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| 12 aprile | 17:57

L'abbraccio del Pd al mondo Propal (e di chi reclama il diritto di odiare Israele) e i Fiano alla porta: ''Sempre più difficile rimanere in un partito così''

DAL BLOG
Di Angelo Carrillo - 12 aprile 2026

Comunista, cinefilo lukacsiano, dal 1999 collabora al quotidiano Alto Adige per il quale ha curato la rubrica settimanale di enogastronomia. Ha scritto per mensili e riviste tra cui l’Espresso e la guida ai Ristoranti d’Italia, la guida “Osterie d’Italia”, portavoce Slow Food Alto Adige, è tra i maggiori esperti di cultura agroalimentare altoatesina.

Dopo una vita spesa a difendere i musulmani dal razzismo di leghisti, fascisti e compagnia sbraitante, qualcuno si è illuso che un uomo di sinistra potesse tirarsi indietro dal difendere ebrei e israeliani dall’odio indiscriminato della teppaglia propal. Più l’ex ceto riflessivo della sinistra si lascia trascinare da una fredda strategia identitaria che ne corrompe i principi originari, più noi diciamo di no! No a una destra e una sinistra sempre più uguali. Stesse scuse, stessa mentalità. “Non sono razzista ma…”, “Non sono antisemita ma… sono loro che sono sionisti!”. Ho letto cose che voi umani... barzellette, se non ci fosse di mezzo una tragedia. E andate pure a quel paese…

 

Le mode sono per i deboli; lo stile – cioè i principi – è per i forti e i coraggiosi”, dice uno che di coerenza se ne intende: Boy George. Da quasi quarant’anni, in Inghilterra, si batte contro ogni sorta di pregiudizio. E oggi difende Israele. Non Netanyahu, ma Israele. Per me – per quella che era la mia sinistra – la guerra all’antisemitismo è una religione, un dogma. Non si negozia, nessun distinguo, soprattutto da compagni e amici di una vita. Siamo una generazione di privilegiati, cresciuti nell’Europa felix risorta dalle ceneri della Seconda guerra mondiale. Non ne abbiamo il diritto. ''Nessuno ha il diritto di obbedire'': lo abbiamo inciso sul frontespizio fascista del tribunale di Bolzano che celebra ancora Mussolini e le sue “conquiste”. Una frase di Hannah Arendt, che oggi suona come una condanna.

 

E nemmeno di odiare. Il DIRITTO di odiare Israele che rivendicano in tanti sui social sparando questa solenne stupidaggine (''il diritto di odiare'') stando seduti sul loro comodo divano italiano per quello che ha fatto a Gaza. Logica per cui non si capisce perché gli israeliani non avrebbero anche loro il diritto di odiare Gaza, per i decenni di attentati, razzi, stragi sanguinarie che hanno subito. Follia. Ma torniamo a noi. Se i riformisti hanno già un piede fuori dalla porta e gli ex democristiani combattono per gli ultimi scampoli di potere, tocca ora agli ebrei essere silenziosamente espulsi da un Partito Democratico sempre più radicalizzato. Non è una svista, né un incidente. È una scelta. Scellerata. Sempre più indifferenti al martirio quotidiano degli ucraini, rinnegati i 40 mila morti trucidati in 2 giorni dal regime di Teheran, molliamo anche Israele e soprattutto tutti quegli israeliani che ogni giorno manifestano a Tel Aviv contro Netanyahu e il suo governo.

 

Lo dice con dolore Emanuele Fiano, di fronte ai piddini di Milano che vorrebbero cancellare il gemellaggio con Tel Aviv. Una macchia vergognosa su un partito ormai in mano alle bande propal, a pochi giorni dal 25 aprile. Se potessi, quel giorno sfilerei con la Brigata Ebraica, con le bandiere dell’Europa e dell’Ucraina. Quelle che mancano in tutte le piazze dedicate ai resistenti che lottarono e morirono per liberare tutti gli italiani. Espulsi silenziosamente e Schlein tace. Tace buona parte del partito. E lascia che il suo ex ceto riflessivo parli come i peggiori leghisti di un tempo. Ebrei come quelli del ghetto di Roma, di Bolzano, di Merano, che tra la segretaria del Pd (che tra l'altro avrebbe anche origini ebraiche il padre, Melvin Schlein, di origini ebraiche askenazite) e la leader della destra italiana Meloni non hanno più dubbi su chi li sappia difendere davvero. Un capolavoro.

Come gli ucraini, come gli iraniani della diaspora, come i palestinesi che lottano contro la dittatura di Hamas davanti a una sinistra impazzita, guidata da una propaganda sporca, populista, amplificata da social e giornali e appoggiata, spinta e guidata dal M5S. Se questa propaganda ha attecchito così bene in Italia non è solo colpa dei bot russi o delle immagini costruite ad arte – quando non falsificate – e rilanciate dalle centrali della diffamazione. C'è una colonna italiana fortissima che va dal Dibba, ospite fisso su La7, agli “esperti” del Fatto Quotidiano, dai sedicenti professori alle ambasciatrici per arrivare ad avvocate e presunti politologi. Una colonna operativa che certamente quando parla strappa sorrisi e applausi in quel di Mosca e certamente non dispiaceva anche tra i miliziani di Hamas e i sanguinari dirigenti del regime di Teheran. 

 

Ma se questa propaganda ha avuto vita così facile in Italia e il principale partito che un tempo si definiva progressista e riformista ha deciso di abbracciarla in tutto e per tutto è perché il seme rimosso dell’intolleranza e dell’antisemitismo non poteva che ri-germogliare in un popolo di catto-comunisti, e prima ancora di catto-fascisti, nell’humus dei secoli di persecuzioni religiose. Vedi il culto del Simonino, celebrato per secoli a Trento (città maldetta per il popolo ebraico per 500 anni fino al 1965 quando finalmente la Chiesa ha ammesso che il pogrom degli ebrei avvenuto a Trento era stata un'infamia costruita su falsità e un culto che era privo di capo e di coda). Non è bastata la sua rivoluzione culturale partita dalla facoltà di Sociologia di Trento, ad estirpare questo cancro. Il cancro è ancora lì. E sempre li torniamo. E non ha nulla a che vedere con la compassione dovuta alle vittime innocenti della guerra di difesa scatenata da Netanyahu dopo il 7 ottobre. Perché, ammettiamolo: dei morti civili che cadono ogni giorno sotto i colpi russi, a loro importa molto, molto meno.

 

“Quali leader vomiterà questa rivoluzione se lasceremo che l’odio e la violenza prevalgano?” diceva uno che di nonviolenza se ne intendeva. Ma oggi di Gandhi non se ne vedono. Men che meno nella sinistra pacifista italiana, sempre più strabica e sbandata.

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