ravvicinata. Nel 47% dei casi a livello mondiale erano coinvolte femmine con cuccioli al seguito. L’attacco a fini predatori è quello più raro (5% dei casi documentati nel mondo tra il 2000 e il 2015).
È possibile ridurre il rischio di attacco?
Si, tenendo presente che in natura il rischio zero non esiste. I fattori che determinano come si svolge e conclude un incontro con un orso sono molti e interagiscono tra loro in maniera spesso imprevedibile. L’orso bruno è una specie schiva ma, in particolari situazioni, può rivelarsi molto pericoloso. La gran parte degli attacchi avviene come reazione difensiva in seguito a incontri ravvicinati involontari: sorprendere un orso, specialmente se una femmina con piccoli, a distanza ravvicinata è quindi la causa più comune di attacco. Fondamentale quindi è ridurre il rischio del verificarsi di questi incontri a sorpresa.
Quanti attacchi avvengono in Europa?
In tutta Europa tra il 2000 e il 2015 sono stati documentati 291 casi di attacco da parte di orso bruno con ferimento (il 45% nella sola Romania!), di cui il 6% con esito fatale. La stima è quindi di una decina di attacchi all’anno in Europa (10 attacchi/anno escludendo la Romania, 18 attacchi/anno se includiamo anche la Romania).
È vero che il progetto Life Ursus prevedeva un numero massimo di 40-60 orsi?
Assolutamente no: 40-60 individui è la popolazione minima vitale accettabile per garantire la sopravvivenza della popolazione con una buona probabilità nel lungo termine. Questo con l'obiettivo di ricostituire una popolazione che fosse poi in grado non solo di sostenersi nell’area minima individuata, ma anche e soprattutto di espandersi e riconnettersi geograficamente e geneticamente con le popolazioni limitrofe (in primis con la più vicina popolazione slovena). Il concetto di minima popolazione vitale così come quello di superficie minima necessaria a sostenere la popolazione sono concetti fondamentali nell’ecologia delle popolazioni e la biologia della conservazione.
Prima di iniziare il progetto Life Ursus è stata svolta una valutazione della fattibilità del progetto?
Prima di mettere in piedi il progetto Life Ursus, sono state svolte tutte le valutazioni necessarie, riassunte in quello che viene chiamato studio di fattibilità, nel quale si valutava non solo l'idoneità ambientale per la specie ma anche aspetti socio-economici, la percezione delle comunità locali, le potenziali criticità e strategie di prevenzione e gestione dei conflitti con le persone, e la probabilità di successo del progetto. Per quanto riguarda l’opinione degli abitanti sul progetto di reintroduzione dell’orso bruno, su oltre 1.500 di interviste effettuate il 70% della popolazione era a favore.
È vero che gli orsi si stanno avvicinando sempre di più alle persone?
Gli orsi tendono a evitare gli esseri umani. Numerosi e recenti studi hanno evidenziato, anche in Trentino, che gli orsi, e in generale le specie selvatiche, utilizzano le aree meno frequentate e si muovono nelle ore del giorno in cui ci sono meno persone. Da una parte abbiamo un ambiente altamente antropizzato, plasmato per l'utilizzo umano, con una crescente frequentazione anche per attività sportive e ricreative. Dall’altra parte anche la popolazione di orso bruno sta crescendo, come previsto, aumentando le possibilità di interazione tra orsi e persone.




















