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''Brividi della febbre quasi a 40, la tosse che non smette di tagliarti bronchi e polmoni, il sangue cola nel naso a causa dell’ossigeno che inali'', cos'è il Covid? Il racconto di Tiziano

Spiridione Della Lucia, pneumologo dell'ospedale San Martino di Belluno, condivide il racconto di Tiziano, uno dei suoi pazienti, un ''bocia'' come scrive il medico. Un racconto duro e crudo che pubblichiamo in forma integrale: ''Per loro e per noi operatori sanitari sarà un tempo blindato, ma per voi che siete fuori potrà essere una giornata fantastica , da vivere con consapevolezza e responsabilità il virus 'che non c’è' aspetta solo che noi abbassiamo la guardia , non diamogli questo potere''

Di Mattia Sartori - 15 novembre 2020 - 10:39

BELLUNO. Sono centinaia le storie di Covid che girano ogni giorno. Ogni mattina inizia prendendo in mano il giornale, aprendo i social, accendendo la televisione per sapere delle ultime notizie, delle ultime analisi o per aggiornarsi riguardo a nuovi vaccini e terapie. Ci si imbatte anche nei resoconti di prima mano delle persone che questa malattia la stanno vivendo sulla propria pelle e forse sono proprio queste a farci percepire veramente la gravità della situazione, a farci provare, anche solo per un attimo, il dolore di chi nei famosi reparti Covid ci è chiuso per davvero e anche quello di chi rimane fuori, impotente, ad aspettare notizie dei propri cari.

 

La storia di Tiziano, condivisa su Facebook da Spiridione Della Lucia, pneumologo dell'ospedale San Martino di Belluno, è una di queste. La storia di un giovane che si è ritrovato improvvisamente nell'occhio del ciclone a combattere ogni giorno contro una malattia che si appropria sempre di più del suo corpo e nei momenti più difficili anche della sua menteLa frustrazione è una compagna quotidiana e arriva non solo per la fatica di continuare a lottare, ma anche nel vedere chi, nonostante le innumerevoli storie e prove, si ostina ancora a negare l'esistenza di questo virus in barba alla guerra che si combatte fra le corsie e a chi la sta combattendo. Per fortuna c'è anche la speranza, la portano gli uomini con gli "scafandri da palombaro" che ogni giorno aprono la porta, danno il buongiorno e "ti spiegano che a piccoli passi si può fare un percorso".

 

È una storia dei nostri tempi, che deve farci riflettere e meditare tanto quanto le analisi e i grafici, appellandosi alla nostra umanità e ricordandoci che i sacrifici, piccoli o grandi, a cui siamo chiamati ogni giorno sono per aiutare chi vive questa battaglia e per evitare che tanti altri debbano entrare a farne parte.

 

Qui il testo completo:

 

E questa è la testimonianza di Tiziano, il compagno di stanza di Gabriele, entrambi ricoverati in Pneumologia-Covid al San Martino di Belluno, anche lui un bocia.

Grazie Tiziano per questa tua condivisione .

 

Quando sei qui, non sei più uno dei tanti numeri o una parte di un grafico, sei tu ad esserci! Hai sempre voluto esser te stesso nella tua vita e lo sei sempre stato ma qui, adesso, è ancora più importante sentirselo addosso; sentire che non sei cambiato almeno in questo (intanto che il tuo corpo ed i tuoi polmoni si sono però modificati) e sei tu anche per coloro che ogni tanto aprono quella porta (e sono in tanti nell’arco della giornata e ti chiamano per nome).

 

Ti serve perché è già la prima medicina contro questo stronzo che è entrato a casa tua senza chiedere permesso e ha piantato e sta piantando paletti dove meglio gli è piaciuto con scritto “questo è mio” , “questo è mio”, “questo è mio”.... e più è suo e meno ti resta.

 

Ti serve perché all’inizio speri solo di smettere di sbattere braccia e gambe e tutto il corpo in tensione contro la carrozzina che ti trasporta in corridoio di reparto per il ricovero e vibra come una lavatrice impazzita in centrifuga: ma non è lei a vibrare sono i brividi della tua febbre quasi a 40 e la tosse che non smette di tagliarti i bronchi e polmoni e ti impediscono di respirare e che, nel corso della settimana, ti hanno consumato vita e forze e arrivi a pensare guardando il soffitto “...basta che finisca” ma poi pensi che tu ci sei e non vuoi questo.

 

Ti serve perché poi ritorni anche con la testa e ti spiegano che a piccoli passi si può fare un percorso, non necessariamente solo in discesa (!) ma il percorso c’è e adesso è importante scegliere le direzioni giuste di una piantina ogni volta diversa perché è la tua piantina; ed è totalmente diversa da tutti gli altri, anche dal tuo vicino di letto.

 

Dopotutto potrebbe essere una delle tante banali storie a lieto fine. Non lo so come finirà e qui le pagine le scrivi minuto dopo minuto, mai trarre conclusioni affrettate; di strada ne devi ancora fare e non so se in salita o discesa ma un primo spunto di riflessione tutto questo lo ha portato.

 

Il Covid non c’è! Non si vede e quindi non c’è, ma anche se te lo sbattono davanti agli occhi e te lo fanno vedere (basta aprire un piccolo cassetto del proprio cervello intasato nel frattempo da tanta merda inutile di social o da paracul vari) o guardarsi attorno e ci sono infinità di occasioni per vederlo: ma esiste comunque chi, pur avendolo di fronte, non lo vuole vedere e sentire!!!

 

Il Covid è buono! Ti toglie in modo garbato il senso totale del gusto e dell’olfatto. Così che non senti l’odore del piscio e della merda che tu o il tuo vicino dovete fare a lato del letto e del sangue che ti cola nel naso a causa dell’ossigeno che inali e ti spacca la pelle.

 

No. Non è una guerra questa. I nostri veci alpini hanno fatto la prima e la seconda guerra mondiale e lì un pó di Covid andava bene ma avevano solo la grappa per coprire i miasmi di sangue, merda e piscio, ... o anche fosse solo per il loro ultimo assalto.

 

Il Covid non cerca la guerra! Non esiste, è una pure invenzione ma è comunque il frutto(!) di quel 5G che ha il potere magico di essersi insediato e diffuso ancor prima di esser fisicamente insediato e diffuso: un vero ectoplasma della tecnologia mobile.

 

Per ora quel mondo è tutto fuori da quella porta e tu resti qui e combatti la tua non guerra.

 

Ma tu sei tu e ringrazi tutti quelli che sin dal primo mattino aprono quella porta e ti salutano sudati ma gentili dentro i loro scafandri da palombari. “Buongiorno Tiziano”, anzi no, prima “Buongiorno Gabriele” perché Gabriele è il primo che si incontra aprendo la porta ed è qui da molto prima che arrivassi e l’ha passata più dura e per noi Alpini il grado di anzianità vale per primo.

 

Che sia un Buongiorno per tutti noi e voi “

 

Dalla stanza 10-11 per il momento è tutto, domani si ricomincia , sperando di liberare qualche letto per far posto ai malati più gravi; per loro e per noi operatori sanitari sarà un tempo blindato, ma per voi che siete fuori potrà essere una giornata fantastica , da vivere con consapevolezza e responsabilità... il virus “che non c’è “aspetta solo che noi abbassiamo la guardia , non diamogli questo potere!

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