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| 19 marzo | 17:35

Referendum, votare è rendere viva la Costituzione ma senza abboccare alle tifoserie e alla propaganda del ''Sì'' e del ''No'' ma valutando la riforma in sé

DAL BLOG
Di Lorenzo Dellai - 19 marzo 2026

Eletto presidente della Provincia di Trento per la prima volta nel 1999 resta in carica fino al 2012 quando si dimette per entrare poi alla camera dei deputati con la lista Scelta Civica nel 2013

Il Presidente Mattarella richiama spesso lo “spirito costituente”. La Costituzione Repubblicana, infatti, non è solo insieme arido di prescrizioni: è prima di tutto una base valoriale ed assieme progettuale della nostra Democrazia, che non vive senza il concorso convinto del popolo e senza l’esercizio fattivo dei suoi diritti e dei suoi doveri. Uno di questi diritti/doveri dei cittadini è potersi esprimere - attraverso un un Referendum - per confermare o meno le modifiche della Costituzione che siano state votate dal Parlamento con un maggioranza inferiore a quella dei due terzi.

 

É chiara la logica di questa previsione dei Costituenti: le modifiche della Costituzione non sono Leggi Ordinarie e dunque la loro approvazione definitiva non è prerogativa assoluta del Parlamento, salvo che non siano suffragate da un larghissimo consenso delle Camere. Tali Referendum non possono dunque essere intesi solamente come occasione per mobilitare le truppe dei tifosi dei partiti e delle coalizioni di maggioranza o di minoranza in ragione delle rispettive future strategie elettorali. Per questo vi sono le elezioni politiche. Che, personalmente (per inciso) mi auguro possano portare ad assetti radicalmente diversi da quello attuale.

 

Comprensibile che i partiti diano le loro indicazioni di voto, ove lo ritengano opportuno. Incomprensibile e corrosivo dello “spirito costituente” che ciò si traduca in una specie di “chiamata alle armi”, in vista di un “Giudizio di Dio” contro gli uni o contro gli altri. Onestamente, la gran parte delle argomentazioni che le principali forze politiche (e non solo) hanno messo in campo in questa stonata e assordante campagna referendaria mi paiono molto riferite alla contesa in vista delle elezioni del 2027 ma assai poco conferenti al merito della questione sottoposta ai cittadini col Referendum.

 

Non mi pare, per esempio, che c’entrino alcun che le argomentazioni di chi sostiene il “SI” perché così la Giustizia sarà più veloce ed efficiente (la riforma non riguarda affatto questo) o perché così non ci saranno più casi “Garlasco”, delinquenti impuniti, stranieri clandestini in giro per le nostre città e via cianciando. Neppure mi pare che c’entri l’argomentazione di chi sostiene il “NO” perché la riforma metterebbe le Procure sotto il pieno controllo del potere politico di turno e quindi il Potere potrebbe agire “sopra la Legge”. Nel primo caso mi pare di vedere una strampalata propaganda da quattro soldi, tipica di questa Destra incapace di superare la sua insita natura populista. Nel secondo, un processo alle intenzioni, che magari esistono (e qualcuno le ha anche espresse) in alcuni settori della maggioranza, ma che non sono oggettivamente per nulla riscontrabili nel contenuto effettivo della riforma in questione, che parla di altro.

 

É attorno a questo “altro” che occorre valutare l’opportunità o meno di confermare questa modifica costituzionale. Essa si richiama al principio del “giusto processo” di cui all’articolo 111 della Costituzione ed in particolare alla “terzietà” della Magistratura Giudicante rispetto alla Accusa e alla Difesa. Questo obiettivo poteva essere perseguito con altre formule? Certamente si. Un serio e non pregiudiziale confronto parlamentare (che non c’è stato per colpevole responsabilità prevalente - benché non esclusiva - del Governo) avrebbe potuto produrre una riforma migliore? Certamente si.

 

In ogni caso - a poche ore dal voto - la questione dirimente resta questa: la modifica sottoposta a Referendum va - oppure non va - nella direzione di cui al citato articolo 111 della Costituzione, secondo il principio liberale delle maggiori garanzie del cittadino (“Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.”)? É su questo, credo, che i cittadini dovrebbero esprimersi, con onestà e autonoma valutazione, al di là delle appartenenze (decrescenti) e delle tifoserie (crescenti) verso un sistema della rappresentanza politica ormai rassegnato a galvanizzare solamente le rispettive minoranze militanti del popolo.

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