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A ortopedia un nastro rosso separa il reparto Covid da quello ''pulito'' (LE FOTO). Il direttore del Santa Chiara: ''Protocolli di sicurezza rispettati''

Le immagini arrivano dal reparto di ortopedia e mostrano la presenza di aree Covid attigue a quelle Covid free. Il direttore dell'ospedale Santa Chiara spiega la situazione  

Di Giuseppe Fin - 03 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. “Ma pensano che un semplice nastro rosso possa proteggerci dal virus? Qui ci sono pazienti con covid19 vicini a quelli con altre patologie”. L'organizzazione interna degli ospedali è in continuo mutamento. Di settimana in settimana cambia la destinazione di interi reparti, che vengono riorganizzati e adibiti ad altre funzioni e gli ospedali trentini non sono un'eccezione.

 

Stanno destando non poche preoccupazioni però un certo tipo di disposizioni che prevedono l'utilizzo della cosiddetta regola delle “due zone”. Una zona di isolamento dove ci sono casi covid19 e una zona “pulita” che deve rimanere, appunto, Covid free. Una distinzione che in alcuni reparti, come quello di ortopedia, è indicata con un nastro rosso per terra che divide in due un unico corridoio e dei fogli bianchi a segnalare che quella è la “zona isolamento”. Come se il virus, se dovesse uscire per qualche motivo dalle stanze, rispettasse le regole e alla vista del nastro rosso tornasse indietro. 

 

Le foto che pubblichiamo vengono proprio dal reparto di ortopedia di Trento e sulla questione abbiamo chiesto delle spiegazioni al direttore medico dell'ospedale Santa Chiara di Trento, il dottor Mario Grattarola. “Ovunque - spiega il direttore - nell'ospedale dove siano presenti dei pazienti covid19 è stata fatta una valutazione dei rischi che comporta poi la definizione di un iter di percorsi a livello strutturale e a livello comportamentale che comprende anche una formazione ad hoc per il personale”.
 

Nell'identificazione del rischio e dei provvedimenti da prendere, insomma, vengono considerate diverse variabili. Una di queste riguarda la situazione in cui deve lavorare il personale, sotto stress e in una struttura chiusa. Si valuta poi come è fatta la struttura, gli spazi a disposizione e la formazione. “Quel che avete visto ad ortopedia – ha spiegato Grattarola – è un'organizzazione che è stata scelta perché siamo in uno dei reparti più nuovi, appena sistemato, e fino ad oggi ci ha permesso di non avere alcun problema, alcuna positività tra il personale”.

 

Ovviamente l'organizzazione come la vediamo oggi può cambiare da un momento all'altro. “Non è scritto nella pietra che questo sistema valga per sempre – chiarisce il direttore – ma vengono rispettati tutti i parametri di sicurezza e di frequente vengono fatte delle verifiche attente per capire se tutto funziona e, se serve, anche per rafforzare. Non siamo davanti a situazioni sempre uguali”. Dal direttore sanitario, quindi la rassicurazione che “Ad oggi questa definizione di gestione dell'area covid19 in ortopedia, dalle nostra valutazioni, funziona”.


Nelle foto che pubblichiamo, però, qualcosa che non va lo trova anche il direttore della struttura. Nella situazione fotografata, infatti, la ''zona pulita'' è occupata da un carrello. “Quel lato deve essere lasciato libero e nella fotografia non lo è visto lo sconfinamento del carrello con il materiale. Questo errore è stato comunque subito segnalato e corretto” spiega Grattarola.


Diversa è invece la situazione che si trova nella zona ovest dell'ospedale dove è presente un'intera area covid19 separata da tutto il resto da una porta tagliafuoco che il più delle volte rimane aperta. “Alla fine di un lunghissimo corridoio è presente questa zona che abbiamo definito area covid19. La porta rimane aperta ma fisicamente la separazione con il reparto c'è e si rispettano i parametri di sicurezza”.

 

E' fondamentale che nell'ospedale il virus non sfugga di mano e che la situazione non vada fuori controllo. “Sicuramente ci rendiamo conto di quanto stiamo chiedendo al personale – conclude Grattarola - e lo sforzo che stanno facendo è eccezionale. Stanno portando avanti un ottimo lavoro partendo da un momento in cui si doveva ancora recuperare completamente le forze rendendosi subito disponibili per questa nuova emergenza”.

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