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Contributo Covid, Tonini (improvvisato e maldestro avvocato difensore) ''assolve'' Olivi: ''Il mio amico e collega non ha commesso alcun reato''

L'ex candidato alla presidenza della Provincia per la sinistra, sul Trentino ha tentato di mettere la parola ''fine'' alla vicenda del suo collega del Pd spiegando, di fatto, che è onesto perché lo dice lui e quindi la partita finisce qui. Aggiungendo anche l'offensivo (per chi legge) ragionamento che se Olivi avesse voluto arricchirsi lo avrebbe potuto fare quando ricopriva incarichi istituzionali. Ma qui non si discute dell'onestà dell'uomo. Qui c'è il principio del ''chi sbaglia paga'' che negli altri partiti (Lega, Svp) esiste ma nel Pd sembra cosa dimenticata
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 19 agosto 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Facciamo che iniziamo con una dedica per Giorgio Tonini. Che fu candidato presidente di sinistra nelle elezioni provinciali stravinte dal leghista Fugatti. Che fu capogruppo del Pd in consiglio provinciale fino a poco tempo fa. Che nel Pd è un punto di riferimento inevitabile, non fosse altro per la simpatia dell'uomo e per l’onorata e infinita carriera politica. A Giorgione, dunque, dedichiamo l’Armando, capolavoro di un longilineo dell’intelligenza. Capolavoro di Enzo Iannacci. L’Armando si difende dall’accusa. Come? “Io c’ho l’alibi, a quell’ora sono sempre all’osteria”.

 

Orbene, se a Giorgione Tonini dovesse passare per la testa di mutarsi da politico di lunghissimo corso ad improvvisato avvocato difensore, al difeso si raccomanda di raccomandarsi l’anima. Se un avvocato dicesse in tribunale: “E’ onesto perché lo dico io” i giudici nemmeno si riunirebbero in consiglio. Oggi, infatti, il consigliere provinciale perora la causa del suo collega di gruppo – Alessandro Olivi – con argomentazioni che procurerebbero all’assistito un ergastolo come pena anche per furto di caramelle. Tonini interviene sul Trentino e sembra voler chiudere in un crescendo di sicumera una vicenda che nell’opinione pubblica – specie in quella di sinistra – è più che mai aperta.

 

Testualmente: “Il mio amico e collega ha chiesto un contributo anti crisi, non per sé ma per il suo studio di avvocato che come tanti altri ha sofferto la stretta post Covid. Non ha commesso alcun reato, ha fatto tutto alla luce del sole ma il suo è stato un atto inopportuno e dunque un errore. Olivi lo ha riconosciuto, si è scusato ed ha restituito tutto alla Provincia”. Primo paragrafo dell’amical-politico perorazione.Primo sussulto per chi legge. Nessuno ha mai detto che Olivi abbia commesso reato nel domandare e ottenere dalla Provincia 3600 euro per il suo studio da avvocato. Le legge non c’entra. La morale sì: eccome.

 

Tanti, tantissimi, considerano che l’etica non si possa misurare con parametri giuridici. Olivi guadagna una montagna di soldi, (da 15 anni) come politico. Durante la crisi Covid la Provincia gli ha sempre versato lo stipendio. Avrebbe davvero fatto bancarotta se di fronte alle difficoltà dei tre mesi di stop virale dell’attività privata avesse fatto ricorso a risorse proprie? Per altro, nella foga difensiva Giorgione o si confonde. O si è confuso lo stesso Olivi. O sono confusi entrambi. Olivi ha diramato un comunicato dove non c’è traccia di “mi scuso” – (carta canta). Si parla, è vero, di atto inopportuno. Non c’è cenno di restituzione del contributo alla Provincia, (ma Giorgione è certo aggiornato) ma si assicura che tutto verrà “devoluto a chi ha bisogno”. In accordo con la segretaria provinciale “per chiudere questa spiacevole vicenda”.

 

Che i soldi tornino alla Provincia o beneficino maldestramente chissà chi è nulla più che un goffo aggiramento del problema. Se la questione contributi non fosse pubblicamente emersa, Olivi avrebbe denunciato il suo “errore”? Tonini è libero di crederlo. Noi siamo liberi di non credere agli elefanti volanti fuori dai cartoni animati. L’avvocato Tonini è lanciato. “Tutti possono sbagliare. Olivi ha sbagliato ma non per questo è diventato un disonesto o un corrotto”. Ma chi ha mai accusato Olivi di disonestà o di corruzione? Il processo al consigliere provinciale non è penale. Ma lo “sbaglio” è un esempio di leggerezza offensiva per i tanti che ai contributi provinciali non potevano rinunciare perché non potevano certo contare sullo stipendio a prova di Covid da consigliere in piazza Dante.

 

Gentilissimo Tonini, la mettiamo via così? Sono dei pavidi, dei furbacchioni, che cedono al pubblico ludibrio i leghisti che hanno subito sospeso il consigliere provinciale Job? Sono i soliti “primi” di una classe inarrivabile quelli della Svp altotesina che hanno messo alla porta politica un vicepresidente di giunta e un consigliere provinciale? È pur vero che in questa triste vicenda di appropriazioni eticamente indebite e trasversali, (c’è anche Ossanna, ex Patt, ma nessuno purtroppo lo fila), il “più sano c’ha la rogna”. Ma una volta riconosciuta la rogna andrebbe per lo meno curata per non trasformarla in una pandemia della sfiducia. A noi – si sarà capito – importa solo della sfiducia a sinistra, con un Pd che riesce a farsi dare lezioni di morale anche dall’uomo che parla con le dita, (il medio). Anche dal leghista Savoi che oggi chiede che il Pd lo faccia dimettere da vicepresidente del consiglio provinciale. 

 

Sembrano considerazioni semplici. Non lo sono per Tonini. Da avvocato (chissà se richiesto) di Olivi va oltre: si proietta leggero nel pindarico. Tonini, infatti, spiega che se Olivi avesse voluto fare il “furbo” con i ruoli amministrativi che ha ricoperto, (assessore all’industria con Rossi), il suo “sarebbe oggi uno dei più importanti e facoltosi studi legali. Invece il suo studio non ha tratto alcun beneficio dall’impegno politico del titolare”. E ci mancherebbe altro. C'è anche bisogno di dircela questa cosa? Come cittadini adesso dobbiamo ringraziare chi non si comporta da ''furbo''? Davvero chi fa politica, ormai, crede così poco nella politica stessa, nei suoi colleghi, in chi si occupa della cosa pubblica? Tonini veste la toga e ci mette foga. Un giudice popolare anche di primo pelo gli ribatterebbe: “Scusi, ma che c’azzecca con il fatto che il suo assistito abbia evitato di scucire denaro proprio, che certo non gli manca, per una crisi professionale probabilmente passeggera?”.

 

Giudice o non giudice, Tonini fa tutte le parti in commedia. Perora e assolve: “Olivi ha dimostrato in anni di impegno e responsabilità di essere una persona per bene, oltre che capace e competente. Il Pd non caccia dalle sue file gli amministratori bravi e onesti”. Quello che farà il Pd lo si saprà – forse – domani sera. Il coordinamento provinciale che la segretaria Maestri avrebbe voluto convocare per il 28, (tempismo, what else?), è stato anticipato su pressioni di chi era già arrabbiato prima e pare sia diventato furioso dopo che Tonini ha ufficializzato la sua “sentenza” di “assoluzione piena”. A mezzo stampa.

 

Sarà una battaglia nella quale i “fin qui inca…ati ma muti ritroveranno la voce? Prevarrà un “volemose bbene ma facciamoci del male” dell’arzigogolo, in un provvedimento o blando o incomprensibile? Si toglierà dall’imbarazzo il candidato al quale rinfacceranno la questione ad ogni dibattito, con il relativo paragone con Lega e Svp? Si arriverà a qualcosa di trasparente e politicamente credibile, oltre che elettoralmente gestibile? Chi vivrà vedrà. Chi invece ha vissuto gli assurdi giustificazionismi di questa storia, compresa l’ipocrisia della beneficenza postuma che non lava mai la coscienza, ha già visto. Ha già visto troppo. Se Giorgione ha messo a suo modo una pietra tombale sulla logica banale e normale del “chi sbaglia paga” non è detto che nel Pd non ci sia chi – pur da laico – crede nella resurrezione dell’etica.

 

Anche perché l’etica – e non altro – in questo “Olivi versus la decenza” è la “costituzione di parte civile”. L’avvocato Tonini non sembra essersene accorto. Speriamo che nel parlamentino del Pd scarseggi il prosciutto e la maggioranza degli occhi riesca a vedere oltre il naso delle miserie, dei personalismi e dei posizionamenti interni. Domani sarà davvero il caso di vedere e di sentire il “sentire” disorientato di chi sta e di chi vorrebbe votare a sinistra.

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