Caldo torrido e zero termico oltre i 5 mila metri: "Fusione dei ghiacciai anche di notte con rischi di crolli sulle vie, anche per la grande quantità di acqua"
Un fine giugno torrido con il termometro che ha toccato la massima di 38 gradi in val dell'Adige. Con lo zero termico oltre i 5 mila metri soffrono i ghiacciai. "Temperature così elevate intaccano le 'scorte' di neve con una forte instabilità in quota"

TRENTO. Un'ondata di caldo, un fine giugno torrido con temperature elevate. La massima ha toccato i 38 gradi a Trento, Aldeno e Rovereto. Questo sulla base dei dati registrati dalle stazioni di MeteoTrentino. E lo zero termico si colloca oltre i 5 mila metri di quota.
"Un livello così elevato di zero termico era assolutamente raro fino al 2022, un dato registrato solo un paio di volte sopra i 5000 metri (luglio 1995 e 2022)", commenta Cristian Ferrari, presidente della Sat-Società alpinisti tridentini. "In anni 'normali' la quota dello zero termico estiva si attesta solitamente intorno a 3.200–3.500 metri. L'elevata temperatura continua causa anche la fusione del permafrost alla quote alte che può causare crolli di detriti sempre più frequenti sulle vie di salita".
Insomma, l'invito è quello della prudenza e della pianificazione di un'escursione in generale per evitare colpi di calore, di restare sfiniti durante la camminata e un ambiente ancora più fragile. Anche più in quota. Anche i ghiacciai, infatti, boccheggiano e sono più instabili.
"Lo zero termico così in alto raddoppia le ore di fusione perché non si ferma durante le ore notturne", aggiunge Ferrari. "Il livello delle nevi perenni è anche intorno a 3 mila metri e quindi temperature così alte intaccano la 'scorta' di neve. Oltre all'instabilità del ghiaccio e dell'ambiente più in generale, gli effetti sono possibili crolli oppure fenomeni di detriti, anche a causa del rilascio della grande quantità di acqua per fusione".
Non solo un altro duro colpo per i ghiacciai. Un rischio è quello di settimane estive che potrebbero caratterizzarsi per la siccità, il rischio incendi, ma anche di maltempo particolarmente estremo e intenso, come quelli in grado di far cadere dal cielo chicchi di grandine con un diametro fino a 10 centimetri tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
“La particolarità di queste ondate di calore è la precocità: in giugno fenomeni del genere sono rari. Non è la prima volta, certo: una fase simile a questa è stata registrata anche nel giugno del 2019. Ma in quel caso aveva riguardato solo gli ultimi giorni del mese, quest'anno invece siamo sopra media da oltre due settimane ormai", le parole a il Dolomiti di Luca Mercalli, noto climatologo, divulgatore scientifico e presidente della Società meteorologica italiana. "Queste situazioni diventeranno sempre più frequenti se, come sta succedendo, le emissioni di gas climalteranti continueranno ad aumentare” (Qui articolo).












