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Contributi Covid-19, il Pd non riesce a smarcarsi. Basta la beneficenza postuma, offensiva e posticcia a salvare la faccia?

La Lega sta sospendendo (non chiedendo le dimissioni, ma almeno dimostra il pragmatismo di chi sa che a questo insulto etico bisogna dare una risposta) i suoi consiglieri coinvolti per la vicenda dei 600 euro. Nel Pd Olivi ha preso i contributi provinciali per, ha spiegato, sostenere i dipendenti del suo studio da avvocato. Un atto inopportuno”: Maestri dixit. Tutto qui? Tutto qui. E allora lui ha annunciato che li darà in beneficenza. Ma la beneficenza “forzata” è un’ammissione di colpa ben più grave della colpa di una richiesta improvvida di contributo
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 15 agosto 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Fare beneficenza con i soldi degli altri. Fare beneficenza con i soldi pubblici. Un’iperbole dell’ipocrisia. Si aggiunge il peggio al peggio. Sì, perché quei bonus, quei contributi, sono giuridicamente legittimi ma moralmente “rubati”. Beneficenza riparatoria: ogni speranza di decenza precipita nel baratro dell’insanabile politico. È un insulto etico e sostanziale quello di chi fa il generoso solo per sfuggire ad un più che legittimo ludibrio. Pentimento ad orologeria, si deve dire. È come lavarsi la coscienza con il catrame.

 

“Facce di tola”. Non c’è mascherina anti-Covid sotto la quale celarsi. Politici strapagati chiedono e ottengono contributi nazionali e provinciali per far fronte a perdite professionali causate dal lock-down. Tre mesi di perdite di fronte a decenni di guadagni esagerati. Compensi politici arrivati regolarmente anche durante la drammatica crisi virale che a mezza Italia ha tolto il sonno. Probabilmente questa genia vive dentro case senza specchi. Oppure nelle loro case - (quelle di Iob, Ossanna, Olivi, gli altoatesini) c’è lo specchio di Biancaneve. Ma con la Strega che confonde il copione. “Qui, si sa, comando io. Il più furbo voglio essere perciò un parere al mio specchio chiederò. Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più sgamato del reame?”. Lo specchio? Forse ha risposto così: “Tu, chi altro? Gli altri sono poveri cristi che se chiedono aiuto e non bluffano stanno male davvero. Non ti curar di lor ma guarda e incassa”.

 

Si è già detto tutto quello che di male si poteva dire sull’acquisizione - debita ma moralmente indebita, lo si ripete - da parte di “malcostumanti” di destra come di sinistra. Si è però detto e scritto ancora troppo poco sull’assenza, (o su una presenza piuttosto evanescente) di chi avrebbe l’obbligo di non accontentarsi delle scuse. Specie se postume. Balbetta - invece e purtroppo - chi dovrebbe tutelare quei “valori” che dovrebbero marcare le differenze politiche. A destra, chi si è Lega-to all’arraffare 600 euro, argomenta concetti che sgomentano: la norma governativa fatta con i piedi che ci invita a “fregare”, il terremoto, le cavallette, eccetera. Tuttavia la Lega “sospende” il proprio consigliere provinciale (Job). Sospensione e non cacciata. È l’affermazione di un “principio”? Ovvio che no. È però utile pragmatismo: aiuta a prevenire gli imbarazzi di una campagna elettorale da “puri a metà”.

 

 

E la sinistra? Beh, tergiversa. Beh, tentenna. Beh, si impantana. Lo fa pronunciando stonature con la solennità del nulla cosmico. “È stato un atto inopportuno”: così Lucia Maestri, segretaria del Pd provinciale, ha valutato la richiesta e l’ottenimento di 3600 euro “provinciali” del “suo” consigliere: Olivi. Soldi che Olivi ha domandato per far fronte alle perdite della sua attività di avvocato. Soldi che a dire di Olivi servivano a sostenere i dipendenti del suo studio. Soldi che imprenditori senza altre entrate se non il fatturato hanno ricevuto senza tuttavia poter lenire l’angoscia del futuro. Senza poter contare sulle “risorse certe”, mensili, di un consigliere provinciale. Soldi che il “povero” Olivi – (quanto sarà ricca povertà di un decennio e più da politico stipendiato con migliaia e migliaia di euro al mese?) – avrebbe potuto, (dovuto?), mettere di tasca sua. Almeno per qualche mese e senza il rischio di dover questuare il desco alla Caritas.

 

Non si trattava di fare un gesto nobile quanto di praticare la “logica” conseguenza di idealità propugnate ad ogni occasione. La solidarietà e la giustizia sociale? Ma no, basterebbe il buonsenso della coerenza. “Un atto inopportuno”: Maestri dixit. Tutto qui? Tutto qui. A seguire le cronache asettiche potrebbe perfino sembrare che la segretaria l’abbia “messa già dura” con il consigliere che fu vicepresidente della giunta provinciale a guida Rossi. Lei, la Maestri, avrebbe imposto ad Olivi una “riparazione” che non ci mette al riparo dall’assurdità. Olivi si è detto dunque pronto a dare in beneficenza quello che ha ricevuto. Qui sta il punto: la beneficenza non è assolutoria di una cippa.

 

La beneficenza “forzata” è un’ammissione di colpa ben più grave della colpa di una richiesta improvvida di contributo. Qualcuno dirà che non è bello fare i conti in tasca ad un consigliere provinciale. Chissenefrega. Qui non facciamo i conti, semmai proviamo a calcolare pubblicamente i danni di una debolezza “di sinistra” che non si può accettare. È inaccettabile ed offensiva per chi vuole credere ancora che la sinistra debba mettere in piazza - senza titubanze - la sua diversità – per me positiva - rispetto alla destra. Nella vicenda di Olivi il Pd non ha fino ad ora “messo in piazza” il malessere che pure sappiamo essere diffuso, (o almeno lo si spera) dentro le sue file. Si sa che sul cellulare della segretaria sono giunti non pochi messaggi di chi considera che Olivi non vada trattato con i guanti. Nemmeno quelli rossi.

 

Sospensione? Espulsione? Dimissioni? Quintalate di cenere in testa? Boh. Qualsiasi cosa va bene meno che il silenzio, meno che l’angoscia masochista a “mettere via la questione” che in ogni caso imbarazzerà tanti di coloro già impegnati nella campagna elettorale sotto il simbolo del Pd. E non solo sotto quel simbolo. Certo, c’è pure chi dell’imbarazzo non conosce l’indirizzo. Pare ci sia più d’uno, nel Pd, che s’è complimentato con la segretaria Maestri anche per il suo presunto “tener botta” rispetto alla richiesta di convocazione urgente di un momento ufficiale di confronto (il coordinamento). Per costoro Olivi non avrebbe che aderito ad un contributo del quale aveva diritto come professionista. Di che spaventarsi dunque?

Sarà. Ma noi ingenui, noi esterrefatti da tanta incapacità di leggere il sentire comune, ci spaventiamo.

 

Temiamo l’omologazione dei comportamenti, la sottovalutazione degli errori, la tendenza a “lavare i panni in casa” quando c’è urgenza di un bucato che a sinistra andrebbe fatto alla luce del sole. Sennò che cavolo di sinistra è? Temiamo anche l’uso improprio delle parole. Inopportuno non significa nulla di serio. Semplicemente, irrita. Ci impaurisce la diplomazia al ribasso che vorrebbe chiudere il caso con la beneficenza modello “io, speriamo che me la cavo”. Siamo in piena campagna elettorale e la “prosa” degli aspiranti agli scranni si concentra su ogni quisquilia. Compreso il cricket. Per il centrosinistra che spinge il “commentatutto” Franco Ianeselli verso palazzo Thun la vicenda Olivi non può ridursi ad un malessere da ridurre a brontolio, telefonata o sms nel chiuso di una coalizione. In questo caso il silenzio non è oro: è latta senza valore e senza valori.

 

Sono tutti davvero convinti che tutta questa storia si possa archiviare alla voce “inopportunità”? Sono tutti convinti che basti la “soluzione” della beneficenza postuma, offensiva e posticcia ad attivare il dimenticatoio? Se così fosse, buona fortuna. A noi.

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