"Un compost biologico per contrastare i Pfas", al via un nuovo progetto pilota. Europa Verde: "La volontà è quella di offrire agli agricoltori una strategia efficace"
La consigliera regionale Cristina Guarda, intervistata da Il Dolomiti: "Il progetto pilota per ora è circoscritto a qualche metro quadrato in uno dei miei terreni e in quelli di due aziende agricole. L'obiettivo è quello di trasformare questa iniziativa in una rete tra università e imprese con acqua o suolo contaminati, mettendo a disposizione una strategia efficace per proteggere piante e frutti"

VENEZIA. Ha preso ufficialmente il via in Veneto un progetto pilota per contrastare i Pfas in agricolura. Lo annuncia la consigliera regionale Cristina Guarda (Europa Verde), che anticipa: "Per ora è circoscritto a qualche metro quadrato in uno dei terreni della mia famiglia e in quelli di altre due tenaci aziende agricole", ma se dovesse rivelarsi una strategia efficace potrebbe prendere piede anche altrove "soprattutto nelle zone contaminate da sostanze perfluoroalchiliche, come rivelato in uno studio di Le Monde".
Incolori, insapori e indistruttibili, le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sono sostanze chimiche 'eterne' molto diffuse e potenzialmente pericolose per ambiente e salute umana. Per le loro proprietà tensioattive sono largamente utilizzati in una moltitudine di applicazioni industriali. Entrano nell'ambiente attraverso differenti percorsi e, l'inefficienza dei sistemi di trattamento tradizionali unita a un'assenza pressoché totale di monitoraggio delle emissioni, ha permesso nel tempo a queste sostanze di diffondersi nell'ambiente e nel ciclo dell'acqua, nei fiumi e nelle falde.
Accanto agli esperti dell'Università di Padova e con dati alla mano, è pertanto partito un progetto pilota, "attualmente in una fase di ricerca per verificare se il nuovo metodo per contrastare i Pfas in agricoltura, funzioni o meno", sottolinea Guarda intervistata da Il Dolomiti. Il sistema prevede "l'utilizzo di un compost biologico per catturare i Pfas, assorbiti in maggior o minor quantità a seconda del tipo di pianta attraverso acqua o terreno", spiega.
"Grazie a uno studio tedesco fatto in Baden-Württemberg, sappiamo che le patate assorbono meno i Pfas mentre altre piante di più - prosegue la consigliera -. La pianta, come l'uomo, è un 'bioaccumulatore': assorbe sostanze che trattiene. Consapevoli dei pericoli dati dai Pfas diventa quindi anche una questione di prevenzione sanitaria fare in modo che questo non avvenga più".
Così è stato avviato un percorso con gli esperti dell'Università di Padova che nei prossimi mesi raccoglieranno dati "per vedere se questo nuovo sistema funziona e se il compost biologico utilizzato aiuta a garantire la qualità del lavoro degli agricoltori, in particolare in quelle zone dove ci sono effettive contaminazioni nell'acqua o nei terreni - conclude Guarda -. Il progetto pilota per ora è circoscritto a qualche metro quadrato in uno dei miei terreni e in quelli di due aziende agricole ma l'obiettivo è ovviamente quello di trasformare questa iniziativa in una rete tra università e imprese con acqua o suolo contaminati, mettendo a disposizione una strategia efficace per proteggere piante e frutti dall'accumulo di Pfas".


















