Declassamento lupi, i populisti festeggiano ma a pagare sarà chi li applaude. Senza i fondi Ue e con lo status di protezione "cruciale resta la prevenzione"
Il Parlamento europeo ha approvato il declassamento del lupo, ma mancano ancora dei passaggi a Bruxelles e Roma prima del via libera. C'è più chiarezza e qualche spiraglio di manovra in più ma non una rivoluzione, soprattutto in Trentino e in Alto Adige. Ispra: "Ora Province autonome e Regioni ordinarie, queste ultime in misura maggiore, avranno più responsabilità. La Commissione ha già spiegato che è la prima e ultima volta, nessuna modifica di status per gli orsi"

TRENTO. E' arrivato un altro via libera, quello del Parlamento europeo, al declassamento del lupo. C'è ancora un percorso da completare, prima a Bruxelles e poi a Roma, per il passaggio della specie da "strettamente protetta" a "protetta". Per il Trentino e l'Alto Adige, forti dell'autonomia, cambia relativamente poco, un po' di più nel resto d'Italia. Ma forse non bisogna illudersi: non sarà Apocalypse now. C'è un'attenuazione delle regole, ma non una rivoluzione. Un messaggio diverso (e populista) che però riduce le risorse da destinare all'agricoltura e alla zootecnia per rimborsi di danni e per azioni di prevenzione.
Ormai da giorni (e settimane) per ogni semaforo verde alla modifica della direttiva Habitat si sono susseguiti i festeggiamenti delle forze politiche, soprattutto a destra. Da settimane arrivano note e commenti. Da Alessia Ambrosi a Flavio Tosi fino a Roberto Failoni. "Con l’attesa nuova classificazione - il commento dell'assessore provinciale - sarà possibile intervenire anche tramite strumenti oggi non accessibili, come il controllo diretto della popolazione o, se previsto, l’inserimento tra le specie cacciabili" (Qui articolo).
Si esulta, si parla di svolta, ma in Trentino e in Alto Adige gli strumenti già ci sarebbero a disposizione: recinti, metodi di dissuasione e possibilità di intervenire. A Bolzano è vero che in passato sono arrivati i "niet" agli abbattimenti dei lupi ma a fronte di azioni di coesistenza e di protezione giudicati totalmente insufficienti (non ci si protegge e non si valutano alternative). A Trento c'è stato, seppur in deroga e in forma sperimentale, il via libera alla rimozione di due esemplari in Lessinia: non si è mai riusciti a portare a termine questa possibilità per la sospensiva decisa dal Consiglio di Stato e perché nel frattempo i due lupi si sono spostati e poi il periodo dell'alpeggio è terminato.
Sicuramente c'è un chiarimento nelle procedure (con la gestione che si avvicina, e molto, a quell'orso) e anche una responsabilizzazione delle Province autonome e delle Regioni a statuto ordinario. A ogni modo difficilmente, almeno nel breve periodo, in Italia si potrà andare a caccia di lupi.
Ma andiamo con ordine. Via libera dal Parlamento europeo sì ma l'iter non è ancora finito. "Le decisioni arrivano velocemente e le procedure sono molto rapide e accelerate ma ci sono ancora alcuni passaggi", le parole a il Dolomiti di Piero Genovesi, responsabile fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "Adesso si attende il via libera dal Consiglio europeo. Poi la modifica alla direttiva Habitat va recepita dal governo con la modifica del Dpr 357. si deve poi valutare se modificare la legge 157, sempre a livello nazionale".
Sempre nel breve periodo questa è la strada. "L'Europa ha già spiegato questa è una prima e ultima modifica che riguarda lo status di una specie. La Commissione ha chiarito che non sarà possibile abbassare lo stato di protezione per orsi e foche". Cosa cambia? "A differenza di altri Paesi è bene specificare che il lupo resta non cacciabile in Italia. Le regole sono un po' meno stringenti e il controllo è demandato a Province autonome e Regioni senza dover interessare preventivamente il Ministero dell'ambiente. Il parere di Ispra, però, resta obbligatorio, anche se non vincolante".
Procedure più snelle. "Si potrà intervenire dove si registrano danni o rischi per l'uomo con motivazioni meno dettagliate rispetto a oggi. Anche la prioritaria attivazione di misure alternative all'abbattimento rimarrà in vigore perché prevista anche dalla legge 157 ma in modo meno stringente rispetto al quadro attuale. Anche con il declassamento bisognerà dimostrare che i prelievi non compromettono lo stato di conservazione delle popolazioni".
E in questo senso e in previsione di questi passaggi Ispra ha definito una quota massima di prelievi, su base regionale (e provinciale per Trento e Bolzano), secondo i dati del censimento nazionale del 2021, che stimava la presenza di circa 3.500 lupi in Italia. Un'analisi molto simile a quella operata all'indomani della tragedia di Caldes per gli orsi (Qui articolo).
La popolazione di lupo, secondo l'ultimo Report Grandi carnivori, si conferma stabile in Trentino fin dal 2021 con 27 branchi stimati nel 2024, almeno 25 dei quali si sono riprodotti durante l’anno (Sempre l'anno scorso sono stati 13 i lupi trovati morti, dei quali 8 a causa di investimenti, 1 per soppressione eutanasica, 3 per cause naturali e 1 per cause sconosciute).
La quota ammessa di prelievi in deroga per i lupi è tra il 3% e il 5%, dunque tra 100 e 160 lupi su scala nazionale, una soglia estremamente prudenziale, con ripartizioni locali basate sulle effettive consistenze territoriali. Per chiarire: nel 2025 il Trentino potrà prelevare 3-5 esemplari, l’Alto Adige 1-2, il Piemonte 10-17, l’Emilia-Romagna 9-15, la Toscana 13-22 e così via. In ogni caso si tratta di prelievi mirati, riguardanti esclusivamente animali pericolosi, confidenti o particolarmente dannosi (Qui articolo).
"Non è escluso poi una rivalutazione ma questo è attualmente la valutazione tecnica - evidenzia Genovesi - questo schema è stato utilizzato in Francia".
In Provincia di Trento la questione è demandata al corpo forestale, si può ricorrere alle figure dei coadiuvanti. "Ma la regia resta in mano pubblica", aggiunge Genovesi. "In altre Regioni c'è probabilmente bisogno di formare coadiutori perché i corpi locali non sono sempre strutturati come in Trentino. Comunque c'è necessità di prevedere dei corsi ad hoc e una formazione perché agire sul lupo è molto complesso".
Ammesso il via libera alla rimozione di un esemplare, come procedere? "Il monitoraggio va intensificato e sicuramente non è semplice. Spesso i danni sono imputabili a un branco, più che a un individuo ma l'azione deve essere la più possibile chirurgica. In Germania quasi tutti i casi (7 su 8) hanno portato all'uccisione dell'esemplare sbagliato. C'è il rischio che l'intervento non ottenga i risultati sperati, se il prelievo non è ben pianificato, c'è il rischio di causare la disgregazione e destrutturazione di un branco con esiti contrari a quanto sperato, che possono addirittura portare a un aumento dei danni. La gestione non è insomma banale e richiede monitoraggio e pianificazione".
Nel 2024 i danni da grandi carnivori hanno registrato un calo: 187 causati dall’orso per un totale di circa 145mila euro indennizzati (25% api, 35% agricoltura, 26% zootecnia, 14% altri patrimoni), e 118 episodi provocati dal lupo per 93mila euro tutti al patrimonio zootecnico. Complessivamente, sono stati 508 i capi di bestiame predati, in gran parte (467) dal lupo. A questi numeri si aggiungono 231 esemplari di bassa corte (galline e conigli) predati dall’orso.
E si parla di meno tutele e meno fondi per l'agricoltura e l'allevamento. "E' così. I progetti Life a livello europeo mettono a disposizione risorse per la prevenzione e per i risarcimenti. Se la protezione cambia non si può più accedere a questi strumenti finanziari: in caso devono compensare Province autonome e Regioni", conclude Genovesi.












