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Monete, ceramiche, tracce di pasti, scale e stanze crollate: un tesoro d'epoca romana nel bosco di Castel Penede

Reperti scoperti anche nel restauro del maniero. Il sindaco Morandi: ''Troveremo le risorse per prolungare l’intervento. L'obiettivo: rendere fruibile da subito l'area degli scavi''

Di Tiziano Grottolo - 11 giugno 2019 - 19:52

NAGO-TORBOLE. Era da tempo che si sospettava che nell'area potessero esistere strutture antecedenti al castello del 1200 che ne domina la sommità. Oggi (grazie agli sforzi congiunti tra amministrazione comunale, Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia e Università di Trento) quest’ipotesi è stata confermata. “Siamo i primi ad investire in un progetto simile – afferma il sindaco di Nago-Torbole Gianni Morandi – nessuno si era mai interessato ad approfondire le ricerche in quest’area e dopo i primi risultati siamo tutti entusiasti” (qui articolo).

 

È comprensibilmente soddisfatto il primo cittadino infatti gli scavi nell’area del dosso di Penede, uno sperone di roccia che si staglia sopra l’abitato di Nago e che dà il nome all’omonimo castello, hanno portato alla luce un complesso edilizio di epoca romana. “Non conosciamo ancora il periodo in cui il complesso è stato fondato – spiega Emanuele Vaccaro, ricercatore in Archeologia classica dell’Università di Trento – al momento però ci sono una serie di evidenze che ci indicano che il sito è stato abbandonato attorno al terzo secolo dopo Cristo, nel cosiddetto periodo di anarchia militare”.

Vaccaro è a capo di una squadra di 13 persone, perlopiù studenti universitari affiancati da professionisti dell’archeologia: “Per formulare delle ipotesi precise sull'origine e sulla funzione dell’insediamento ci vorrà ancora del tempo, ma siamo fiduciosi, perché gli scavi sono appena iniziati e per concludere la prima ‘campagna’ abbiamo ancora due settimane di lavoro davanti a noi”.

Alcuni reperti sono stati recuperati: tra questi ci sono abbondanti resti di pasti, alcune monete, ceramiche, ma anche lamine di bronzo e quella che potrebbe essere la punta di un pilum (un giavellotto utilizzato dall'esercito romano). Scoperte che fanno credere agli archeologi che il sito sia stato occupato in maniera stabile nel corso dei secoli. Anzi, alcune evidenze indicherebbero che l’insediamento sia stato utilizzato già in epoca retica, e successivamente occupato dai romani. Ma per confermare quest’ultima ipotesi serviranno ulteriori ricerche.

Quel che è certo è che ci troviamo di fronte a un complesso di ampie dimensioni, che potrebbero superare l’ettaro d'estensione, con un sistema di grandi terrazzamenti che interessa l’intero versante del colle. “Considerando la complessità della struttura e la sua monumentalità – racconta Vaccaro – possiamo pensare ad un sito con una connotazione strategica, con una funzione di controllo sul territorio dell’Alto Garda”.

 

Le scoperte però non si fermano qui, l’amministrazione comunale ha investito anche 200.000 euro in un progetto di restauro per Castel Penede, di questi lavori si stanno occupando Tecnobase restauri e Arc team per quanto riguarda l’aspetto archeologico. Ed è proprio qui che sono emerse ulteriori e nuove scoperte, nonostante i lavori di scavo siano iniziati da appena un giorno, dai ruderi del castello sono comparse delle scalinate, ma anche stanze e ambienti che erano stati nascosti da precedenti crolli. Come già detto in merito ai ritrovamenti di epoca romana, pure per quest’area ci vorrà del tempo per fare delle ulteriori verifiche e portare avanti i lavori di scavo con la consapevolezza però che perfino questo sito potrebbe riservare alcune sorprese.

Un’intuizione importante quella dell’amministrazione di Nago-Torbole che potrebbe portare alla luce un vero e proprio ‘tesoro archeologico’ di rilevanza storica. “Siamo già al lavoro per programmare il futuro a breve e medio termine di questa zona – fa sapere Morandi – sicuramente verranno inseriti dei pannelli didascalici per rendere fruibile fin da subito anche l’area degli scavi”. Il sindaco promette poi che verranno investite ulteriori risorse per prolungare l’intervento, aprendo di fatto alla possibilità di una seconda e magari una terza campagna di scavi che potrebbero fare piena luce sull’insediamento: “Contiamo di ridare vita a questo sito di grande importanza archeologica e far sì che torni a essere una grande fonte di attrazione per il settore turistico” conclude soddisfatto Morandi.

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