Contenuto sponsorizzato
| 08 mag 2019 | 20:27

Oltre 1000 chilometri per consegnare 200 chili di beni di prima necessità ai richiedenti asilo. Missione compiuta per il trentino Lorenzo Albertini

Consegnati in un centro d’accoglienza di Sarajevo beni fra cui scarponi, sacchi a pelo, tende e indumenti contro il freddo. Lorenzo ha percorso oltre 1000 chilometri per raggiungere il centro d’accoglienza per migranti di Sarajevo gestito da due associazioni di volontariato, la bosniaca ‘Aid Brigade’ e l’italiana ‘One bridge to Idomedi’

Oltre 1000 chilometri per consegnare 200 chili di beni di prima necessità ai richiedenti asilo
di Tiziano Grottolo

RIVA DEL GARDA. Lo rifaresti? – “Sì, ma con più calma” – alla domanda Lorenzo Albertini risponde senza esitazione, il 26enne rivano è appena tornato dal suo viaggio in Bosnia Erzegovina dove ha prestato servizio come volontario in centro d’accoglienza per migranti. Ad accompagnarlo, in questo particolare viaggio post-laurea, il fedele ‘Azimut’ un furgone restaurato e trasformato in una piccola casa su ruote. (QUI L'ARTICOLO)

 

Lorenzo ha percorso oltre 1000km per raggiungere il centro d’accoglienza per migranti di Sarajevo gestito da due associazioni di volontariato, la bosniaca ‘Aid Brigade’ e l’italiana ‘One bridge to Idomedi’. Qui si è unito a una trentina di volontari, perlopiù giovani con un percorso di studi alle spalle, provenienti da ogni angolo del globo. Ce n’è davvero per tutti: dagli Stati Uniti all’Oceania, passando per Malesia e Filippine, senza dimenticare il vecchio continente, ben rappresentato da Regno Unito, Spagna, Italia, Germania ma anche Croazia e Repubblica Ceca. Una babele di lingue in cui per capirsi si utilizza l’inglese. Questo però non ostacola le innumerevoli attività del centro che offre alcuni servizi essenziali ai migranti che attraversano il paese.

C’è veramente tanto da fare – ha raccontato Albertini – dai lavori manuali, all’organizzazione delle attività anche se talvolta, per aiutare una persona, basta ascoltarla. Quando qualcuno decide di aprirsi e condividere la propria esperienza, anche se dolorosa, lo fa per liberarsi di un peso e sentirsi più leggero”. Il centro in questione si trova in una vecchia palazzina di Sarajevo riadattata a ricovero per migranti. Qui sono in funzione un’infermeria, con un medico e un infermiere sempre presenti, un ufficio che offre assistenza e informazioni ai migranti riparati in Bosnia, ma anche e soprattutto una mensa che può arrivare a servire fino a 300 pasti al giorno: “Con il bel tempo – afferma Albertini – il numero di migranti che passa di lì per attraversare il confine aumenta”. Oltre a questi servizi indispensabili ai migranti vengono offerte anche assistenza psicologica e lezioni di lingua, principalmente tedesco, inglese, italiano e bosniaco.

Missione compiuta per Lorenzo Albertini

Teoricamente in Bosnia sarebbe possibile fare richiesta d’asilo ma praticamente nessuno vuole fermarsi perché le persone sanno già che non riceveranno nessun tipo di assistenza” ed è per questo che Albertini aveva con sé oltre 200kg fra scarponi, sacchi a pelo, tende e indumenti contro il freddo, materiali indispensabili per chi vuole attraversare il confine a piedi. Oggetti raccolti grazie al passaparola fra i tanti trentini che hanno deciso di contribuire in questo modo al viaggio di Lorenzo. I materiali sono stati distribuiti in una cittadina a metà strada fra Sarajevo e il confine con la Croazia: “Le persone a cui ho affidato i materiali mi hanno spiegato che da qui, negli ultimi sei mesi, sono passate 1800 persone, tra queste anche intere famiglie con bambini al seguito”. La meta ultima del viaggio per coloro che vogliono giungere in Europa è Bihać, cittadina bosniaca a ridosso del confine, dove si dice che il numero dei migranti abbia superato quello dei residenti. Gli sfortunati che lungo la strada incappano nei controlli di polizia vengono fermati e rispediti indietro, in genere in uno dei sovraffollati centri d’accoglienza gestiti dallo stato.

 

Anche per Lorenzo il viaggio di ritorno è stato più complicato: “Tra Croazia e Slovenia ho subito innumerevoli controlli e il mio camper è stato setacciato da cima a fondo”. Non è difficile immaginare cosa, o meglio chi, stessero cercando le guardie di confine, ma probabilmente anche questo è ormai diventato uno dei tratti distintivi dell’Unione Europea: controlli serrati a difesa dei confini dove i sogni di migliaia di disperati si infrangono contro l’indifferenza occidentale.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 07 agosto | 19:13
Soccorso alpino in azione nei dintorni di Malga Arza, in val di Non: un escursionista colpito da un arresto cardiaco ha perso la vita
Cronaca
| 07 agosto | 18:26
La Giunta provinciale ha introdotto delle misure per “razionalizzare la fruizione delle risorse idriche”: in particolare, Consorzi di bonifica [...]
Cronaca
| 07 agosto | 18:20
L'incendio è scoppiato all'interno del Ristorante Pizzeria Capriccio di San Michele all'Adige ed è partito da un elettrodomestico. L'immediato [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato