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| 07 set 2023 | 06:01

Lupi, per Ispra si possono abbattere in via sperimentale un massimo di due esemplari in Trentino Alto Adige. E il via libera a Trento chiude (o quasi) le porte a Bolzano

A stabilire le direttive è Ispra ne "Il lupo nelle Province di Trento e Bolzano: analisi del contesto e indicazioni gestionali", fornito a luglio ai territori. Ecco quanto emerge dallo studio tra numero massimo di rimozione per non mettere a rischio la specie e raccomandazioni

TRENTO. Si possono abbattere massimo due lupi tra Trentino e Alto Adige, questo in via sperimentale e dopo due anni si valutano gli effetti delle rimozioni, se accordate da Ispra. Si raccomanda nel breve termine (anche qui si parla di 1 o 2 anni) di attivare azioni concrete per limitare la pratica del pascolo brado e di promuovere la corretta stabulazione notturna degli animali. Da istituire poi un tavolo tecnico per individuare una strategia di riduzione del rischio predazione. Il Trentino viene invitato a proseguire il monitoraggio dei contatti lupo-uomo, mentre l'Alto Adige deve attivarsi quanto prima in questo senso. E se un esemplare si avvicina, ripetutamente, a 30 metri da centri abitati? Bisogna verificare che non ci siano elementi attrattivi quali rifiuti, alimenti domestici o per cani per esempio. 

 

A stabilire le direttive è Ispra ne "Il lupo nelle Province di Trento e Bolzano: analisi del contesto e indicazioni gestionali", fornito a luglio ai territori. Un lungo e dettagliato lavoro elaborato su richiesta congiunta di Ministero, Trentino e Alto Adige. L'intento del documento è di chiarire il perimetro di azione nella cornice delle direttive europee e nazionali, ma anche sulla base delle leggi provinciali, la numero 8 del 2018 per Trento (la norma lasciata da Rossi) e la numero 11 del 2018 per Bolzano.

E sostanzialmente il parere positivo di Ispra alle due rimozioni accordate a Trento per il branco che orbita sulla Lessinia e responsabile delle predazioni a Malga Boldera chiuderebbe le porte alle richieste avanzate da Bolzano (Qui articolo). Il provvedimento firmato da Maurizio Fugatti è in stallo in attesa che il tribunale si esprima ma c'è già il semaforo verde dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. 

 

Una decisione avvallata da Ispra attraverso la valutazioni di tre condizioni (Qui articolo). Se i danni siano gravi "rispetto ai livelli medi sul territorio, nell'arco alpino e su base nazionale"; la prevenzione e la necessità di verificare ulteriori misure rafforzative per l'allontanamento e la dissuasione come la bonifica dell'area recintata con cani da guardiania e il pattugliamento da parte del corpo forestale e l'impatto della rimozione di due esemplari sulla specie nel suo complesso. Requisiti "soddisfatti" nel caso della Lessinia e quindi via libera alla sperimentazione. 

E già in quell'avvallo di Ispra si raggiunge il tetto massimo del margine di manovra: la possibilità di rimuovere 2 lupi sul territorio regionale, quindi nel complesso tra Trento e Bolzano. Da qui discende che le tre richieste altoatesine porterebbero all'abbattimento di un totale di 8 lupi, con conseguenze pesanti nella tutela di questi grandi carnivori e il rischio di compromettere lo stato di conservazione.

 

C'è la possibilità di derogare ai numeri indicati e ci sono vari iter autorizzativi da seguire, però ci sono dei grossi "ma" per l'Alto Adige. Il periodo 2015-2022, riporta lo studio, evidenzia un forte aumento dell'impatto complessivo esercitato dal lupo sul settore zootecnico nel corso degli anni, sia in termini di eventi di predazione, sia di capi uccisi, sia per il numero di aziende danneggiate. "Nella provincia autonoma di Bolzano, l’impatto sulle singole aziende è risultato relativamente limitato, poiché la maggior parte di esse ha subito al massimo uno o due attacchi durante gli otto anni presi in esame. Nella provincia autonoma di Trento, al contrario, si è evidenziata una forte polarizzazione dell’impatto sulle aziende, con una larga maggioranza che ha subito danni limitati ed una minoranza caratterizzata da attacchi cronici, spesso associati a perdite rilevanti".

Un altro dato preso in considerazione da Ispra è relativo alla consistenza dei branchi, la maggior parte orbita in Trentino mentre la diffusione di esemplari in Alto Adige sembra più ridotta, spesso si tratta di lupi orbitanti in zone di confine. Un punto molto debole per Bolzano appare la prevenzione.

 

"E' stato evidenziato uno sforzo di finanziamento e fornitura di alcune opere di prevenzione, a partire dal 2018. Il grado di diffusione dei sistemi di protezione del bestiame sembra essere, nel complesso, ancora piuttosto limitato, come testimoniato dal fatto che la totalità delle predazioni da lupo registrate negli otto anni presi in considerazione sono avvenute in assenza di misure di protezione. I dati forniti dalla provincia autonoma di Trento, relativi al censimento delle malghe effettuato nel 2019-2020, hanno messo in evidenza un’ampia diffusione dei recinti elettrificati tra le malghe a prevalenza di bestiame ovicaprino, mentre le malghe a prevalenza di bestiame bovino ne sono risultate in maggioranza sprovviste. La diffusione dei cani da protezione è ancora piuttosto limitata. I dati riferiti ai sopralluoghi ex-post, effettuati a seguito delle predazioni, hanno evidenziato che spesso, pur dove le misure di prevenzione sono presenti, non vengono utilizzate o vengono utilizzate in modo non corretto".

Spesso in Trentino è stata utilizzata una misura di prevenzione mentre in Alto Adige è emerso che "il 100% delle predazioni da lupo accertate in Provincia di Bolzano nel periodo 2015-2022 sono avvenute in assenza di misure di prevenzione, con riferimento sia alla presenza di recinti, elettrificati e non, sia di cani da protezione". E questo è una grande differenza nelle valutazioni di Ispra nel concedere l'autorizzazione alle rimozioni.

Un lavoro, questo sul lupo, dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale molto simile per cornice a quello effettuato per l'orso a seguito della tragedia di Caldes (Qui articolo). In quel caso, come spiegato da Il Dolomiti, è stato stabilito che si potrebbe procedere alla rimozione di massimo 8 orsi, di cui 2 femminile all'anno ma solo dopo un percorso di un certo tipo, piano Pacobace in primis. La ratio è più o meno la stessa per intervenire sui lupi (Qui articolo).

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