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Dal sistema previdenziale a quello assistenziale, la contribuzione nelle gestioni Inps

La contribuzione del sistema previdenziale italiano prevede quattro tipologie di contribuiti. I versamenti dei contributi possono prevedere annualmente un importo minimo (minimale) e un importo massimo (massimale). E cosa succede in caso di omissione e evasione contributiva?
DAL BLOG
Di Alessandro Micheli - 23 novembre 2019

Consulente previdenziale e assicuratore

La contribuzione rappresenta la forma di finanziamento con il quale si alimenta il sistema previdenziale. Rappresenta inoltre per il lavoratore il prelievo percentuale che consente al proprio ente (in questo caso Inps) di provvedere al pagamento delle prestazioni pensionistiche e assistenziali.

 

I contributi possono essere classificati in due tipologie: contributi previdenziali, cioè versamenti obbligatori effettuati dal datore di lavoro o dal lavoratore autonomo nei confronti del proprio ente previdenziale; contributi assistenziali: sono versamenti effettuati a Inps o Inail, al fine di ottenere delle coperture legate ai rischi di infortunio o malattia professionale, nonché a copertura delle indennità di disoccupazione e maternità obbligatoria.

 

La contribuzione del sistema previdenziale italiano prevede quattro tipologie di contribuiti. I contributi obbligatori: il prelievo viene effettuato in busta paga dal datore di lavoro nel caso di lavoro subordinato o direttamente dal lavoratore autonomo. Contributi figurativi: sono contributi che vengono riconosciuti al lavoratore per determinati periodi nei quali non si è prestata attività lavorativa come: servizio militare, malattia e infortunio, maternità, disoccupazione, mobilità e cassa integrazione.

 

Contributi da riscatto: sono contributi dove si permette al lavoratore a proprie spese, il riconoscimento di periodi nei quali risultava previdenzialmente scoperto, come nel caso del riscatto della laurea. Contributi volontari: hanno lo scopo di permettere all’ex lavoratore che interrompe o cessa il rapporto lavorativo di conseguire il diritto alla prestazione pensionistica attraverso il versamento volontario dei contributi .

 

Ma quanto ammonta la contribuzione nelle gestioni Inps, chi versa e quali sono le regole? Analizziamo la contribuzione per i lavoratori dipendenti e gli autonomi (artigiani e commercianti). In generale, la contribuzione viene calcolata sulla retribuzione annua lorda del lavoratore dipendente o sul reddito del lavoratore autonomo.

 

Inps dipendenti: il datore di lavoro agisce come “sostituto previdenziale” , versando una aliquota contributiva totale del 33% , di cui il 23,81% viene versato direttamente dal datore, mentre il 9,19% è a carico del lavoratore. Inps autonomi (commercianti e artigiani) : in questo caso è il lavoratore autonomo che provvede al versamento dei propri contributi. L’aliquota in questo caso è del 24% per gli artigiani e del 24,09 % per i commercianti del reddito annuo.

 

I versamenti dei contributi possono prevedere annualmente un importo minimo (minimale) e un importo massimo (massimale). Il minimale giornaliero per i lavoratori dipendenti è nel 2019 pari 48,74 euro al giorno. Questo significa che se un contratto collettivo riconosce una retribuzione giornaliera inferiore a questo valore, il datore di lavoro è obbligato comunque a pagare i contributi su una retribuzione minima giornaliera di 48,74 euro.

 

Il minimale contribuivo esiste anche per le gestioni Inps artigiani e commercianti . Tale minimale deve essere versato anche se il reddito complessivo prodotto nell’anno è inferiore a quello previsto. Per il 2019 i minimali sono: Artigiani : 3.810,75 euro; commercianti: 3.825,04 euro.

 

Questi importi minimali sono il prodotto del reddito minimo di 15.878,16 euro sul quale vengono calcolate le aliquote del 24% e del 24,09%. Nel caso il lavoratore autonomo avesse un reddito minore dovrà versare sempre e comunque l’aliquota su tale reddito minimo.

 

Il massimale contributivo invece, è il tetto massimo di reddito oltre il quale non sono dovuti i contributi. Per il 2019 la soglia massima si reddito ( dipendenti e autonomi) è pari a 102.543,00 euro per coloro la cui prima occupazione è successiva alla data del 01/01/1996, mentre, per chi ha una anzianità precedente tale data il massimale per l’anno 2019 è pari a 78.572,00 euro.

 

Le conseguenze dell’introduzione di un massimale di reddito comporta che la parte di retribuzione o reddito oltre tale tetto non è soggetta a contribuzione obbligatoria e quindi, non si tradurrà in pensione. La presenza di un massimale ha ripercussioni per i lavoratori che hanno una carriera esponenziale e con retribuzioni o redditi elevate , limitando di fatto la loro pensione futura.

 

Omissione e evasione contributiva. Se si verifica una omissione o una evasione del pagamento dei contributi è previsto un sistema sanzionatorio che prevede conseguenze civili e penali. Si ha il caso di una omissione contributiva ossia quando vi è un ritardo o una mancanza del pagamento.

 

L’evasione contributiva si attua invece quando vi è una condotta dolosa tesa ad ostacolare l’attività di accertamento e di vigilanza. Il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro si prescrive in 5 anni dal giorno di scadenza del pagamento.

 

In caso di denuncia da parte del lavoratore o dei suoi eredi il termine di prescrizione è di 10 anni. Questo significa che se il lavoratore denuncia all’ente previdenziale creditore l’omissione contributiva di 5 anni , il termine di prescrizione si allunga a 10 anni , ovvero l’ente potrà provvedere ad azioni di recupero dei contributi non versati entro 10 anni dall’omissione. Se invece i contributi sono prescritti l’ente previdenziale non può più richiederli.

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