Maurizio Fugatti si illumina di giallo e fa suonare il de profundis sul suo rapporto con Francesca Gerosa

Direttore de il Dolomiti
Vedere il nome Maurizio Fugatti illuminarsi di giallo è stato come sentir suonare un de profundis in consiglio provinciale. L'astensione. Un atto politico fortissimo che ha palesato, se ancora ce ne fosse bisogno, come l'assessora Gerosa non goda di grande stima nemmeno tra i suoi colleghi di Giunta (solo Failoni ha votato contro la mozione di sfiducia) e, soprattutto, nemmeno da parte del suo presidente. Oggi è stato chiaro, chiarissimo, che Francesca Gerosa 'sopravvive' nel suo ruolo di assessora solo perché c'è Roma che la 'protegge' e Fratelli d'Italia è primo partito nella Capitale ma in consiglio provinciale, a Trento, sono davvero pochi quelli pronti a sostenerla anche semplicemente in una mozione dall'esito scontato.
Non lo sono le minoranze che oggi hanno presentato la mozione di sfiducia e non lo sono soprattutto i suoi colleghi di maggioranza che hanno votato in massa per l'astensione. Un po' come dire: non possiamo farti cadere perché sei Fratelli d'Italia ma vogliamo palesare il fatto che non hai il nostro sostegno. D'altronde stare dalla sua parte, in questa vicenda, era quasi impossibile. Gerosa, infatti, è scivolata sulla riabilitazione di una figura chiave per il Trentino, quella Clara Marchetto che è stata la prima donna eletta in consiglio regionale, personalità di primo piano dell'Asar, prima e del Pptt, poi, impossibilitata a ricoprire l'incarico che gli elettori e le elettrici le avevano affidato per via di una condanna per spionaggio militare che un tribunale fascista le aveva comminato.
Le si voleva dedicare una targa, niente di clamoroso ma l'esponente di Fratelli d'Italia ha deciso di definire Marchetto una figura "divisiva" aggiungendo che "la sua storia andrebbe approfondita meglio", nonostante la proposta fosse stata firmata da tutti i capigruppo in consiglio regionale, compresa Anna Scarafoni, guida di Fratelli d'Italia. Ha votato contro quando era chiaro a tutti che semplicemente si stava certificando l'importanza di questa donna per la storia dell'autonomia del Trentino (indiscutibile al di là delle ricostruzioni più o meno revansciste abbozzate dall'assessora alla cultura).
Ne è seguito il solito copione: Gerosa parla, si mette tutti contro, arriva Roma che dice, ''ma no ha ragione lei''. Questa volta è stato Lollobrigida (sì il ministro dell'agricoltura, quello che diceva che il vino fa bene perché ''è stato oggetto del primo miracolo di Cristo, nella moltiplicazione di quello che, per chi crede come noi, non può essere un veleno, altrimenti avremmo un problema con chi lo ha moltiplicato'' confondendo tra l'altro il vino con i pesci ma questa è solo una delle innumerevoli gaffe) a intervenire sulla figura di Clara Marchetto e a difendere Gerosa. L'esempio più lampante di questo schema, però, si era visto al Festival dell'Economia dopo che Fugatti le aveva tolto la vicepresidenza, l'assessora si aggirava per gli eventi del Festival un passo indietro ai vari ministri che dicevano, uno dietro l'altro, ''quanto è brava Francesca'', ''quanto ha fatto male Fugatti'', ''presidè a ripensace''.
E pensare che un tempo per la politica trentina quello di essere troppo vicini a Roma era quasi un insulto. Si faceva a gara a mostrarsi più distanti possibile. E non è un caso se i partiti nazionali ci piazzavano ''del Trentino'' dopo il nome (si pensi al Partito democratico) proprio per rimarcare un'autonomia di azione e di gestione di movimento. Oggi farsi scudo con i ministri è diventato ''accettabile''. Ma in altri tempi se un/una assessore/a avessero visto accendersi le luci gialle dell'astensione anche sui banchi della sua Giunta il passo indietro per dignità sarebbe stato automatico. Ma i tempi sono cambiati e Gerosa è salva. Il ''ricatto'' di Roma ha vinto ancora. La maggioranza non l'ha fatta cadere. Non ha nemmeno votato contro alle minoranze ma si è astenuta.
Ed è questa la vera notizia perché nessuno pensava sarebbe successo niente oggi (lo stesso Patt era chiaro che stava semplicemente marcando il territorio ma poi come da tradizione recente avrebbe messo la testa sotto la sabbia abbandonando una figura simbolo come Clara Marchetto pur di non mettere a rischio rapporti e stabilità di governo). E invece un segnale dalla Lega e dagli altri è arrivato. Va bene Roma, va bene tutto, ma per Gerosa non votiamo. Il messaggio che passa da quelle caselle colorate di giallo è di una insofferenza estrema. Che se oggi non ha ripercussioni le avrà certamente in vista della prossima tornata elettorale. I rapporti contano e quelli tra gli esponenti di Lega, Patt, Civiche e Forza Italia sono al de profundis con Francesca Gerosa.












