Abbiamo perso l’umanità? L’Ucraina abbandona il Trattato sulla messa al bando delle mine anti-persona

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento
di Sondra Faccio, docente di diritto internazionale, Scuola di Studi Internazionali e Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Trento
L’Ucraina ha dichiarato di voler ritirarsi dalla Convenzione per la messa al bando dell’uso, lo stoccaggio, la produzione ed il trasferimento di mine anti-persona e per la loro distruzione. Aperto alla firma nel 1997 ed entrato in vigore nel 1999, il Trattato sulla messa al bando delle mine anti-persona consta oggi 165 stati parte e stabilisce il divieto di qualsiasi uso, produzione, stoccaggio e trasferimento di mine anti-persona, nonché l'obbligo di bonifica dei terreni contaminati e di assistenza alle vittime.
La Russia, gli Stati Uniti e la Cina non sono parti al Trattato; e proprio nel contesto del conflitto tra Russia e Ucraina si è registrato un ampio uso delle mine antiuomo (sia ad opera della Russia, che dell’Ucraina), spesso fornite da stati terzi (Stati Uniti). Su questo presupposto, il presidente Zelensky ha dichiarato la necessità di abbandonare il Trattato al fine di lanciare un chiaro messaggio politico agli alleati e adottare una forma di ritorsione nei confronti della Russia. Così altri Stati lungo i confini con la Federazione Russa - Lituania, Lettonia, Estonia e Polonia - hanno dichiarato di volersi ritirare dal Trattato per rafforzare le proprie capacità di deterrenza e difesa.
L’abbandono del Trattato seppur legittimo dal punto di vista del diritto internazionale va contro uno dei principali sforzi di umanizzazione dei conflitti compiuti nell’ultimo secolo. Il Trattato in commento, infatti, è volto a porre fine alla sofferenza ed agli incidenti provocati dalle mine anti-persona sui civili, soprattutto bambini, e a favorire la ricostruzione post-conflitto.
Non solo le mine anti-persona hanno effetti devastanti sulle persone, anche anni dopo il loro utilizzo, ma impediscono la ricostruzione e il ritorno dei rifugiati e degli sfollati dopo la fine delle ostilità. Ritirarsi dal Trattato significa rinnegare alcuni dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario: la protezione dei civili e l’attenuazione delle loro sofferenze nei conflitti.
Questa decisione, purtroppo, riflette una tendenza ormai generalizzata nella gestione dei conflitti dove le ragioni della sicurezza sembrano prevalere a tutti i costi su quelle umanitarie. La riduzione alla fame e gli attacchi indiscriminati sulla popolazione civile a Gaza sono tra i più recenti e drammatici esempi di questa tendenza. Tanto più allarmante alla luce delle strategie di riarmo che interessano oggi i principali stati del mondo e il massivo trasferimento di armi verso aree di conflitto, spesso in violazione delle norme di diritto internazionale.
In questo contesto, cosa resta dell’umanità?
Da un lato, si potrebbe sostenere che la mancata adesione di tre membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - Russia, Cina e Stati Uniti - e di altri 30 stati - tra cui India, Iran, Israele, Pakistan e Arabia Saudita - al Trattato sia già un segnale della sua debolezza, e che la denuncia da parte dell’Ucraina e degli altri Paesi confinanti con la Russia sia solo un’ovvia conseguenza, confermata anche dai più recenti dati sull’utilizzo delle mine-antipersona. Secondo Landmine and Cluster Munition Monitor, infatti, nel 2024 l’impiego di mine anti-persona è aumentato, sia ad opera di Paesi che non sono parte al Trattato, in particolare in Myanmar, Russia, Iran e Corea del Nord; sia di gruppi armati non statali, in Colombia, India, Myanmar, Pakistan, Palestina e nella regione del Sahel.
D’altra parte, vi è la speranza che l’impiego di nuove tecnologie - come droni e sensori termici - possa aprire nuove frontiere per lo sminamento umanitario. Gli strumenti di intelligenza artificiale permetterebbero di rilevare il calore e l’energia proveniente da oggetti sul terreno o nel sottosuolo e di attenuare, almeno in parte, i rischi delle operazioni di sminamento (effettuate da operatori umani).
Rimane in ogni caso urgente e doveroso da parte di ciascuno ribadire l’importanza delle norme fondamentali di umanità a cui, a partire dal secondo dopoguerra, la comunità internazionale ha aderito, proprio per evitare le conseguenze più drammatiche dei conflitti sui civili.












