Olimpiadi Milano Cortina, il ruolo dell'enogastronomia da Rolly Marchi ai giovani ristoratori con Fiemme fulcro strategico degli Ambasciatori del Gusto

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia
A tavola per interpretare gli scenari delle prossime Olimpiadi bianche, per rendere i ‘5 cerchi’ di Milano Cortina 2026 una strategica fucina di nuove esperienze gastronomiche. Lo sport, i valori delle comunità alpine, gli stimoli a progettare ulteriori sfide gustative. Senza tralasciare il ricordo di un trentino che ha scandito l’evoluzione olimpica del Circo Bianco: Rolly Marchi. Nasce da questo l’incontro- o meglio: la tavolata - che a Cavalese ha riunito il Coordinamento olimpico del Trentino, dirigenti e operatori turistici fiemmesi, tutti deliziati da un menù proposto da 3 blasonati chef, interpreti di una cucina montanara strettamente collegata alle prossime Olimpiadi bianche.
Un convivio che ha rievocato pure la figura di Rolly Marchi, istrionico protagonista dell’epopea dello sci, trentino di nascita, milanese d’adozione e indimenticabile fautore delle Olimpiadi 1956 di Cortina. Una triangolazione che ritorna d’attualità, rievocata pure con la presentazione di uno spumante classico Trento DOC dedicato proprio a Rolly Marchi. Bollicine d’autore, elaborate da Cantina Aldeno, mille bottiglie accuratamente selezionate, uno spumante extra brut chiamato Sgreben, proprio come il nome di un vino che Rolly Marchi e Gustav Thoni avevano onorato nel 1974.
Brindisi gioioso, tra aneddoti e riflessioni olimpiche. Paolo Marchi, figlio di Rolly, è un noto gastronomo ( ideatore di Identità Golose ) nonché giornalista sportivo, da sempre molto attento all’evoluzione dello sci e della cucina montanara. ''Fiemme può essere capofila non solo di nuovi progetti gastronomici per le prossime olimpiadi, ma pure un modello per sedimentare altre opportunità turistiche, strategiche per la ristorazione dolomitica'', ha ribadito Paolo Marchi. Elencando l’impegno e le lezioni di una decina di cuochi stellati previste nell’istituto alberghiero di Tesero, con tutta una serie di momenti formativi che coinvolgeranno una settantina di alberghi, ristoranti, agritur di Fiemme. Una rete che vuole onorare le Olimpiadi e dare futuro a quanti operano in valle.
Un concetto di ‘restanza’ - ha ribadito Mauro Gilmozzi, lo Scario della Magnifica Comunità di Fiemme, struttura che opera dal lontano 1111. Recuperando il ruolo dei malgari per dare futuro alla montagna, creando sinergie imprenditoriali di ‘economia circolare’. Tante le opportunità e precisi gli obiettivi di valorizzazione. Investimenti mirati che garantiranno ricadute sul territorio, con tutte le categorie economiche impegnate ad organizzare l’importante evento sportivo. Coinvolgendo tutto il comparto trentino, come ha ribadito l’assessora Giulia Zanotelli, presente all’incontro.
Sempre in prima fila - nel supporto allo sviluppo imprenditoriale e allo sport della montagna - il pastificio Felicetti, impresa autenticamente fiemmese proiettata nell’olimpo gastronomico. Lo hanno ribadito pure i 3 cuochi della serata organizzata nelle sale dell’Excelsior di Cavalese. Vale a dire: Alessandro Gilmozzi - Ristorante el Molin - promotore dell’incontro, assieme a Michele Talarico - Kosmo di Livigno - e con Federico Rovacchi - Baita Piè Tofana di Cortina d’Ampezzo. Tre cuochi da sempre in prima fila nel custodire valori, non solo ricette culinarie.
La sequenza dei piatti è strettamente legata all’identità olimpica dei rispettivi ambiti territoriali. Livigno ha aperto con ‘Essenza di trota della val Malenco’ e un primo piatto decisamente scenografico: Lavarello e Bruna Alpina. In seguito, Alessandro Gilmozzi ha proposto antipasto con funghi e plin di gallo, per poi servire Spiralotti Monograno Felicetti, lepre e verbena. Cortina d’Ampezzo ha coinvolto con i Casunzie e un delizioso Capriolo, yogurt e mirtilli. Per il dessert finale, il Mele e fieno, curato dal Pastry Lab, i giovani allievi di Gilmozzi.
Abbinamenti con vini Cantina Aldeno, a partire dal Trento DOC Sgreben, poi la riserva Altinum 90 mesi e il Pinot nero 2023, seguito dal Moscato di Beseno.












