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Giornata della Memoria, Anpi: ''Serve opporsi ad un ritorno di fascismi e nazionalismi", Andreatta: ''In atto uno scivolamento pericoloso''

Il sindaco Andreatta durante la cerimonia a palazzo Geremia cita Victor Klemperer, filologo tedesco, ebreo convertito, scampato alla morte fortunosamente, che spiegò come uno dei pilastri attorno a cui fu costruito il regime nazista fu quello del linguaggio. Dall'Anpi, per voce di Enrico Paissan, l'appello ai cittadini a "tenere alta l'attenzione e moltiplicare le iniziative di verità per combattere queste pulsioni antidemocratiche e per impedire che il tragico passato che oggi ricordiamo con commozione e immutato dolore possa ripetersi"

Pubblicato il - 26 gennaio 2019 - 18:31

TRENTO. C'è oggi più che mai la necessità di “opporsi ad una deriva pericolosa” nel nostro Paese e in Europa che vedono rialzarsi “la testa di formazioni che - richiamandosi o meno esplicitamente al fascismo e al nazismo - di questi regimi dittatoriali e liberticidi esprimono con virulenza i disvalori, seminando a piene mani odio e razzismo”. E' un monito molto duro quello fatto quest'oggi da Enrico Paissan, presidente dell'Anpi di Trento, intervenuto anche a nome dell'Anei, nel corso della cerimonia per la “Giornata della memoria” che si è tenuta a palazzo Geremia.

 

Un intervento nel quale si è voluto ricordare come la Giornata della Memora, non si celebra per ricordare pagine di storia consegnate agli archivi ma fatti, valori e principi che non possono essere dimenticati dalle nuove generazioni e da tutti quelli che non vogliono cadere nel baratro del male.

 

In una prima parte del proprio intervento, il presidente dell'Anpi di Trento ha ricordato la Shoah, l'orrendo genocidio del popolo ebraico e di quanti, giovani e meno giovani, dopo la catastrofe dell'8 settembre del 1943, di fronte all'ignavia e al vergognoso tradimento della monarchia e delle alte gerarchie dell'esercito, tennero alta la bandiera dell'onore, della parola data, del giuramento fatto e scelsero la via più difficile, quella della feroce prigionia nei lager nazisti, che costò la vita a molti.

 

“Vorrei qui ricordare – ha affermato Paissan - per tutti, gli ufficiali e i soldati caduti nella difesa dall'attacco tedesco alle caserme di Trento, primi veri martiri della Resistenza italiana e altre due persone che simboleggiano mirabilmente l'antifascismo trentino: don Narciso Sordo, cittadino di quel Tesino che ha dato all'Italia due donne Medaglie d'Oro Ancilla Marighetto e Clorinda Menguzzato 'Ora' e 'Veglia', deportato dapprima nel campo di concentramento di Bolzano e successivamente a Mauthausen e infine a Gusen dove morì confortando sino all'ultimo gli altri detenuti. Il secondo nome è quello di Adamello Collini, la guida alpina che si prodigò nell'aiutare i fuggiaschi antifascisti e i militari alleati a raggiungere dopo l'8 settembre il confine svizzero, arrestato e deportato a Mauthausen dove trovò la morte nel febbraio del 1945”.

 

L'Anpi punta il dito anche nei confronti di alcuni esponenti politici, locali e nazionali. “Il venir meno, l'affievolirsi della forza evocatrice della memoria – ha spiegato il presidente dell'Anpi di Trento - nelle settimane scorse ha portato un giovane esponente politico trentino a irridere, definendo come gente fuori dal mondo e superata dalla storia, quanti si richiamano al pericolo del risorgere dei fantasmi che nel secolo scorso hanno insanguinato l'Europa e il mondo intero. D'altronde, di che sorprendersi se un ministro della Repubblica democratica che ha giurato fedeltà alla Costituzione è uso ripetere in più occasioni motti cari a Benito Mussolini”.

 

Da qui l'appello ai cittadini difronte ad ogni “sottovalutazione, ogni atteggiamento negazionista, ogni indulgenza verso questi fenomeni estremamente pericolosi di opporsi a questa deriva, tenere alta l'attenzione e moltiplicare le iniziative di verità per combattere queste pulsioni antidemocratiche e per impedire che il tragico passato che oggi ricordiamo con commozione e immutato dolore possa ripetersi”.

 

A parlare di un “orrore indicibile che non deve più tornare” è invece il sindaco di Trento Alessandro Andreatta sottolineando come oggi ci sia la preoccupazione che arriva dalle “parole d'odio che sui social diventano virali, allarmate quando personaggi pubblici, anche autorevoli, attribuiscono valori diversi alle persone, cento ai 'nostri', zero a chi arriva da fuori, da lontano, numeri di una contabilità che non vale neppure la pena di essere tenuta in ordine”.

 

Il sindaco cita poi la senatrice a vita Liliana ricordando un suo recente monito: “Le parole d’odio sono l’anticamera della fine della democrazia. L’imbarbarimento del linguaggio è arrivato a livelli intollerabili”.

E ancora: “Ho paura di perdere la democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui”.

 

Alessandro Andreatta cita anche Victor Klemperer, filologo tedesco, ebreo convertito, scampato alla morte fortunosamente, che spiegò come uno dei pilastri attorno a cui fu costruito il regime nazista fu quello del linguaggio: un linguaggio deformato, corrotto, manipolato, che non serviva più ad esprimere ragioni o sentimenti, non era utile al dialogo, alla preghiera, al dubbio. Le parole dovevano manifestare solo la fede religiosa nel capo e l'esecrazione nei confronti dei nemici. Dunque ogni singolo vocabolo della lingua di Goethe e Freud veniva deviato dal suo significato originario, costretto ad assumere un valore diverso, a mascherare la violenza sotto le sembianze dell'ordine e della rispettabilità oppure a coprire d'infamia intere categorie di incolpevoli cittadini. “Come non pensare – si è chiesto il sindaco - alle parole che anche oggi, in questo inizio di secolo, improvvisamente diventano sospette? Solidarietà, per esempio. O fratellanza. Come non riflettere sulla mancata corrispondenza tra significante e significato quando abbiamo a che fare con una retorica discriminatoria che definisce “nemici” persone inermi e senza patria? Se il razzismo e la xenofobia diventano accettabili, se il termine buonista è considerato un insulto e se si ritiene che i diritti umani non debbano più essere garantiti per tutti, allora significa che è in atto uno scivolamento pericoloso. Sul piano del linguaggio e non solo”.

 

Il Giorno della Memoria, conclude il sindaco, serve a riconoscere in anticipo la disumanità, ad aiutarci a individuare segnali e campanelli d'allarme. “Memoria - ha concluso Andreatta - significa oggi non assuefarsi all'aria di tempesta né pensare che tanto prima o poi passerà. Memoria è il passato che si fa presente e non finisce mai di passare. Non per appesantire il nostro fardello, ma per renderci vigili, guardinghi, reattivi di fronte alla minima violazione dei diritti fondamentali”.

 

Protagonista anche l'Associazione Deina Trentino con le riflessioni dei partecipanti a “Nel cuore dell'Europa”, un progetto di educazione alla cittadinanza attiva che ha accompagnato 17 giovani trentini in un percorso che dalla storia della Seconda Guerra Mondiale e della Deportazione vuole far riflettere i partecipanti sul presente, sul loro ruolo come cittadini nella propria comunità e in Europa. Il percorso educativo del progetto è stato realizzato attraverso laboratori, incontri, momenti di confronto prima e dopo il viaggio a Monaco, che si è svolto nello scorso mese di novembre, la città dove si trova l’ex lager di Dachau, il primo a sorgere nel 1933. Punto da cui osservare la genesi e i primi passi del totalitarismo, a Monaco si viaggia attraverso la storia del Terzo Reich e del sistema concentrazionario nazista indagando le premesse di una delle pagine più buie del Novecento.

 

Sono molti gli appuntamenti sul territorio che in occasione della Giornata della Memoria. La Fondazione Museo storico del Trentino e la Fondazione Cassa di risparmio di Trento e Rovereto presso palazzo Calepini propongono i dei percorsi di approfondimento dedicati alle scuole nei giorni 23, 25 e 28 gennaio dalle 9.30 alle 12.30. Ci sarà un laboratorio didattico “Dalle leggi razziali ai campi di sterminio” per i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado.

 

Domenica, 27 gennaio, dalle 10 alle 19 presso la sala conferenze di Palazzo Calepini (via Calepina 1) sarà possibile assistere gratuitamente alla proiezione del film Shoah di Claude Lanzmann. Il film, realizzato in dodici anni di lavoro, uscito nelle sale nel 1985 (oltre nove ore di durata) è definito “l'opera definitiva sulla Shoah, il più importate film mai realizzato sulla più tragica esperienza dell'uomo moderno”.

Fino a domani, sempre a Palazzo Calepini, si potrà visitare la mostra Touch: un percorso sulla Memoria, che permette di riscoprire il segno di un passato terribile che ancora coinvolge emotivamente. Il progetto espositivo di Piero Cavagna, Giulio Malfer e Matteo Rensi, per mezzo dello strofinio delle dita sulla superficie nera delle cartoline, fa riapparire i volti cancellati prima dall’Olocausto e successivamente dall’oblio che incalza insistente nei giorni nostri.

 

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