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Villa dei Mosaici, riprendono gli scavi per portare alla luce il tesoro nascosto sotto le vigne della Valpolicella

Dopo l'interruzione a causa dell'emergenza sanitaria riprendono i lavori archeologici sui resti perfettamente conservati della "Villa dei Mosaici". L'obiettivo è quello di valorizzare l'antica costruzione e di inserirla all'interno di un percorso mirato a coniugare l'archeologia con i famosi vini del territorio 

Di Mattia Sartori - 25 March 2021 - 11:36

NEGRAR DI VALPOLICELLA. Riprendono gli scavi archeologici alla “Villa romana delle Cortesele” in Valpolicella. Nascosto tra i vigneti per cui è famosa la zona infatti si celava un tesoro di immenso valore storico e culturale: i resti perfettamente conservati delle fondamenta e della pavimentazione di un’abitazione romana.

 

 

Gli scavi sono iniziati un anno fa (Qui articolo) ed hanno subito attirato molta attenzione soprattutto per il perfetto stato di conservazione dei pavimenti musivi ritrovati. Il piano era di continuare a scavare per capire esattamente quanto si estendesse la costruzione e riportarla alla luce. Purtroppo a causa dell’emergenza sanitaria i lavori sono stati interrotti, almeno fino a ieri, mercoledì 24 marzo, quando la Soprintendenza Archeologica e il Comune di Negrar ne hanno annunciato la ripresa.

 

Il soprintendente Vincenzo Tinè e il sindaco negrarese Roberto Grison si sono trovati d’accordo sull’importanza di questo progetto per la comunità locale. “Questo sito archeologico – affermano -, una volta messo in sicurezza, valorizzato e reso fruibile, potrà dare un contributo notevole allo sviluppo culturale, economico e turistico della vallata, nonché inserirsi in una serie di percorsi della Valpolicella dedicati all’archeologia”.

 

 

Le potenzialità di un ritrovamento simile effettivamente sono enormi. Non solo è un importantissimo pezzo storico, che può arricchire il già ricco tesoro archeologico italiano, ma può anche servire per attrarre turismo, portando così valore economico a tutta la comunità della Valpolicella.

 

Il progetto è stato sviluppato in stretta collaborazione con i privati proprietari del terreno su cui si trova l’antica costruzione. L’azienda agricola “La Villa” dei fratelli Matteo e Simone Benedetti e la società agricola Franchini Srl, hanno messo a disposizione le aree che hanno da poco acquisito dai precedenti proprietari, rinunciando all’indennità di occupazione e ai premi di rinvenimento e investendo anche le proprie risorse nei lavori di scavo.

 

 

 

 

L’obiettivo finale è quello di creare un itinerario archeologico che coniughi l’aspetto storico della Valpolicella con le famose produzioni vinicole del territorio. “Ci auguriamo che questo progetto possa integrarsi nel sogno del riconoscimento Unesco dei vini della Valpolicella, come avvenuto per il famoso Prosecco che ha poi innescato un percorso virtuoso di cure e attenzioni per il paesaggio, ma credo che anche l'Amarone meriterebbe questo riconoscimento”, ha concluso il soprintendente Tinè.

 

(Foto: Comune di Negrar)
 

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