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Trento
24 settembre | 06:42

Quattro cuccioli del branco del lupo ucciso in Trentino: "Dovrebbero sopravvivere ma non si possono escludere ripercussioni. Gli abbattimenti non sono efficaci"

L'associazione "Io non ho paura del lupo" ha riferito della presenza di 4 cuccioli, probabilmente appartenenti al branco dell'esemplare abbattuto sulla Lessinia. Luigi Boitani: "Il monitoraggio può fornire indicazioni molto utili sul comportamento di un branco colpito con la rimozione di un animale"

TRENTO. "La sopravvivenza non dovrebbe essere un problema anche se è chiaro che non si può sapere con certezza". Le parole di Luigi Boitanidocente di Zoologia all’Università La Sapienza di Roma e presidente della Large Carnivore Initiative for Europe, tra i massimi esperti in tema lupo. "Sono i cuccioli dell'annata e hanno quattro mesi".

 

L'associazione "Io non ho paura del lupo" ha riferito della presenza dei quattro cuccioli sulla Lessinia. Una scoperta che segue l'intensificazione dei monitoraggi dopo che negli scorsi giorni il corpo forestale del Trentino ha rimosso un esemplare adulto nel dare esecuzione al decreto del presidente della Provincia (Qui articolo). Nel mirino c'è ancora un animale. Difficile però per il momento valutare se ci potrebbero essere cambi di direzione o altre scelte a fronte di questa scoperta.

(Video di Gaetano Pimazzoni - associazione "Io non ho paura del lupo")

 

Nell'estate appena conclusa il nucleo che orbita sulla Lessinia risulta composto da tre esemplari adulti più i nuovi nati. "La nascita dei cuccioli rappresenta un fattore cruciale, che non possono essere trascurate nelle scelte gestionali. I dati raccolti sul campo lasciano ipotizzare inoltre una significativa diminuzione complessiva della popolazione di lupi nell’area dell’altopiano, inclusa la scomparsa del branco 'storico' per il quale, anche nel corso del 2025, mancano del tutto riscontri".

 

Intanto la comunicazione è stata inviata a Provincia di Trento, Regione Veneto e Ispra perché "con ogni probabilità appartenenti al branco dell’esemplare abbattuto, che gravita in Veneto e in Trentino. L'obiettivo è anche di valutare le possibili conseguenze dell'intervento di abbattimento sulla sopravvivenza dei cuccioli".

 

"I cuccioli sono aiutati dagli altri adulti e hanno già alcuni mesi: non dovrebbero esserci ripercussioni sulla loro sopravvivenza - aggiunge Boitani - anche se non si può escludere a priori la possibilità di incorrere in problemi per l'assenza dell'esemplare di riferimento". 

 

Resta che gli abbattimenti sembrano più risposte estemporanee, più per "calmare" qualche mal di pancia che una scelta concreta di gestione. I Paesi che già intervengono in modo "energico" infatti non sembrano raggiungere concretamente i risultati sperati.

 

Uno studio prodotto negli Stati Uniti, pubblicato su Science Advances, a più firme (Leandra M. Merz, Bernhard Clemm von Hohenberg, Nicolas T. Bergmann, Jeremy T. Bruskotter, Neil H. Carter) evidenzia più di qualche dubbio sull'efficacia della strategia della selezione dei lupi, la rimozione degli esemplari attraverso la caccia non sembra comportare automaticamente un calo delle predazioni al bestiame (Qui articolo).

 

Un discorso analogo riguarda la Svizzera - lì in due anni è stata data luce verde all'abbattimento di 225 esemplari (Qui articolo) ma la nazione elvetica non sembra essere arrivata ai risultati attesi (Qui articolo). A iter del declassamento del lupo concluso, questo è il modello - con quello francese - al quale guarda anche il Trentino con un orizzonte di apertura tra le specie cacciabili rispetto alle ipotesi intervento diramate da Ispra (Qui articolo) - evidenzierebbe che non c'è un automatismo tra rimozione e danni al bestiame.

 

"E' noto che gli abbattimenti non funzionano. La letteratura in generale è chiara, ci sono altre ricerche datate e storiche che puntano in questa direzione. La strada preferibile è quella della prevenzione, della formazione e dell'informazione. Il monitoraggio di questi cuccioli può fornire indicazioni molto utili sul comportamento di un branco colpito con la rimozione di un esemplare", conclude Boitani.

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