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L’opera fina di Mattarella e Draghi (con l’aiutino di Renzi). Scontentati tutti, dal Parlamento più sovranista nasce il governo più europeista

Il "Big Bang" politico è servito. Sergio Mattarella e Mario Draghi hanno concluso "un'operazione strabiliante" riuscendo a portare sulla stessa barca i leghisti e il Pd, Forza Italia e il Movimento 5 stelle. Per tutti i partiti, però, è tempo di bilanci, anche per chi, come Matteo Renzi, ha contribuito a portare l'ex presidente della Bce a Palazzo Chigi ma è rimasto "con le pive nel sacco"
DAL BLOG
Di Angelo Carrillo - 13 febbraio 2021

Dal 1999 collabora al quotidiano Alto Adige per il quale ha curato per anni la rubrica settimanale di enogastronomia. Ha scritto per mensili e riviste tra cui l’Espresso e la guida ai Ristoranti d’Italia, la guida “Osterie d’Italia”, “Locande d’Italia” di Slow Food oltre a “Bar d’Italia” del Gambero Rosso 

Big Bang doveva essere e Big Bang politico è stato. Evaporati i fumi delle reciproche delusioni, a mente fredda, emerge con chiarezza la strabiliante operazione politica di Sergio Mattarella e Mario Draghi (con l’aiutino di Matteo Renzi) che, se incasserà la fiducia del Parlamento, darà vita al più europeista dei governi degli ultimi 20 anni direttamente dalle ceneri del parlamento più sovranista e populista dell’Europa moderna. Dentro, tutto l’arco costituzionale, da destra a sinistra, e solo qualche strapuntino a salviniani e Meloni vari.

 

Mattarella e Draghi devono essersi particolarmente divertiti nello stilare la lista delle componente politica del nuovo governo scontentando tutti, ma proprio tutti, rendendo, però, un enorme servigio all’Europa. Delusissimo, pare, Silvio Berlusconi, che incassa tre dicasteri senza Portafogli, anche se con il sigillo simbolico della Pubblica Amministrazione su cui ricala Renato Brunetta (ma molto diverso da quello degli esordi). Tacca senza effetti nefasti perché, a trionfare, è la linea Gianni Letta che mette un freno alle tentazioni di smottamento di FI verso la Lega di Salvini, grazie proprio alla promozione degli europeisti forzisti Brunetta, Mara Carfagna e Gelmini. Fuori persino il "berluscones" Tajani.

 

Al di là delle apparenze un’ottima notizia anche l’affidamento del Mise a Giorgetti, il più europeista dei leghisti, rappresentante del Partito del Pil contro quello sovranista e razzista di Salvini. Ciao Ciao Matteo.

 

Buona notizia persino la conferma di Di Maio agli Esteri che così viene premiato per la virata europeista del M5S, con la Bad company grillina scaricata ai Di Batista e Lezzi e l’appoggio al governo Draghi contro le ambigue velleità politiche di Giuseppe Conte e Casalino, cui non sono stati evidentemente perdonati alzate di ingegno e tentativi di sabotaggio tenuti durante la crisi di governo.

 

Chiaroscuri anche per il Partito Democratico, in pieno travaglio e in cerca ancora di capri espiatori per avere sbagliato tutte le mosse tattiche fino ad ora. D’altro canto se la tua unica strategia politica e mediatica è stata “Ha stato Renzi” e “O conte o Morte” non puoi lamentarti se un semplice Brunetta o un Capitano alla deriva, ti mettono nel sacco. Imbarazzante. Urge Congresso.

 

Infine Matteo Renzi, che dalla Crisi, incassa direttamente poco. Beffato e Mazziato, ma straordinario tattico cui, si spera, il tempo renderà merito. E forse anche la Nato.

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