Migranti, Trento si mobilita: ''Disobbedienza civile, apriamo le porte di casa, nessuno deve rimanere in strada''
L'appello dell'Assemblea antirazzista di Trento: costruire una rete solidale con l'obiettivo di mettere a disposizione posti letto e trovare locali idonei a ospitare persone che oggi sono senza tetto: richiedenti asilo in attesa di entrare nel sistema di accoglienza, rifugiati fuoriusciti dai progetti, cittadini stranieri e italiani senza casa

TRENTO. Costretti a vivere per strada al freddo, senza conoscere nessuno e senza capire cosa ne sarà della propria vita. I numeri contano ben poco, sembrano essere una quarantina, ma sicuramente sono molti di più, i migranti arrivati a Trento soprattutto percorrendo la rotta dei Balcani, direttamente, senza l'invio del Ministero dell'Interno.
Non hanno attraversato il mare ma le montagne, sono scappati dalla guerra e da situazioni che mettevano in pericolo la loro vita. Sono arrivati in Trentino con la speranza di potersi ricostruire una vita. Qui, in qualche modo, riescono a fare domanda di asilo. Diventano “richiedenti asilo” e lo rimangono, purtroppo, per troppo tempo. A raccontare quello che sta accadendo sul nostro territorio è l'Assemblea antirazzista di Trento che ha deciso di denunciare “le prassi illegittime del Commissario del Governo e della Questura con l'avvallo della Provincia di Trento, di mancanza accoglienza” (QUI AVEVAMO TRATTATO L'ARGOMENTO) . Lo fa lanciando un appello alla “disobbedienza civile” a tutta la comunità trentina che “di fronte ad una situazione del genere e a continue leggi xenofobe” deve dire e fare qualcosa partendo “dall'offrire un posto al caldo a chi si trova in strada”.
Fino ad oggi sono state raccolte diverse segnalazioni di richiedenti asilo costretti a dormire in strada o a rivolgersi ai servizi di bassa soglia dopo che è stato impedito loro l'accesso al sistema di accoglienza. “Al momento siamo a conoscenza diretta di circa quaranta persone – spiegano i rappresentanti dell'Assemblea Antirazzista di Trento – che si trovano in una sorta di limbo. I numeri, però, non rappresentano la reale situazione perché sul territorio ci sono tanti altri migranti nelle stesse situazioni”.
Ci sono due barriere, spiegano, che fanno rimanere in questa situazione le persone migranti arrivate per via terra in Trentino. La prima viene definita una prassi che è quella di chiedere ai migranti un domicilio per formalizzare l'istanza di protezione internazionale. Quest'ultima viene preclusa fino a quando non sia presenta una dichiarazione di ospitalità.
“Questa è una procedura illegittima – spiegano dall'Assemblea antirazzista – e a confermarlo sono diverse sentenze e anche una direttiva dell'Unione Europea la numero 33 del 2013”. In questa direttiva, all'articolo 6 – Documentazione si precisa che “Gli Stati membri non esigono documenti inutili o sproporzionati né impongono altri requisiti amministrativi ai richiedenti prima di riconoscere loro i diritti conferiti dalla presente direttiva, per il solo fatto che chiedono protezione internazionale”.
La seconda barriera consiste dell'attesa di tempi biblici per entrare nel sistema di accoglienza. Il tutto nonostante i numeri in diminuzione delle persone accolte dal sistema di accoglienza in Trentino. “Anche in questo caso – spiegano – la normativa vigente prevedere che l'accesso alle misure di accoglienza deve essere garantito dal momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale. Queste misure si applicano anche ai richiedenti asilo sottoposti alla procedura di determinazione dello stato membro competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale”.
Due barriere che ora stanno rendendo ancora più pesante la situazione delle strutture di bassa soglia presenti a Trento che a loro volta non riescono a far fronte alle domande dei senza dimora. Da questa situazione l'Assemblea Antirazzista di Trento ha deciso quindi di lanciare un appello che ha come obiettivo quello di costruire una rete solidale. La richiesta è quella rivolta ai cittadini per mettersi a disposizione per accogliere al caldo una delle persone senza una casa, cittadini stranieri o italiani.
“Noi ci stiamo impegnando ospitando oltre una decina di migranti che si trovano in un limbo in attesa di una risposta e senza alcun servizio di assistenza. Serve l'impegno di tutta la comunità e anche delle istituzioni. Sul nostro territorio ci sono tantissimi edifici della curia, del comune e della provincia chiusi e che potrebbero invece ospitare queste persone. Basta pensare all'ex provveditorato in via Santa Margherita” spiegano dall'Assemblea che nel lanciare l'appello all'ospitalità ha predisposto una griglia che può essere compilata dai cittadini disposti ad accogliere comunicandolo poi attraverso la mail liberalaparolatrento@gmail.com.




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