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La guerra ai palloncini di Cia, crociata dell'effimero o distrazione di massa dai disastri della maggioranza?

Se a prevalere fosse solo il bisogno di dare una variante più spendibile al mantra “prima i trentini” che muove ogni passo della premiata – si fa per dire - “fugatteria” di governo? Eh sì, quel Trentino che secondo le proiezioni nazionali arriverà per ultimo all’immunità da virus può adesso vantare il primato italiano del cielo senza plastiche a colori Quel Trentino che ha visto precipitare nel calvario pandemico più prodotto interno lordo del resto del Paese potrà finalmente dire “sì, però da noi i palloncini non volano più”. Quel Trentino che un giorno sì e un giorno anche vede protestare per le non scelte o per le scelte demagogiche ampie rappresentanze di comunità dimenticata potrà vantarsi di aver vinto la battaglia campale contro l’elio
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 11 giugno 2021

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Chissà se Claudio Cia – neo fratellino d’Italia che fa il consigliere provinciale – conosce Goethe. Se sì, si rilegga qualche massima istruttiva dei Johann Wolfgang von. Rispolveri le sue conoscenze dello scrittore e poeta che quando sostò per un sol giorno a Trento se ne innamorò di brutto scrivendo il bello. Se invece - come è possibile e senza colpa - Goethe non fosse tra i prediletti di Cia, nessun problema. Alle metafore del tedesco illustre ci si può approcciare anche senza averne masticato i tomi letterari. A Cia ci permettiamo di suggerire poche, pochissime, righe firmate Goethe. E cioè: “Le cose che contano di più non dovrebbero mai essere alla mercé delle cose che contano di meno”.

 

Eh sì, Goethe dice la sua, con invidiabile sintesi, su quel concetto di “priorità” che Cia non sembra aver troppo chiaro. E pure per la maggioranza con scapellamento a destra che regge la Provincia autonoma il concetto di priorità pare essere una nebulosa. Anzi, di più: un muro di presunzione e infallibilità sul quale vanno a sbattere le attese di un governo attento almeno un po’ ai problemi veri, dolorosi e pressanti della comunità. (A scanso di equivoci e rimbrotti precisiamo che “scapellamento” non è un insulto ma una semplice citazione della genialità inarrivabile di “Amici miei”).

 

Orbene, dove sta la “priorità” nel proporre – o meglio imporre – all’aula del consiglio provinciale una giornata di discussione ben pagata (da noi) sulla legge Cia? Una legge che un po’ Cia è e un po' Cia fa. La legge che vieta di liberare nell’aria palloncini colorati e altri “dispositivi aerostatici” – le fascinose lanterne cinesi – allo scopo certo nobile di salvare l’ambiente. Naturalmente non c’è alcuna priorità. Non c’è priorità programmatica, né strategica, né tantomeno ecologica. Che i palloncini inquinino nessuno lo mette in dubbio. Che quello dei palloncini sia il più grave degli inquinamenti si potrà almeno dubitare senza che Cia faccia un processo per insensibilità? Se fosse di interpellare chi indaga su certi sversamenti velenosi e ammorbanti di cui ha anche recentemente narrato la cronaca locale? Se fosse di fare i seri su turismo, urbanistica eccetera?

 

Archiviata la presunta urgenza legislativa alla voce “ma proprio non c’era niente altro di utile da fare?” azzardiamo una spiegazione della folgorazione ecologista della maggioranza provinciale. E se fossimo di fronte ad un diversivo? Se si trattasse di una studiata fuga dalla realtà ad uso di polemica fuorviante rispetto ai problemi seri che richiederebbero un altrettanto serio governo? Se a prevalere fosse solo il bisogno di dare una variante più spendibile al mantra “prima i trentini” che muove ogni passo della premiata – si fa per dire - “fugatteria” di governo? Eh sì, quel Trentino che secondo le proiezioni nazionali arriverà per ultimo all’immunità da virus può adesso vantare il primato italiano del cielo senza plastiche a colori.

 

“Cia ha” salvato il fratellino d’Italia. Come non essergli grati? Cia salvati da un incubo. Cia salvati dalla distrazione. Non sarà mica solo Cia, infatti, a vedere il sole del Trentino oscurato tutti i santi giorni dai palloncini. Cinquecentoventi mila abitanti, cinquecentoventi mila feste quotidiane tra compleanni, matrimoni e battesimi. E miliardi di palloncini killer dell’ambiente che vagano dai monti al mare nonostante l’allegria dei colori e la poesia che da sempre si portano appresso. Nel Trentino di oggi si gioca a fare i palloni gonfiati ma tolte le arie resta una realtà sempre più logora. Quel Trentino che ha visto precipitare nel calvario pandemico più prodotto interno lordo delle regioni vicine e di quelle lontane potrà finalmente dire “sì, però da noi i palloncini non volano più”.

 

Quel Trentino che un giorno sì e un giorno anche vede protestare per le non scelte o per le scelte demagogiche ampie rappresentanze di comunità dimenticata potrà vantarsi di aver vinto la battaglia campale contro l’elio. “Trentino primo”, così l’informazione nazionale ha segnalato la legge anti palloncini. Non è il “prima i trentini” che fa più ribrezzo e anacronismo dello zucchero nel “tonco di pontesel” ma la maggioranza in Provincia s’accontenta e gode. Ai critici, per la verità più stupefatti che critici, Cia e colleghi hanno obiettato che per l’ecologia da qualche parte bisogna pur cominciare. Deve essere rimasto loro impresso quel “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità” di quando l’astronauta scese gli scalini per la Luna. Ma lì, appunto, si conquistava la Luna e non una gloria passeggera. È dura immaginarsi Cia al posto di Neil Amstrong.

 

Cia lo immaginiamo, invece, impacciato nello spiegare ad un bambino che quando fantastica assieme al signor Frederikson di “Up” è un piccolo Attila ambientale. Nel film della Disney il vecchietto sale in cielo con tutta la casa, trainata dai palloncini. Ma a scanso di equivoci è già pronta la legge: vietati anche i cartoni animati.

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