Precipitazioni record negli Emirati Arabi Uniti e intere zone allagate (FOTO), il "cloud seeding" non c'entra con l'alluvione
Una quantità di pioggia straordinaria che qualcuno ha imputato al “cloud seeding”, le autorità emiratine negano e anche gli esperti spiegano perché non è possibile che questo metodo abbia potuto portare all'ondata di precipitazioni

TRENTO. Un'ondata record di precipitazione sugli Emirati Arabi Uniti. Sono stati registrati dal Centro nazionale di meteorologia oltre 250 millimetri di pioggia nell'Emirato di Al Ain e più di 100 millimetri a Dubai con le immagini dell'aeroporto bloccato e delle strade allagate.
Una quantità di pioggia straordinaria che qualcuno ha imputato al “cloud seeding”, un metodo adottato nel Paese ormai da un decennio proprio per far fronte alla cronica mancanza d’acqua, direttamente proporzionale allo sviluppo e all’espansione della città. Una pratica ben conosciuta a livello globale ma poco usata per molteplici ragioni come spiegava a il Dolomiti il professore di fisica dell'atmosfera di UniTn e direttore scientifico del Festivalmeteorologia Dino Zardi.
Gli Emirati Arabi Uniti registrano una media di meno di 200 millimetri di precipitazioni all'anno (la media di Londra è di 1.051 millimetri) e le temperature possono raggiungere i 50 gradi Celsius durante l'estate, infatti l'80% del paesaggio del Paese è coperto da terreno desertico (Qui articolo).
Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno smentito che voli di "cloud seeding" siano avvenuti prima delle inondazioni di Dubai mentre gli esperti sostengono che, nonostante questa pratica possa aumentare le precipitazioni stagionali del 10-30%, non sia sufficiente per giustificare alluvioni di tale portata.
Le autorità emiratine sostengono che le enormi precipitazioni sono state probabilmente dovute a una normale perturbazione esacerbata dal climate change: un sistema di bassa pressione nell'alta atmosfera, unito alla bassa pressione in superficie, ha prodotto una "compressione" dell'aria, intensificata dal contrasto tra le temperature più calde al suolo e quelle più fredde in alto, che ha creato le condizioni per l'evento estremo.












