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Il consiglio comunale virtuale, tra sbadigli, proposte improbabili delle minoranze e una maggioranza che non trova la quadra

Nella seduta dedicata al Covid-19 il centrodestra è passato da una mozione per il mercatino dei Gaudenti alla proposta di dare 150 euro a tutti (ricchi o poveri non cambia) da spendere in bar e ristoranti. La maggioranza, invece, non è riuscita a proporsi alla città con un documento unico. Ecco cosa è emerso di buono e meno buono
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Di Carmine Ragozzino - 25 maggio 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Assistere ad un consiglio comunale: virtuale, in streaming. Se si riesce a resistere alle intermittenze tecniche – più gracchiamenti che chiarezza, e non solo di segnale – può essere anche un’esperienza. Il collegamento con i collegati, (a volte scollegati): sindaco, giunta e consiglieri? Un diversivo di tre ore: parole e voti, parole e vuoti. Un precario equilibrio tra accenni di sbadiglio e improvvisi risvegli di attenzione. Esperienza il consiglio comunale in streaming. Non certo mistica. Ma non era esaltante nemmeno l’assemblea “fisica” che il Covid 19 ha vietato in questi mesi pandemici.

 

Ma se non mistica, l’esperienza è curiosa. Anche lessicalmente. “Chi gaudisce nei gaudenti è chi vende e chi compra”. Eccola l’iperbole inaspettata. È la poesia inconsapevole del leghista Festini Brosa. Senza il cesello letterario del cesellatore naturopata, la mozione che chiede la rapida riattivazione del “Mercatino di Gaudenti” sarebbe passata altrimenti inosservata. Poco importa che le bancarelle degli hobbisti non siano esattamente una priorità in un periodo in cui le urgenze incombono sono di ben altra portata sull’economia e la socialità della città. “Memento gaudere semper”, per Brosa viene prima.

 

Brosa o non Brosa, mozione dopo mozione, un consiglio comunale che sarebbe dovuto essere uno “Speciale Covid” - capace di indicare alla città la chiarezza dei modi e dei tempi per affrontare l’emergenza della fase virale in corso e di quelle che verranno – sprofonda nella solita “sindrome da passerella”. Maggioranza e minoranza si sono presentate con 25 mozioni complessive: 11 quelle di chi sta al governo, 14 quelle di chi lo contesta. Il risultato di cotanta fregola di piantare bandierine? Sei ore e più di dibattito, in due giorni, non sono bastati. Ci vorranno altri consigli per finire di trattare argomenti. Il fatto è che alcuni di questi argomenti hanno a che fare con l’emergenza Covid come la Nutella ha a che fare con lo sgombro. La consapevolezza del momento pretenderebbero sintesi, proposte calibrate sulle reali possibilità di intervento del Comune e sulla necessità di farsi valere rispetto alla Provincia. Il momento domanda maturità a tutte le forze politiche. Chiede di lasciare a casa a ritualità dei comportamenti e delle posizioni.

 

Ci sta che la minoranza si attacchi a tutto per dare segni di vita e marcare una capacità di pressione sul governo cittadino da spendere nella prossima campagna elettorale. Ci sta meno - anzi niente - che la maggioranza non sia stata in grado di proporsi alla città con un documento unico. Un segnale di compattezza: il minimo sindacale in un periodo di amministrazione “non ordinaria”. Un testo chiaro nelle scelte, nei modi e nei tempi per dare la misura della serietà e della consapevolezza che non è l’ora dei distinguo. Non è l’ora della ricerca di qualche personale pubblicità a scopo, anche qui, elettorale. Quanto alla minoranza, bandiera bianca. Qualcuno nel centro destra sa spiegare che senso ha presentare in un consiglio dedicato al Covid 19 una mozione sulla liberazione di Chicco Forti? E qualcun altro sa illustrare e c’è logica nel voler “impegnare il Comune” a fare quello che già fa, (e pure bene). Che il centrodestra cerchi solo di riciclare come propria la farina altrui? È il caso della mozione dell’opposizione che voleva imporre al Comune la “filiera corta in agricoltura”. Filiera che già esiste. Il Comune su questo terreno opera da anni tra mercati contadini e altre iniziative a chilometro zero, con beneficio di agricoltori e consumatori.

 

Più che comprensibile, allora, lo sbottare dell’assessore Stanchina nel respingere la mozione copia – incolla. Più che legittimo che l’assessore, sbottando, abbia cercato di riabilitare il tema della politica. Con l’iniziale maiuscola. “Ma come? – tuona Stanchina – siamo qui da due giorni e abbiamo discusso poco più di metà mozioni che in molti casi hanno più a che fare con l’emergenza di apparire piuttosto che con l’emergenza vera”. Un’emergenza che al Comune richiede azione, concretezza, velocità, coraggio. Ma anche trasparenza nello spiegare quello che si può e quello che non si può fare. I colleghi di maggioranza non si fanno impressionare da Stanchina. Con aria dottrinale, Scalfi gli risponde più o meno “chi non ha peccato scagli la prima pietra”. Glissando sul tema.

 

Cosicché una questione di fondo resta impantanata sul fondo della logica. Cosicché il sindaco resta “non pervenuto”. Sarebbe stato utile sentirlo spiegare perché non ha proposto un consiglio comunale maratona per espletare tutte le mozioni nelle due sedute programmate. O in una sola che sarebbe stato ancora meglio. Se la fase emergenziale è straordinaria, può la rappresentanza della città agire con ordinarietà? Occasione persa quella di un metodo, (la tempistica) che in questo caso è anche sostanza, (l’idea di non stiracchiare e stiracchiarsi). Ciononostante qualche indicazione importante dal consiglio è innegabilmente venuta. Una mozione plurifirme (maggioranza e la parte di minoranza che non pende a destra) ha orientato il Comune ad affrontare il dopo virus cambiando in meglio il sistema di mobilità cittadino.

 

Un meglio ecologico che va dal trasporto pubblico, ai parcheggi, dalle ciclabili ai mezzi di locomozione non inquinanti. È l’atto più idealmente più concreto e innovativo votato nelle due sedute. Concretizzarlo sarà importante davvero. Concretizzarlo culturalmente prima ancora che tecnicamente è una sfida nella sfida. Una sfida graduale: si potrà vincere se l’eco-educazione necessaria non sarà affidata ai pasdaran dei pedali. Altre indicazioni sul “che fare” verranno forse dal prosieguo del consiglio comunale dalle mozioni che non emozionano. Alcune proposte già anticipate sono una versione involuta, depravata, dell’uguaglianza. Il centrodestra si butta sui bonus: 100 e 150 euro ad ogni famiglia trentina da spendere in bar e ristoranti. Soldi per tutti: indistinti, una tantum e ammazza bilancio. Cento euro da regalare anche a chi se li fuma in costosi Avana o fa il pieno alla Maserati. Non c’è scampo. Non hanno ancora inventato l’antivirus per la demagogia. E se pure lo inventassero, certuni non lo userebbero.

 

Di soldi c’è bisogno. Di tanti soldi. Ma di soldi spesi bene. Il Comune si spenderà gran parte dell’avanzo milionario di amministrazione. Come spenderà? Quando spenderà? Saranno tamponi o saranno coraggiosi mattoni per costruire nel tempo una città più equa, partecipata e condivisa? Lo snodo, quello vero, è questo. E' un bivio tra qualità e quantità degli interventi. Ma è anche una spada di Damocle sulla prossima amministrazione comunale che forse a settembre si voterà. A sindaco, giunta e maggioranza comunale è d’obbligo chiedere di far presto oltre che far bene. Se l’assestamento di bilancio dovesse – come si vocifera – andare in aula ad estate inoltrata con ritmi dilatati da migliaia di distinguo ed estenuanti mediazioni dal sapore elettorale, le “azioni” non vedrebbero luce prima dell’autunno. Un autunno di probabili tensioni sociali: la crisi che azzannerà. Ne avrà contezza il sindaco in uscita? Se ce l’ha, per dimostrarlo, pigi sull'acceleratore. Faccia oggi quello che l’indole e la burocrazia gli consigliano di fare domani.

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