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| 24 nov 2018 | 05:01

''Sui 40 profughi abbiamo dato un segnale''. Fugatti: ''Non tutti possono venire qui, agito nell'interesse dei trentini''

"Non è che uno si presenta e poi rimane un anno e mezzo alla Residenza Fersina. Se uno fa la domanda a Trento deve sapere che il giorno dopo si può ritrovare a Catania''. Il governatore: "Messaggio anche alle autorità preposte"

Sui 40 profughi abbiamo dato un segnale''
di Donatello Baldo

TRENTO. Il governatore lo spiega con estrema limpidezza: la decisione di accogliere soltanto una parte dei 40 richiedenti asilo, inviando l'altra fuori provincia, è un messaggio che ha voluto dare: "Per far capire a chi arriva qui ma anche alle autorità preposte che il Trentino non è la culla dei nuovi profughi che arrivano via terra". 

 

Insomma devono capirlo loro, i migranti, che l'aria è cambiata. Ma devono capirlo anche le autorità preposte, e non si capisce bene se Fugatti intenda il Commissariato del Governo, la Questura o l'Amministrazione comunale: sia mai che si annidino i buonisti pure lì. 

 

"Trento accoglie chi può. Non può essere considerata il punto di approdo dei migranti via tera.  Altrimenti arrivano - spiega il presidente - fanno la richiesta di protezione internazionale e rimangono alla residenza Fersina un anno, un anno e mezzo. No - sottolinea con forza - così non funziona: se uno viene a Trento a fare la richiesta di protezione internazionale il giorno dopo può trovarsi a Catania".

 

A Catania o in un altro centro di accoglienza del territorio italiano. Perché sembra questa l'intenzione di Fugatti: d'accordo con il ministero dell'Interno tanti ne arrivano e buna parte se ne va altrove. Per dare un segnale, visto che altri motivi non ce ne sono. I numeri non sono di 'emergenza' e le strutture dei accoglienza sono ormai vuote. 

 

Ma la tesi è espressa come un mantra: "Si è trovata un'equa soluzione. La nostra volontà era garantire che nessuno rimanesse fuori ma dall'altra la volontà è quella di far capire che non tutti possono presentarsi a Trento. Questo messaggio lo abbiamo dato nell'interesse dei trentini".

 

Altri trentini, però, la pensano in modo diametralmente opposto. Sono le tante associazioni che hanno sottoscritto l'appello dell'Assemblea contro il razzismo (qui il testo completo e le adesioni aggiornate). 

 

"La legge - spiegano - stabilisce che l’accesso alle misure di accoglienza deve essere garantito fin dal momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale, anche ai richiedenti asilo sottoposti alla procedura di determinazione dello Stato membro competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale".  

 

Si chiede anche "di consentire l'accesso al sistema d'accoglienza alle altre persone che si trovano sul territorio provinciale e che sono impossibilitate ad accedere alla procedura di richiesta d'asilo in quanto viene chiesto a loro dalla questura di Trento di dimostrare di avere un domicilio".

 

Una richiesta illegittima, per le associazioni. "La richiesta di dimostrazione da parte del richiedente della disponibilità di un’autonoma sistemazione ai fini dell’accesso alla procedura è illegittima, in quanto, come confermato da ampia giurisprudenza in materia, è in palese contrasto con le normative". 

 

“Gli Stati membri - specifica infatti la legge - non esigono documenti inutili o sproporzionati né impongono altri requisiti amministrativi ai richiedenti prima di riconoscere loro i diritti conferiti dalla presente direttiva, per il solo fatto che chiedono protezione internazionale”.

 

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