Siccità, ecco la situazione tra l'inesorabile agonia del Po e la crisi del Garda “sacrificato per la sopravvivenza dell'ecosistema a valle”
A fare il punto l'Anbi (Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue) che sottolinea: “Al Nord pioggia e neve ma la situazione non migliora perché il sistema idrologico non è più in grado di rigenerarsi”

ROMA. L'emergenza siccità continua a pesare in buona parte del Paese, nonostante l'arrivo di alcune perturbazioni che negli ultimi giorni hanno portato un po' di pioggia e, sulle Alpi, una spolverata di neve: è questo in sintesi quanto riportato negli scorsi giorni nel monitoraggio settimanale dagli esperti di Anbi (l'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue), che hanno fatto il punto sulla situazione delle risorse idriche in Italia.
Situazione che, come anticipato, nonostante le (poche) precipitazioni registrate non è sostanzialmente cambiata e che rimane quindi critica con l'arrivo della bella stagione ormai alle porte. La 'linea di difesa', dice l'Anbi, contro la perdurante siccità nell'Italia settentrionale e che ha il epicentro nella Pianura Padana, si attesta sull'Emilia Romagna dove la disponibilità d'acqua nei fiumi, pur essendo di molto inferiore alla media del periodo, è però di gran lunga superiore rispetto a quella dello scorso anno.
Più a Nord prosegue però inesorabile, da oltre un anno, l'agonia del fiume Po “che riduce le portate lungo tutta l'asta e, al rilevamento di Pontelagoscuro, è già vicino alla soglia minima (450 metri cubi al secondo) in grado di contrastare la risalita del cuneo salino”. Nel frattempo in Lombardia la Regione ha sottolineato come, rispetto alle riserve idriche del periodo, manchino in questa fase circa 2 miliardi di metri cubi d'acqua, recuperati in piccola parte (80 milioni di metri cubi) nell'ultimo mese, ribadendo che se le precipitazioni continueranno a mancare sarà inevitabile posticipare la stagione irrigua.
“Si conferma l'impossibilità di autonomo riequilibrio del sistema idrico – dice il presidente di Anbi Francesco Vincenzi –. Gli esperti parlano della necessità di 50 giorni consecutivi di pioggia, evenienza cero da non augurarsi per un territorio idrogeologicamente fragile come quello italiano. Per questo è evidente la necessità di realizzare infrastrutture capaci di trattenere le acque di pioggia, quando arrivano, creando riserve e rimpinguando contestualmente le falde”.
Proprio a questa esigenza, aggiunge il direttore generale Massimo Gargano, risponde il 'piano laghetti', lanciato da Anbi insieme a Coldiretti, che mira però anche ad altri primari interessi “come quelli della produzione di energia rinnovabile, della tutela dell'ambiente, del benessere e delle comunità locali. Auspichiamo che il Decreto acqua, più volte annunciato, preveda le risorse necessarie ad avviare interventi, di cui l'emergenza idrica richiama l'urgenza”.
Fra i grandi laghi, aggiunge l'Anbi: “Prosegue la crisi del bacino del Garda, costretto ad essere sacrificato per mantenere la sopravvivenza dell'ecosistema a valle (nonostante le portate di deflusso ridotte al minimo, c'è un saldo negativo di oltre 5 metri cubi al secondo) e che continua a registrare livelli dimezzati rispetto alla media, permanendo vicino al minimo storico. Il resto dei grandi invasi settentrionali guadagna una manciata di centimetri d'acqua: il Maggiore è al 45,4% di riempimento, il Lario al 23,5% (unico ad essere tornato vicino alla media del periodo), il Sebino al 21,4%”.





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