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Credito cooperativo, puntiamo su un gruppo autonomo a trazione trentina

Banca d'Italia insiste affinché il nostro sistema accetti l'idea di un gruppo unico nazionale, ma è fondamentale salvaguardare l'ultracentenaria storia del credito trentino per mantenere quel forte e decisivo rapporto con il tessuto economico, produttivo e sociale del nostro territorio
DAL BLOG
Di Franco Panizza - 20 settembre 2016

Segretario politico del Patt e Senatore nella XVII legislatura 

C'è una forte preoccupazione nel mondo del credito cooperativo trentino per l'incontro convocato da Banca d'Italia con Federcasse e Cassa Centrale, in cui Banca d'Italia insisterà affinché il nostro sistema accetti l'idea di un gruppo unico nazionale (con la sola esclusione delle Raiffeisen altoatesine).

 

Ciò comprometterebbe fortemente gli spazi di autonomia delle nostre Casse rurali, quando invece con le Bcc che hanno dichiarato il loro interesse, ci sarebbe la concreta possibilità a creare un gruppo con a capo Cassa Centrale.

Gruppo che, per come sta maturando la situazione, potrebbe essere anche più forte di quello che fa riferimento a Federcasse.

 

L'impressione è quella che si vogliano imporre delle condizioni per spingere verso il gruppo unico nazionale e per creare difficoltà nella formalizzazione di un gruppo autonomo.

 

Come parlamentari e autonomisti, ci siamo battuti affinché la legge sul credito cooperativo desse la possibilità di costituire più gruppi a livello nazionale e anche un gruppo provinciale autonomo.

 

Accantonata per il momento l'ipotesi di un gruppo provinciale, strada non sostenibile e percorribile, dato che diverse casse rurali hanno filiali fuori provincia, restano sul tappeto due possibilità: aderire al gruppo unico nazionale guidato da Federcasse oppure puntare su un progetto di costituzione di un gruppo autonomo a trazione trentina con sede a Trento, in cui singole Casse rurali e Bcc aderenti godrebbero di un livello di autonomia molto maggiore rispetto all'ipotesi del gruppo unico.

 

Quest'ultima ipotesi conta circa 130 tra casse rurali e bcc interessate al progetto. La base di patrimonio di un miliardo di euro è facilmente raggiungibile e permetterebbe alle casse rurali di poter mantenere gran parte del proprio patrimonio.

 

Una scelta di assoluto buon senso da parte degli istituti interessati, perché consentirebbe da un lato di salvaguardare l'ultracentenaria storia del credito trentino, dall'altro di mantenere quel forte e decisivo rapporto con il tessuto economico, produttivo e sociale del nostro territorio.

 

È vero che le proposte che giungono da Federcasse affinché si scongiuri quest'ipotesi possono apparire allettanti, ma è anche vero che le cariche passano, mentre qui si tratta di dare certezza e respiro strategico al rapporto tra territorio e sistema creditizio.

 

Per questo, anche a seguito di una mia sollecitazione, la posizione assunta ieri dalla Giunta, dalla coalizione del centrosinistra autonomista su proposta del Presidente autonomista Rossi non può che essere salutata positivamente.

 

È un passaggio decisivo.

 

In Parlamento abbiamo operato con forza affinché si costruissero certe opportunità. Non sprechiamole. La salvaguardia e valorizzazione della nostra autonomia passa, e molto, da qui. 

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